Riccardo Saponara, l’involuzione di un talento

Sono sempre impervie e misteriose le strade che permettono la nascita di un talento. Per la verità, è un mistero il fatto stesso che all’improvviso ci ritroviamo persone fornite di capacità non comuni. Questo lo possiamo ritrovare in ogni campo della vita, ma si esalta particolarmente nel campo sportivo, dove troviamo atleti capaci di fare cose impossibili per altri. Non bisogna fare grossi sforzi di memoria, nel calcio, per individuare quelli che sono stati i fuoriclasse: da Alfredo Di Stefano a Giuseppe Meazza, da Johan Crujiff a Franz Beckenbauer fino agli irraggiungibili Pelè e Diego Armando Maradona, mentre oggi in questa categoria sono facilmente inquadrabili Cristiano Ronaldo e Lionel Messi. Come si legge, tutti nomi arcinoti, e sono solo dei piccoli esempi, nessuna novità e mistero completo sul perché all’improvviso siano nati campioni con qualità, in questo caso calcistiche, così speciali.

Esistono, poi, quei grandi campioni che, pur baciati dal talento, si sono persi, incapaci di trovare il giusto equilibrio con se stessi e la fama e la ricchezza raggiunte. Anche qui non è difficile individuare in George Best e Paul Gascoigne due “geni maledetti”, in casa nostra si possono portare gli esempi di Antonio Cassano e Mario Balotelli, tanto dotati quanto indisciplinati e incostanti nel loro rendimento, spesso vittime del loro stesso talento.

Ci sono, infine, quei ragazzi che, giovanissimi, dimostrano di avere eccellenti qualità, ma di essere incapaci poi di esprimerle nel tempo, e qui veniamo al soggetto di tutto il panegirico di cui sopra, Riccardo Saponara. Trequartista dai piedi fini e dal talento cristallino, il ragazzo è sicuramente uno giusto, quindi non accostabile alla sregolatezza di Cassano e Balotelli, pure resta imperscrutabile la sua involuzione. Messosi in luce nell’Empoli, di cui illuminava il gioco dalla sua zolla di campo preferita, è stato il Milan a vincere la forte concorrenza e ad accaparrarsene le prestazioni nella stagione 2013/2014, quando era già un titolare fisso anche nella Nazionale Under 21, con la quale aveva vinto un bronzo al Torneo di Tolone del 2011 e un argento all’Europeo di categoria in quella stessa stagione. Con la casacca rossonera sembrava potesse realizzarsi il definitivo lancio, con vista anche sulla Nazionale maggiore, di questo giovane talento romagnolo, ma il sogno è durato poco. Solo sette presenze quell’anno con la maglia del diavolo, una sola la stagione successiva prima del ritorno all’ovile Empoli già a gennaio. Qui la continuità di gioco sembrava avergli restituito la verve, ma quest’anno, nonostante giochi, gli sprazzi sono molto pochi.

Da cosa può essere determinato? Disillusione, forse, convinzione intrinseca, e magari non palese, di aver perso il treno della grande squadra, pur continuando a giocare in Serie A, probabilmente anche il fatto di trovarsi per la prima volta, con la maglia dell’Empoli, a lottare veramente per la retrocessione, cioè con il coltello tra i denti, a differenza degli altri anni in cui, forte di un organico molto più ricco, giocava sul velluto. Tanti possono essere i fattori che possono aver contribuito a far sì che questo giovane, di ancora venticinque anni, sembri progressivamente allontanarsi dalla grande ribalta calcistica, dopo averne goduto le prime essenze. In questi casi, però, oltre al talento, Saponara deve dimostrare di avere il carattere per andare a riprendersi quanto il Destino aveva fatto prospettare, perché a venticinque anni non possono essere finiti i sogni.

Raffaele Ciccarelli

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