Leo Messi si prende l’Argentina, l’Argentina riaccoglie suo figlio

E’ il 27 Giugno 2016, l’Argentina perde l’ennesima finale in coppa America contro il Cile, ai rigori.

Messi sbaglia il suo rigore.

Messi in lacrime.

Messi in ginocchio.

Messi annuncia il suo ritiro dalla nazionale.

All’alba del giorno successivo in Argentina serpeggiano voci di ogni genere: il “Tata” Martino licenziato, l’addio di Messi di comune accordo con gli altri senatori (Aguero, Higuain, Lavezzi, Mascherano), l’idea di rifondare completamente la Selecciòn con un nuovo commissario tecnico e una generazione di giocatori giovani, talentuosi e senza il peso di tre finali perse consecutivamente.

Il 1 Agosto viene finalmente annunciato il nuovo CT dopo una lunga selezione che ha coinvolto i nomi di Bielsa, Sampaoli e Simeone (poi saltati per motivazioni differenti, più o meno valide); la scelta ricade su Edgardo Bauza, allenatore pragmatico e difensivista, dal basso profilo. Alle prime dichiarazioni annuncia la sua intenzione di riportare Messi in nazionale e Maradona lo benedice definendolo “uno non manovrato”; in Argentina si respira un venticello di moderato ottimismo.

Da allora Lionel Messi gioca 8 delle 12 partite di qualificazione per il Mondiale di Russia 2018 segnando 6 gol, passando attraverso momenti difficili, convocazioni discutibili e l’ennesimo avvicendamento sulla panchina dell’albiceleste.

L’arrivo di Jorge Sampaoli fa sognare gli argentini ma in realtà l’alchimia tattica necessaria alle sue squadre ha bisogno di tempo e abnegazione. Il ruolino di marcia ad oggi indica tre pareggi e una sola vittoria, tante convocazioni e scelte tattiche abbastanza dubbie.

Ovviamente la ricerca di un ticket per la Russia (mai così a rischio come nelle ultime partite) rende prioritaria la ricerca di un risultato a discapito della ricerca di connessioni fra giocatori, fondamentali per il gioco iper dinamico desiderato dal CT, erede spirituale del Loco Bielsa. In questo contesto si sviluppano le quattro partite dell’Argentina in questa stagione.

 

La prima sosta stagionale pone l’albiceleste di fronte all’Uruguay di Suarez e Cavani e al Venezuela (che finirà ultimo nel girone sudamericano). Sampaoli convoca Icardi e lascia a casa Higuain, alle spalle del 9 nerazzurro pone Dybala, Messi e Di Maria con “el fidèo” dislocato sul lato sinistro del centrocampo. Mentre nella prima partita il gioco appare bloccato e farraginoso in un brutto pareggio senza reti, contro la “Vinotinto” si iniziano a vedere i primi frutti del lavoro del CT argentino malgrado i due punti sprecati.

 

Il Destino che chiama

Un mese più tardi la Selecciòn si riunisce per preparare le due partite decisive ai fini della qualificazione. Fondamentale è la gara contro il Perù, nella quale Sampaoli mette in campo la squadra con un più rigido 4-2-3-1 con il Papu Gomez sulla sinistra e l’idolo della Bombonera, Benedetto, terminale offensivo lasciano Higuain a casa e Dybala-Icardi in panchina.

La partita contro La Blanquirroja è brutta, i Peruviani difendono con compattezza e concentrazione, il Pipa Benedetto sembra la brutta copia dell’uomo che diceva “¡Una, dame una que la meto!” mentre il Dramma scende sullo stadio del Boca al momento dell’infortunio dell’appena entrato Fernando Gago. Nella disperazione dei tempi supplementari però, quando i tifosi piangevano sugli spalti e i peruviani esultavano in campo, la notizia del ribaltone ad opera del Paraguay in casa della Colombia ha scosso la Bombonera più di quanto avrebbe fatto un gol.

L’Argentina si è ritrovata con l’incredibile possibilità di qualificarsi direttamente ai mondiali con una vittoria in casa dell’Ecuador già eliminato, per chi vive il calcio come un culto non può che sembrare un vero regalo del dio pallone per uno dei giocatori più forti di tutti i tempi.

Quando il destino ti offre una seconda possibilità non puoi lasciarla scappare. Così accade, infatti, nel modo più lineare del Mondo. L’Ecuador si porta anche in vantaggio dopo nemmeno un minuto dal fischio d’inizio e non gioca male, trovando occasioni limpide più di una volta durante la partita, ma la sensazione è quella che si avverte in giornate di grazia. Una specie di premonizione rende l’impatto sulla partita del nativo di Rosario quasi una consuetudine agli occhi degli osservatori: tutti si aspettavano che lui facesse esattamente quello che ha fatto e questo non lo rende niente meno che sovrannaturale.

Il 10 ha messo a segno una tripletta per cancellare l’Ecuador e gli incubi di un’intera nazione. Non è così scontato dire chi abbia ricevuto il regalo più grande.

Leo Messi porta l’Argentina ai Mondiali, l’argentina porta il suo capitano in Russia e il Calcio porta una delle nazionali più rappresentative e un calciatore straordinario al suo Gran Galà mondiale.

Alessandro Billi

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