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Incendi: perché l’Italia brucia?

L’emergenza incendi che ha colpito il Piemonte nel mese di ottobre è stato l’ultimo episodio di un’annata particolarmente feconda e che non sembra volersi arrestare

Per l’Italia il 2017  è stato l’anno degli incendi. C’è chi ha attribuito l’aumento dei roghi allo smembramento del Corpo Forestale dello Stato. E chi ai cambiamenti meteorologici ed alla siccità riscontrata nei mesi estivi, come si può notare in questi dati dell’ISPRA:

incendi
siccità

 

Come si tutela il territorio a fronte del pericolo degli incendi? 

Negli anni sono state decretate varie leggi che possono essere consultate cliccando sui vari link seguenti:

La più importante è stata la legge del 200 n.353 “Legge quadro sugli incendi boschivi” perché è stata la prima legge organica sul fenomeno.

Cos’è un incendio boschivo? 

L’incendio boschivo è: “Un fuoco con suscettività ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture ed infrastrutture antropizzate poste all’interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli
limitrofi a dette aree” (art. 2)

Oggi, la pena minima per incendio boschivo è di 4 anni che può arrivare a 10 per incendio nelle aree protette.

Esistono due tipi diversi di incendi: naturale e doloso o volontario. Cosa rappresenta quest’ultimo tipo?

In un incendio sono definite cause dolose o volontarie quelle:  “Concepite e determinate dalla volontà di uomini che a basso prezzo (il costo di un fiammifero) ottengono benefici personali per i quali la società pagherà prezzi altissimi (distruzione di un bosco) per tempi molto lunghi (ricostruzione del bosco)”.

Ma quali sono le motivazioni che spingono ad appiccare un incendio doloso? 

La prospettiva di un profitto, allo scopo di creare terreni coltivabili e di pascolo , o per attivare il set-aside. La bruciatura di residui agricoli, quali stoppie e cespugli, per la pulizia del terreno, in vista della semina. Incendio del bosco per trasformare il terreno rurale in edificatorio, per determinare la creazione di posti di lavoro. Impiego del fuoco per operazioni colturali nel bosco, per risparmiare mano d’opera, per approvvigionamento di legna.

Altri fattori sono individuati, non nel profitto diretto e concreto, ma nella volontà di vendetta, ad esempio: per liti tra privati, contro i “pubblici poteri”, per aver subito un atto che si ritiene ingiusto (ad esempio un esproprio). Ed ancora per proteste contro restrizioni all’attività venatoria o contro la creazione di aree protette e l’imposizione dei vincoli ambientali.

Infine per atti “atti vandalici”. 

Incide anche la “piromania”. “Il piromane e’ una persona che da’ fuoco a qualsiasi oggetto per scaricare la sua angoscia interiore. Senza dubbio la piromania e’ una infermità poco frequente, il cui rapporto con gli incendi rurali in Italia e’ molto scarso”. Questa importante dichiarazione è ripresa dal sito del Corpo Forestale. 

Inoltre, in un articolo del 28-10-2017 de La Stampa viene menzionata un altro tipo di siccità, definita “ben più grave”:

“quella delle falde sotterranee, le vere spugne geologiche da cui dipende la salute degli ecosistemi vegetali e animali. Una falda depauperata o depressa sotto i suoi limiti di ricarica usuali rende più secchi boschi e pianure e appassisce complessivamente il verde su tutto il territorio. E qui non conta più soltanto la mancanza di piogge, ma anche il consumo esagerato e lo spreco di acqua.”

Da giugno 2017  quindi l’Italia ha assistito ad una impennata di incendi che si può vedere QUI 

incendi
effis.jrc.ec.europa.eu

 

In base ai dati raccolti da Legambiente in questo dossier del 27 luglio 2017 gli incendi dolosi nel 2016 sono stati 4.635, per un totale di 27.728 ettari di terreno bruciati e un fatturato di 21.876.267 milioni di euro.

Il dossier ci illustra inoltre quali sono stati i cambiamenti nell’ultimo anno, con l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato da parte di altre amministrazioni (Arma dei Carabinieri, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, MIPAAF.

Di seguito il contenuto del dossier:

“Il Decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177 ha distinto le funzioni in capo all’ex Corpo Forestale dello Stato assegnando quelle investigative e repressive dei reati di incendio boschivo e per la perimetrazione ufficiale delle aree percorse dal fuoco all’Arma dei Carabinieri, tramite il Comando Unità Tutela Forestale Ambientale e Agroalimentare (CUTFAA) in cui sono transitati 6.754 tra dirigenti e ex agenti del Corpo forestale, e le attività di contrasto, con l’ausilio di mezzi da terra e aerei, degli incendi boschivi e il coordinamento degli spegnimenti, d’intesa con le Regioni, al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, in cui sono transitati 361 tra dirigenti e ex agenti del Corpo forestale.

Per le funzioni investigative e repressive, così come per la perimetrazione delle aree percorse dal fuoco non sono noti sinora elementi di particolare criticità, al netto dell’inerzia di moltissimi Comuni che ancor oggi non hanno istituito il catasto con le aree percorse dal fuoco come prevede la legge 353/2000, mentre per le funzioni di contrasto e coordinamento delle azioni, con mezzi di terra e aerei, di spegnimento subentrano alcune differenze.

E ancora: 

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è tradizionalmente dislocato, per le funzioni a cui era chiamato sinora, nei principali centri urbani e, quindi, con pochi distaccamenti in aree montane, dove invece si trova la gran parte del patrimonio boschivo del Paese e dove è maggiormente necessario dislocare gli uomini ed i mezzi che da terra devono intervenire per spegnere gli incendi boschivi.

Inoltre le neoassunte funzioni di direzione delle operazioni di spegnimento (DOS) degli incendi boschivi non risultano adeguatamente assicurate per numero di personale già specificamente formatopresente nel Corpo. Infine anche in termini di numero e tipologia del parco automezzi, le condizioni di intervento cambiano anche significativamente tra un intervento antincendio in aree urbane o industriali e, invece, in aree montane o rurali, per cui la dotazione di mezzi a terra necessita di un rapido adeguamento. Una situazione risolvibile se affrontata per tempo e con risorse adeguate, ma è avvenuto?”

Per avere una risposta consultare i dati e le tabelle del dossier da pagina 14 a pagina 24 cliccando QUI.

Fonti: 

-http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/wwf_incendidossier2008.pdf

-https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/dossier_incendi_27_07_2017.pdf

-http://www.lavoce.info/archives/48238/incendi-2017-quello-ce-sapere/

-http://effis.jrc.ec.europa.eu/static/effis_current_situation/public/index.html

-http://www.isprambiente.gov.it/pre_meteo/siccitas/index.html

Luna Riillo

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