Djokovic e Agassi

Agassi, in arrivo un nuovo Djokatore?

Dopo quasi un anno di crisi senza fine, Djokovic ha scelto Agassi come suo nuovo allenatore. Funzionerà tra i due?

“Ce la farà, se lo merita. Se lo merita il tennis”. Agassi è diretto, schietto, senza peli sulla lingua. Non ha paura a dire quello che pensa. Non teme di far previsioni che poi potrebbero rivelarsi sbagliate. È fatto così. Così l’ha imparato a conoscerlo il tennis. Il connubio con Djokovic è di sicuro motivo di interesse continuo da parte del mondo del tennis e non. Se si mettono assieme quello che tutti ritengono uno dei più forti tennisti di tutti i tempi e il funambolo del tennis moderno, sembra ovvio che il risultato sarà positivo. Però sono solo parole. Ora i fatti. Quanto conterà l’influenza di Agassi?

Fuori tutti

La scelta operata ad inizio Maggio da parte di Djokovic ha fatto discutere. In un battito di ciglia ha “licenziato” tutto il suo staff, a partire dal suo coach Marian Vadja. Per il serbo non erano solo il classico staff, ma dei veri e propri compagni di vita, quelli che l’hanno cresciuto come tennista e come uomo, la sua seconda famiglia. Non solo, il cambiamento di Djokovic ha anche riguardato gli sponsor, giusto per confermare un desiderio di invertire la rotta rispetto ai risultati sportivi che a cavallo tra il 2016 e il 2017 proprio non  gli hanno sorriso.

Non è più lui

L'inizio della fine
L’inizio della crisi, Djokovic in lacrime, eliminato dal torneo delle Olimpiadi di Rio

Manca molto al serbo, quasi irriconoscibile in questo anno. A tratti sembra trovare il giusto ritmo, a tratti smarrirsi. Quando ritrova un filotto semiconvincente di vittorie poi arriva la stangata che lo costringe a un reset. Quello che fa più spavento è il fatto che sembra non sia convinto al 100% del suo gioco mortifero; il ritmo alto, che da sempre è stata la sua grande arma, viene molto spesso dimenticato da Nole, quasi a voler dimostrare di avere altre armi. Cerca palle corte o tagli della palla che di certo non appartengono al suo gioco. E questa incostanza e poca convinzione ha portato il mondo di Djokovic a un livello di entropia che mai il serbo ha toccato. E i risultati hanno fatto da specchio a tutto questo mondo.

Agassi

A questo punto però arriva la grande svolta, l’arrivo di Agassi, il quale tanto semplice da convincere non è stato. Anche Murray ha rivelato di averlo voluto nel proprio staff vedendosi però declinare l’offerta per mancanza di tempo. Decisiva nel caso di Djokovic è stata la moglie Steffi Graf assieme a una grande curiosità da parte dell’ex tennista statunitense nei confronti del tennista serbo. Agassi lo sta facendo perché è quasi attratto dalla grande sfida nei confronti di Djokovic e nei confronti del tennis. Questo lo porta a tenere un atteggiamento umile nei confronti del tennista serbo, come prima cosa ha bisogno di comprenderlo. Di lì in poi è possibile migliorare alcuni aspetti del suo gioco, partendo da tre parole chiave, ispirazione, informazione, applicazione.

Ispirazione, informazione e applicazione

La scelta di queste parole non è casuale: Agassi è convinto che ciò che va modificato non riguarda un singolo colpo o lo stile tennistico in generale, quanto più la mente del serbo. Della serie, il ragazzo sa giocare a tennis, basta solo trovare gli stimoli giusti per poterlo far tornare ai suoi livelli abituali. A Djokovic serve come prima cosa ritrovare l’ispirazione, troppo spesso ha dimenticato le motivazioni del suo giocare a tennis. Come seconda cosa l’informazione, dal momento che non sempre è apparso conoscere per bene i propri avversari in tutte le partite disputate. Come terzo, ultimo e fondamentale aspetto, Djokovic deve applicare questo tipo di conoscenze sul campo e, da aggiungere, deve farlo con costanza, durante tutti i tornei e tutte le partite.

I fatti?

Facile a dirsi. Ma a farsi? Il mare che divide la teoria dalla pratica è forse troppo grande da essere attraversato in velocità. Ci vuole tempo e soprattutto pazienza. I tornei sulla terra rossa non sono certo i preferiti e l’erba che verrà vedrà come sicuri protagonisti i vari Federer e Nadal. Sprazzi del vero Nole si sono già visti a Roma e nella prima settimana di Parigi ma questo non basta. La vittoria di uno slam appare ancora una velleità, troppo è il divario da colmare nei confronti di un atleta come Nadal che sta praticamente ultimando lo stesso percorso che Djokovic sta intraprendendo. Ed è chiaro e lampante che Agassi, che tra l’altro non sarà a completa disposizione del serbo, non potrà garantire risultati certi e immediati. Magari un’accelerazione, magari qualche ottima partita, magari anche qualche vittoria. Ma la via verso lo slam appare lunga e tortuosa. Nessuno possiede bacchette magiche e lo stesso Agassi ne è profondamente convinto.

Affinità elettive

Quello che però è sicuro è che l’unione di queste due forze qualche frutto lo porterà di certo. Agassi è il giocatore più simile a Djokovic che sia mai esistito. E per questo motivo la sintonia a livello tecnico e tattico di sicuro aiuterà nelle loro scelte e nel loro percorso. Non solo, Agassi ha sempre dimostrato di aver abbattuto muri e muri di diffidenza e critiche, che nel corso della sua carriera da giocatore gli sono piovute addosso. In questo può sicuramente contribuire a reggere il peso mediatico delle aspettative e delle eventuali delusioni da parte del serbo. Infine Agassi è sempre stato in grado di leggere in profondità sé stesso e gli altri. A volte può incredibilmente apparire come uno dei più affermati psicologi del momento tanto sono precise e dettagliate le sue analisi sul pensiero proprio e delle altre persone (si legga la sua biografia, “Open”, libro super consigliato). Per questo motivo è la persona più idonea a effettuare il cambiamento psico-mentale che Djokovic tanto necessita in questo momento.

Il reset è stato completato, le basi messe a terra. Un po’ di pazienza e il serbo tornerà a gioire di successi che tanto lui e il tennis si meritano.

Filippo Tessarollo

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