Fake news

Fake news: come riconoscerle

L’epoca delle post verità

La meningite è arrivata in Italia grazie all’immigrazione dall’Africa. Istallazione obbligatoria di microchip sottocutanei per il controllo della mente. Lo stato italiano che paga i danni del terremoto in base alla magnitudo. No, non è un film di Spielberg. Sono fake news.

La democrazia ha molti nemici. La sua stessa forma porta con sé dei pericoli.

La libertà di espressione è un diritto inalienabile della democrazia, uno dei principi cardine dell’uguaglianza. Su questo siamo tutti d’accordo. Ma quando il fatto che ognuno può dire ciò che vuole si combina con i potenti mezzi comunicativi dei social network, il risultato non è affatto positivo.

Siamo nell’epoca delle post verità. Cosa significa “post-truth”? E’ appunto una notizia che inganna fino a che non ne viene dimostrata la falsità. Il problema è che a dimostrare la falsità delle fake dovrebbe essere il filtro critico di ogni persona che guarda uno schermo digitale. Ahimè, raramente è così. La maggior parte dei soggetti che usufruiscono dell’informazione digitale non è in grado di discernere. Non solo i non-nativi digitali, ma anche i millenials, che teoricamente dovrebbero destreggiarsi meglio nel labirinto di dati.

Come riconoscere una bufala

La professoressa di Comunicazione e Media al Merrimack College in Massachussetts Melissa Zimdars, ha stilato una lista, assieme ai suoi collaboratori, dei siti che sono soliti dare notizie false, di quelli che sono di dubbia credibilità e infine quelli che hanno la “brutta abitudine” di utilizzare clickbait per attirare lettori e dunque aumentare la loro capacità pubblicitaria.

Melissa Zimdars ha anche voluto dare dei consigli che ogni lettore deve seguire, per evitare di scivolare su fake news. Eccone alcuni:

  • Prima di tutto, leggere l’articolo e non fermarsi alle apparenze di un titolo esagerato. A volte il contenuto stesso dell’articolo smentisce il titolo, o riporta notizie evidentemente false.
  • Confrontare diverse fonti: se una notizia sembra incredibile è bene verificare se sulle testate più importanti (quelle giornalistiche nazionali più noti, per esempio) compaiono articoli sul tema sospetto.
  • Fare attenzione a chi scrive: l’autore potrebbe essere uno pseudonimo. In questo caso è facile essere di fronte ad una bufala, se chi scrive non ci mette la faccia.
  • Considerare il sito su cui si sta navigando: se è un sito a scopo di satira la maggior parte dei contenuti saranno volutamente falsi.
  • Non fare troppo affidamento ai blog: spesso gli autori possono scrivere pezzi che non passano al setaccio del controllo editoriale. Questo accade anche in siti importanti, autorevoli e degni di rispetto.
  • Prestare attenzione anche al layout della pagina: se la grafica non sembra professionale e se i titoli sono tutti scritti in maiuscolo, diffidate.
  • Infine, non condividere se la notizia sembra sospetta. È proprio questo gesto non troppo pesato che permette una proliferazione esagerata di bufale attraverso i social.

Un consiglio? Per sicurezza, leggete The Brockford Post.

Samuele Nardi

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