Se divento come Adinolfi voglio il diritto al suicidio assistito

Etica e morale del magnaccia dell’ignoranza

Mario Adinolfi lo conosciamo, ahimè, molto bene. Etica e morale, questi i campi d’interesse di colui che abbiamo definito Il Magnaccia dell’ignoranza. L’appellativo si basa sullo sfruttamento e sullo sciacallaggio strutturato della popolazione non informata e ultraconservatrice. Ma non solo, il disgustoso post pubblicato su Facebook non è da considerarsi unicamente come provocazione, ma anche marketing d’immagine. Sì, perché il caro direttore del quotidiano La Croce, ha colto la palla al balzo. 

Adinolfi
Il post pubblicato da Mario Adinofli sulla sua pagina Facebook

Non volete l’inferno

Capiamoci, è tutta strategia. Il buon Adinolfi era, fino a poche ore fa, coatto al limbo dei dimenticati. Mister due milioni al Circo Massimo, infatti, è stato preso a pernacchie alle ultime elezioni capitoline cui si era coraggiosamente candidato. Quale migliore occasione per tornare alla ribalta? Come un’ape sulla marmellata ecco l’intervento a tempo di record. Il Magnaccia dell’ignoranza parla al plurale, attraverso una sorta di esortazione propagandistica. Non facciamoci fregare, allora. Il principale problema messo in risalto nella prima parte del post sembra essere il costo del suicidio assistito: diciottomila euro, tutto incluso, ad Adinolfi sembra un po’ caro. Nessun problema, basterebbe approvare una legge che renda tale pratica pubblica, insita nel servizio sanitario statale. 

Ma la vera domanda è: Volete ancora Adinolfi?

Adinolfi e i paragoni da evitare

Probabilmente il giovane Adinolfi, nel giorno in cui a scuola spiegavano le politiche economiche del Terzo Reich, era particolarmente attento. Accantonata per un momento la passione per il poker, sospesa la riflessione su come professarsi cattolico anti-divorzio per poi divorziare. Chissà. Resta il fatto che il paragone con il regime nazionalsocialista, oltre che ad essere squallido, è anche di difficile interpretazione. Cerchiamo di capire cosa intende. «Hitler i disabili li eliminava gratis», sì, lo faceva con un occhio di riguardo per le spese. Come sicuramente il nostro mentecatto(lico) preferito saprà, l’istruzione nazista costava, dunque tale “disinfettazione” era orientata ad eliminare i costi extra legati al mantenimento scolastico degli alunni che necessitavano più attenzione.

Ah, una precisazione, in tale categoria rientrava, seppur circostanzialmente, anche l’obesità, in quanto determinante di patologie onerose da trattare.

Sembra dunque che la critica sia più economica che morale. Che strano, l’etica pauperistica è (dovrebbe essere) il cardine della Chiesa.

La scomunica di Zuckerberg

Esattamente come Hitler era solito eliminare i disabili, Facebook non ha speso una lira per eliminare dal network il povero Adinolfi. Voce fuori dal coro, l’appello al reintegro dell’esiliato passa dal profilo della moglie (seconda, ahia, Mario vuole l’inferno?) Silvia Pardolesi, la quale si scaglia contro il silenzio imposto al marito.

moglie Adinolfi
Il post di Silvia Pardolesi

Cara Silvia Pardolesi, mi scusi, ma «vergognoso» è l’aggettivo da attribuire a ciò che scrive suo marito.

La vera censura

Un termine di cui si abusa spesso e volentieri.  La locuzione Censura non può essere infatti applicata al caso di Mario Adinolfi, il quale, consciamente, si erige spesso e volentieri come baluardo della repressione dei diritti civili. Dunque, repressione mediatica sia. Doverosa questa parentesi di disambiguazione tra ciò che è politically incorrect e ciò che rasenta il regresso mentale e legislativo.

Gianluca Minuto

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