Flusso di coscienza di una finale persa

Poche considerazioni dopo la finale di Cardiff: la Juventus perde 4-1 contro un Real Madrid troppo galactico per essere vero

juventus

Game over. Si spengono le luci di un sogno che ha spinto la Juventus fino a Cardiff, a un palmo dalla Coppa tanto agognata. Un primo tempo che definirei “pugilistico”: di studio, un colpo per uno, Ronaldo va di gancio, Mandzukic risponde con un montante. Si rimane lì, sulla linea sottile invisibile che il calcio ha dipinto come pareggio, ma che la fisica definirebbe “equilibrio statico”. Si rimane sospesi come una bolla nell’aria e gli spogliatoi si prospettano essere un ottimo ricovero di frontiera. Nel secondo tempo, però, cambia tutto. L’esperienza del Real Madrid prende il sopravvento, la qualità del centrocampo madrileno accieca la garra agonistica di una Juventus che, fino ad allora, se l’era giocata alla pari anche sul piano tecnico. Blackout, stop. La fortuna si accomoda al fianco di chi la cerca e il Real, con il pressing forsennato e il palleggio perfetto, l’ha cercata eccome. E tutto arriva in un lampo, su una botta di Casemiro, sporcata in maniera perfettamente euclidea dalla coscia di Khedira. La palla accarezza il palo e la Juve abbandona ogni velleità. La storia si ripete, due anni dopo, con attori diversi, ma con la stessa cattiveria imperversa che la storia sa dare. La Juventus è stata tradita da chi l’avrebbe dovuta trascinare: Dybala scompare nella gabbia preparata da Zizou, Higuain si nasconde nuovamente alle spalle dei fantasmi del suo passato. Il ciclo è finito stasera, lì dove tutto avrebbe potuto essere festa. Bisognerà ripartire a testa bassa, magari con qualche giocatore nuovo, magari senza qualcuno che rimarrà sì nella storia, ma lontano dal futuro. Perché è necessario, sì è obbligati sempre a cercare nuovi stimoli, nel calcio come nella vita. La ciclicità è la chiave di volta del nostro essere umani: tutto ha inizio lì dove s’è appena consumato un gran finale. Questa finale lascia amarezza perché un po’ tutti siamo saliti sulle spalle di questa Juventus, credendo in un’impresa – alla vigilia – non poi così complessa. Le premesse sono la rovina dell’uomo, nessuno può sfidare gli aruspici, nemmeno quando di mezzo c’è il pallone: evidentemente, lassù, un qualche Dio del rettangolo verde esiste.

Stefano Uccheddu

 

One thought on “Flusso di coscienza di una finale persa

Rispondi