8+1 cose che gli Spurs devono fare per eliminare Golden State

Signore e signori: inizia la prima finale di Conference 2017!

Stasera, ore 21.30 italiane, andrà in scena il primo atto della Finale della West Conference: i San Antonio Spurs faranno visita agli Warriors.

Le due squadre si presentano in gara 1 in condizioni psicofisiche molto diverse. Golden State arriva da due sweep consecutivi: 4-0 a Portland e a Utah, senza mai dare l’impressione di poter perdere una partita.

San Antonio arriva da due serie molto più combattute, vinte entrambe per 4-2, contro Memphis e Houston.

Come se non bastasse, i vice-campioni in carica arrivano in condizioni perfette: tutti abili e arruolati, in primis i 4 All-Star.

Gli Spurs, invece, hanno perso Tony Parker per infortunio nella serie contro i Rockets e si presentano con la loro superstar, Kawhi Leonard, non al meglio e reduce da un precauzionale turno di riposo.

L’upset dei texani sembra, se non impossibile, quanto meno improbabile. Proviamo a vedere, con l’aiuto Zach Buckley di Bleacher Report, per quali fattori potrebbe materializzarsi il “miracolo”.

1. Approcciarsi correttamente agli strappi della panchina GS

La second-unit degli Warriors non è generalmente considerata una delle migliori della Lega.

In questi play-off, tuttavia, sta letteralmente ammazzando le partite: trovare decine di punti o giocate decisive in momenti decisivi permette a GS di far riposare le Stars e di scombussolare i piani agli avversari.

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Esultare ai canestri dei compagni: sport preferito della panchina Warriors

Un esempio su tutti: la serie contro Portland. Le prime due gare, decisive per indirizzare la serie, hanno visto il contributo decisivo di giocatori come Ian Clark (12 punti in altrettanti minuti in gara 1) e JaVale McGee (15 punti e 4 stoppate in 13 minuti, in gara 2).

Gli Spurs non devono farsi attirare da questi specchietti per le allodole: dare troppe attenzioni alla second-unit porta via energie per affrontare i titolari al loro meglio. Quale sarà la strategia migliore per coach Pop? A mio avviso rispondere con le stesse armi. San Antonio ha un roster, nonostante gli infortuni, più profondo e affidabile di Portland e Utah: le seconde linee nero-argento saranno la cartina tornasole delle possibilità degli Spurs di farcela.

2. Battere JaVale McGee sui propri limiti

Il buon JaValone, idolo e bersaglio di Shaq nella sua rubrica Shaqtin-a-fool, sembra essere sbocciato in questi PO. Le sue medie, proiettate su 36 minuti, sarebbero: 23.3 punti, 11.5 rimbalzi, 4.4 stoppate. Il tutto condito da un irreale 73% al tiro.

Aldilà dei numeri, quello che dà McGee ai Warriors è molto di più: energia, esplosività, verticalità. Tanto che, con lui in campo, Golden State rifilerebbe più di 37 punti di scarto su 100 possessi agli avversari.

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JaVale al ferro!

Gli Spurs devono riuscire a limitare McGee nel suo gioco nel pitturato, anticipando eventuali facili passaggi e portandolo il più lontano possibile dal ferro. Una volta tolto dalla sua comfort zone, ci penserà JaValone stesso ad autolimitarsi (vedasi clip gentilmente concessa dal suo primo fan, Shaquille O’Neal).

3. Puntare sui role players

I role players sono quegli specialisti che solitamente entrano in campo per consentire di cambiare tipologia di approccio tattico alla gara. Per colpa degli infortuni, gli Spurs hanno dovuto chiedere sempre di più ai vari Murray, Simmons, Anderson, Ginobili,… con risultati incredibili. Un esempio su tutti: vittoria di 39 in gara 6 a Houston senza Parker e Leonard.

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Jonathon Simmons, che pagò per un provino in D-League, e Kyle Anderson, 3.4 punti di media in carriera

La capacità di coach Popovich di far rendere al meglio i suoi giocatori non la scopriamo oggi. Tuttavia sarà indispensabile per provare ad eliminare gli Warriors: fate attenzione, in particolare, all’atletismo degli esterni Spurs.

4. Dettare il ritmo

Qui si giocherà tutta la serie. Contro i Rockets, squadra che rende se gioca a mille all’ora, gli Spurs hanno saputo vincere abbassando i ritmi e forzando il Barba e compagni a giocare al tempo degli speroni.

Golden State è simile ai Rockets come filosofia di gioco (forse sarebbe più opportuno ribaltare il paragone), perciò gli Spurs arrivano, in un qualche modo, allenati allo scontro.

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Patty Mills: con l’infortunio di Parker, è lui il metronomo Spurs

Rallentare il ritmo vuol dire abbassare i punteggi: San Antonio è 7-0 in questi PO contro le squadre tenute a meno di 105 punti e solamente 1-4 quando i suoi avversari hanno scavallato quota 105. Gli Warriors sono stati sotto la soglia solamente in un’occasione quest’anno.

5. Bullizzare i lunghi Warriors

Golden State gioca spesso con un solo lungo di ruolo: Zaza Pachulia o JaVale McGee, ovvero il centro. Per il resto mette in campo 4 giocatori che preferiscono fare gli esterni.

Sia Draymond Green che Kevin Durant, avrebbero tutto per dominare anche nel pitturato ma, di fatto, si trovano spesso lontani dal ferro. Come si traduce questo? Con pochi rimbalzi, sia difensivi che offensivi.

Questi ultimi, in particolare, potrebbero fare la vera differenza. Gli Spurs sono al secondo posto come percentuale di rimbalzi offensivi catturati nei PO (28.4% dei rimbalzi disponibili), mentre gli Warriors sono la seconda peggior squadra per rimbalzi difensivi catturati (74.9%).

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David Lee e Pau Gasol: due lunghi di talento alla corte di Pop

Una serata non eccelsa al tiro per Golden State potrebbe fare le fortune dei rimbalzisti in nero-argento.

6. Abbeverarsi al talento di LaMarcus

Fino all’infortunio in gara 5 contro i Rockets, gli Spurs avevano un unico indiscusso padrone: Kawhi Leonard. Senza di lui in gara 6, San Antonio si è affidata all’altra stella, fino ad allora eclissata, della squadra: LaMarcus Aldridge.

Sembrava che il suo talento fosse stato rubato da un Monstar di space-jammiana memoria, eppure stiamo parlando di un 5 volte All-Star. E nel momento del bisogno LaMarcus ha risposto “presente”. 34 punti e 12 rimbalzi sono solo la ciliegina su una prestazione monstre.

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Aldridge in gara 6 contro Capela

Il talento offensivo di Aldridge dovrà essere sfruttato al meglio per mettere in difficoltà i lunghi Warriors. Con ogni probabilità, lo vedremo spesso giocare da centro dove potrà mettere in difficoltà il buon Zaza.

Quello che viene chiesto al buon LaMarcus, in ogni caso, sarà mantenere un’adeguata concentrazione difensiva, suo principale limite. Draymond Green, con il quale sarà spesso accoppiato in difesa, è un giocatore a cui piace spaziare, poco adatto alla pigrizia difensiva di Aldridge.

Anche su questo campo ci si giocherà una bella fetta di serie.

7. Non sottovalutare Steph

Provate a guardare una partita degli Warriors giocata al loro massimo: Curry non è più il principale terminale offensivo.

Coach Steve Kerr, comunque, mette in guardia i suoi avversari: “Quando Steph gioca aggressivo, noi voliamo”.

La differenza sta proprio in questo: GS può vincere qualsiasi partita giocando al massimo delle sue capacità ma non può prescindere dal suo leader se si trova in difficoltà, vi basti pensare che gli Warriors realizzano 16.2 punti su 100 possessi in meno senza Curry in campo.

Risultati immagini per leonard guarding curryKawhi Leonard in difesa su Curry

8. Avere il miglior Kawhi a disposizione

Il Leonard visto in questa stagione è un qualcosa di sublime. Il giocatore più completo (King James non fa classifica,) dell’intera NBA: ad una difesa eccezionale, ha saputo aggiungere un gioco in attacco ricco di soluzioni, anche al tiro.

I suoi movimenti offensivi sembrano un copia-incolla di quelli di un certo Kobe col 24, vedere il bellissimo articolo di Alessandro Billi per credere.

Kawhi rientrerà da un infortunio alla caviglia proprio stanotte, dopo aver passato gara 6 vs Houston ad incoraggiare i compagni. Come sarà il rientro? A mille? Si limiterà? Risentirà del colpo?

San Antonio ha dimostrato di saper vincere anche senza di lui ma contro GS sarà un’altra storia. Si trovano di fronte la miglior squadra della Lega, per battere la quale servirà, parole di coach Pop, il miglior giocatore della Lega.

8+1. In coach Pop we trust!

Tra tutte le motivazioni che potrebbero far compiere il miracolo agli Spurs, non vi ho messo la principale, quella che le convoglia tutte: coach Gregg Popovich.

Il vero fenomeno di questa squadra è l’allenatore, probabilmente già nei primi 3 coaches NBA di ogni tempo.

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Il saggio Pop indica la Via, la Verità e la Vita

Ogni volta che davano gli Spurs per spacciati, quest’uomo si inventava qualcosa di nuovo, riusciva a spremere qualcosa di inaspettato dal più inaspettato dei suoi panchinari.

Un condottiero e un motivatore senza eguali, con un bagaglio tecnico, tattico e culturale che è stato tante (troppe?) volte determinante.

Gli Spurs devono sempre fare affidamento a lui: “suonala ancora Gregg!”.

Daniele Mengato

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