Aldo Giovanni e Giacomo come religione

Ultimamente sparito dai radar (complice anche qualche lavoro fallimentare di troppo), il trio è tornato sulla cresta dell’onda grazie anche al ciclo di film dedicatogli da Italia 1.

In un mondo che cambia così in fretta è sempre più difficile mantenere saldi alcuni modelli nella vita. Calciatori, uomini di spettacolo, comici. Nessuno si salva da questa macchina chiamata progresso che distrugge in un attimo ciò che si era faticosamente creato negli anni. Basta un goal sbagliato a far dimenticare la tripletta della settimana precedente, una dichiarazione ambigua a sollevare critiche sulla persona. Un passo falso di troppo a cancellare 25 anni di carriera ai vertici della comicità italiana. Allo stesso modo, però, basta fermarsi un attimo e guardarsi indietro per realizzare di aver commesso un errore.

Fare un passo indietro, ragionare, osservare

Dare per finiti Aldo Giovanni e Giacomo a seguito dei loro ultimi spettacoli – non certamente memorabili, a onor del vero – sarebbe però ingeneroso oltre che sbagliato. In primis perchè soltanto chi sa fare, sa capire. E non molti  sanno fare comicità, un’arte dalle mille sfaccettature. E in secondo luogo perchè Giovanni mi ha assicurato che è solo un momento, passerà. E lui su queste cose non si sbaglia.

Il mio consiglio è: prendete un bel respiro, fate un passo indietro e ragionate. Un mantra – come quelli di Taribo – applicabile a molti aspetti della nostra vita, che permetterebbe di rivalutare molte cose date per scontate. Un insegnamento che ci viene proposto anche da Italia 1 con una scelta piuttosto ardita: supportare Aldo Giovanni e Giacomo nel loro momento forse più buio. Riproporre i film che li hanno resi celebri per riportare alla memoria di tutti un trio che ci ha entusiasmato per più di vent’anni. Apprezzarli ed amarli come persone ancora prima che come comici.

Tentativi di evoluzione

Il loro maggior punto di forza è sicuramente la forte identità dei personaggi. Cambiano situazioni, ambienti e personaggi secondari, ma loro tre ricoprono fondamentalmente gli stessi ruoli in ogni film/spettacolo teatrale. A partire da Aldo, l’amico con la testa tra le nuvole e la principale fonte delle situazioni assurde in cui incappano i tre; passando per Giovanni,  bastardo e pignolo, cinico e diffidente. Il più versatile dei tre è indubbiamente Giacomo, due spanne sopra gli altri, anche se lo troviamo spesso nel ruolo dell’ intellettuale un po’ fallito. 

La loro principale caratteristica è anche però un’enorme debolezza: non appena ci si discosta da questi tre profili la macchina si inceppa, il prodotto finale funziona un po’ meno. Della filmografia post Massimo Venier, l’unico che può essere accostato alla serie di fortunate produzioni del regista varesotto è forse La banda dei Babbi Natale. Non a caso, i tre all’interno di questa pellicola tornano a ricalcare i profili a loro più congegnali: l’ingenuo, il pignolo, l’intellettuale.

La banda dei Babbi Natale (2010) è indubbiamente il più riuscito degli ultimi lavori del trio.

Il tentativo di svestire quei panni tanto comodi è però senza dubbio una scelta coraggiosa ed encomiabile. Gli esperimenti artistici fanno parte del processo evolutivo di un comico e i fallimenti devono essere preventivati. Gli aggiornamenti richiedono però tempo e perseveranza. Roma non fu fatta in un giorno.

 

Completa adorazione

Nel frattempo ci si consola con i primi film, gli sketch più vecchi, i retroscena. Chi ama Aldo Giovanni e Giacomo lo fa con un’intensità spaventosa, quasi morbosa. Il fatto è che ogni volta è come la prima. Le loro battute non invecchiano. Poco importa se sai già cosa accadrà nei prossimi dieci minuti: riderai comunque per la testata a Silvana e renderai omaggio a Ringhio, il cane più bello del mondo (meglio anche di Rin Tin Tin).

Ringhio (Roma 1994 – Autogrill 1997)

Ogni volta che mi si chiede come faccia a sapere tutte le loro battute a memoria un ghigno si palesa sul mio viso. “È facile. Devi ripetere. Ma non devi ripetere una volta, non devi ripetere dieci volte, non devi ripetere cento volte. Devi ripetere MILLE volte!” La gente spesso non coglie.

La verità è che con loro ci sono cresciuto e che da loro ho imparato tanto. Oltre al saper ridere di se stessi – virtù sempre più rara al giorno d’oggi – c’è un’alchimia tra i tre che può essere soltanto definita con una parola: amicizia. Il loro rapporto simbiotico è il segreto del loro successo. L’aver vissuto per anni fianco a fianco ha permesso la creazione di sketch che resteranno immortali. Le loro battute sono entrate nella quotidianità di molti  al punto tale che le loro citazioni vengono continuamente “a galla” nella vita di tutti i giorni.

Umani in tutto e per tutto, anche nei limiti, AG&G sono così vicini a noi che quasi ci sembra di poterli toccare. E alzi la mano chi non ha mai provato ad emulare il celebre colpo di testa di Aldo o la rovesciata di Jair.

Un gesto tecnico destinato ad entrare nella storia della cinematografia e della comicità. (Tre uomini e una gamba, 1997)

E poco importa se il Marocco – troppo forte fisicamente – finisce con il vincere 10-3. Così è la vita. Si può entrare nella leggenda anche da sconfitti.

Luca Guerri

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