Il 4 marzo dei pidioti

Il Pidiota abbassa la cresta

Gli italiani si sono espressi: basta buonismi di finta sinistra. Preparatevi alla politica in Caps Lock



Piddini e Renziani di tutto il mondo, unitevi

Che dite, la sinistra ha perso? Oppure era tutto un grandioso piano politico per passare all’opposizione? Gli indiniati adesso siete voi, cari politici di centrosinistra. Adesso siete voi, cari politici al fianco della scienza (ma dai, fate sul serio? Ma che slogan è?) i rosiconi, i gufi? Strano, eppure avete attuato alla lettera tutte le istruzioni del manuale “Come perdere le elezioni in 5 semplici passaggi”, edito da Bersani.

Passo 1: Indici un referendum costituzionale incentrando il fuoco politico sulle tue personali dimissioni in caso di sconfitta. 

Passo 2: Proponi delle poltrone a esponenti di dubbia moralità, ma soprattutto di visione e carriera politica opposta a quella del tuo partito al fine di disperdere gli elettori. 

Passo 3: Non scendere a compromessi con nessuno. Almeno non scendere a compromessi con frange del tuo partito che superano il 3% in una potenziale coalizione di centrosinistra. Cerca invece di raggruppare piccoli partiti i cui leader non sono votati nemmeno dai loro parenti stretti. 

Passo 4: In Europa cerca di tenere un profilo basso senza prendere una posizione netta in merito alle problematiche sociali del tuo paese. Cerca invece di dare un segnale forte attraverso una riforma del lavoro e una sulla scuola che dividano ancora di più il tuo elettorato e i membri del tuo stesso partito. 

Passo 5: Quando tutto sembra ormai perduto, cerca di accodarti alle politiche dello schieramento avversario. Ma non dimenticare anche qualche proposta trasgressiva in campagna elettorale. Ah, mi raccomando, usa intelligentemente la tua immagine. Chessò, un bello spot elettorale alla Don Matteo


Liber* e Uguali: un nuovo modo di far politica

Siete stanchi della politica rottamatrice? Siete stanchi di questi baldi giovani che pretendono il posto degli anziani sugli autobus (o in Parlamento)? Molto bene, allora votate il nostro partito di opposizione all’opposizione. Molto semplice, vero? Siamo nati e cresciuti dall’ambizione di un gladiatore: Massimo. Abbiamo candidato un giovanotto di 73 anni con il carisma di un cactus ornamentale. Abbiamo focalizzato la nostra lotta politica su tematiche scottanti e da sempre spina nel fianco dei lavoratori: i braccialetti (non imposti) di Amazon.

Abbiamo addirittura proposto sanità e istruzione completamente gratis, completamente pubblica e completamente funzionante. Cioè provvedimenti del tutto in linea con l’attuabilità. Chiamateci Perestrojka.


Il 4 marzo non passa lo straniero

La leggenda del Piave è più attuale che mai. Inimmaginabile che a respingere l’invasione straniera in quel lontano solstizio del giugno 1918 ci fossero, fucili alla mano, buonisti e boldrine. No, affatto. A fronte di quella che – dati elettorali alla mano – è la principale emergenza italiana, cioè l’immigrazione, alias invasione, gli italiani hanno scelto i vertici che reputavano più idonei per la nuova legislatura. Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Basta taxi del mare, basta crocifissi tolti dalle classi, basta unione monetaria, basta politici, basta negri. Cioè basta negri poveri, quelli ricchi vanno bene. Questa sintomatica oclocrazia acefala, però, ha raggruppato i voti della maggioranza degli italiani aventi diritto che si sono recati alle urne. Più del 50%, se si sommano le percentuali del M5S e della Lega.

Il meridione si è espresso, nella sua quasi interezza, a favore dei pentastellati. Il centro-nord – salvo qualche eccezione (parte della Toscana, Trentino, Valle d’Aosta) – a favore della coalizione di centrodestra, Lega in primis.

Sarebbe interessante prevedere il disegno operativo di Lega e 5 stelle nei confronti del proprio elettorato. Il sud Italia, da sempre a trazione posteriore, cosa si aspetta da Di Maio? E il centro-nord da Salvini? E cosa ci si aspetta da Mattarella?


Credit: Socialisti gaudenti

Credit: I marò e altre creature leggendarie

Dal vangelo secondo gli italiani

Il 4 marzo ci lascia con qualcos’altro su cui rimuginare. Il partito +Europa di Emma Bonino crolla con poco più del 2,5% nonostante le aspettative fossero ben più alte. Insomma, i diritti civili non saranno all’ordine delle camere nemmeno in questa diciottesima legislatura. Interessante, per contro, notare come il partito Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni abbia ottenuto più del 4%. Quasi come se l’Italia fosse stata riscossa ai nostalgici ma sempreverdi valori cristiani: patria, famiglia, buu i gay, buu aborto, viva viva i bambini e lasciatemi morire come Dio vuole, cioè tra atroci sofferenze. Indimenticabile il giuramento sul vangelo e sul rosario da parte del leader della Lega Nord.

Insomma, un 4 marzo della Madonna, direbbe qualcuno.

Perché parliamoci chiaro, votare Bonino significava – nel concreto – dare rilevanza alla discussione dirittuale in chiave civile. Superando il 3% non si sarebbe comunque arrivati, nella pratica, ad una maggioranza di +Europa, per carità. Dunque gongolare sulle falle economiche (congelamento del debito pubblico) o sulle uscite a vuoto (velleità classica del latino) è totalmente aberrante in chiave sistemica. Non sarebbero stati quelli i punti forti di una presenza, seppur marginale, in parlamento. I voti sarebbero comunque stati convogliati nella coalizione di centrosinistra, quindi europeista e garante di stabilità internazionale. 



Assistenzialismo, violenza o politica?

Portafoglio o pancia? Risulta un po’ complicato definire politico il voto del 4 marzo, almeno rimanendo ancorati ai precetti della definizione del termine. Un voto di protesta? Forse, ma verso cosa? Verso chi? Pare invece che a spuntarla siano siano stati l’assistenzialismo – cioè tutte le promesse in campagna elettorale secondo cui non ci saranno più poveri sotto la soglia di povertà – e la violenza (verbale e non) in ottica comunitaria ed extracomunitaria. Reddito di cittadinanza, leva obbligatoria, espulsioni immediate (??), costruzione di nuove carceri (perché la Bossi-Fini okay, quella va bene), basta indagini su chi spara all’interno di una proprietà privata, niente più moneta unica ed Europa (o forse sì? Che aveva detto la Castelli in merito al referendum?).

Dove si colloca la politica in tutto questo? Difficile a dirsi, ancora di più ad ipotizzarsi in ottica di esecutivo.


E gli estremismi?

Dopo il 4 marzo nessuno tra Casapound, Forza Nuova, Popolo della Famiglia e Potere al Popolo è riuscito a superare la soglia di sbarramento. Non si è nemmeno arrivati al 2%. C’è però da chiedersi se il 18% rappresenti una percentuale preoccupante.

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