moda sostenibile

L’alta moda è sostenibile

La moda italiana è risorsa, buon gusto e… sostenibile

L’importanza di tutelare il pianeta è concetto ormai chiaro in tutti i settori (o quasi). È proprio riconoscendo tale importanza che il made in Italy porta avanti la sostenibilità della sua produzione tessile dal 2010, come stabilito dalla CNMI.

sostenibiltà della moda italiana
“puntare alla produzione sostenibile”, questo il motto della CNMI. Fonte: colouricous.com

Sostenibilità in passerella

Da pochi giorni si è conclusa la Milano fashion week, di competenza della Camera Nazionale della Moda italiana (CNMI). Quello che a molti sembra un progetto di scarsa importanza, è in realtà una questione rilevante per l’economia italiana.

Quest’anno, insieme ai grandi marchi, ha sfilato in passerella la sostenibilità. Ed è proprio quest’ultima a costituire uno dei punti cardine su cui la CNMI vuole puntare per continuare a far brillare la stella del made in Italy nel mondo.

L’obiettivo del presidente della Camera della Moda, Carlo Capasa, è quello di fare della sostenibilità il pilastro della produzione italiana. Secondo la Camera, puntare sulla qualità e su una produzione che rispetta uomo e ambiente è l’arma vincente per vincere la competizione internazionale. Competizione inaspritasi con la cessione dell’ Accordo Multifibre.

“meno aggressiva e più umana”

Cosi aveva definito Giorgio Armani la sua collezione autunno-inverno 2012/2013. Frase che noi possiamo usare per definire il progetto di produzione tessile italiana.

La CNMI ha pubblicato, già nel 2012, il “Manifesto per la sostenibilità della Moda italiana”. Questo manifesto consiste in 10 linee guida da seguire (per tutti i marchi italiani) nella produzione sartoriale. Purtroppo, nonostante il Manifesto, non sono tantissimi i marchi che rispettano i punti previsti.

I punti principali sono la produzione animal-friendly (non ancora abbracciata da tutte le case produttrici), l’utilizzo di materie prime a basso impatto ambientale, offrire ai lavoratori buone condizioni di lavoro. Sono importanti anche la trasparenza del prodotto e dell’azienda stessa.

La strada da fare è ancora molta, ma le basi verso il cambiamento sono state poste.

riciclo in passerella
La capsule F/W 2017 di Moschino vuole essere un inno al riciclo. Fonte: adnkronos.com

Moschino e il riciclo

Da diverse stagioni a Moschino piace stare fuori dagli schemi (colpa di Jeremy Scott, il direttore creativo). In molti ritengono che le sue creazioni non possano definirsi “moda”. In verità, credo che in questo caso si debba parlare di arte concettuale.

La collezione presentata alla Milano fashion week da Moschino è, ancora una volta, provocatoria. Il lavoro pensato da Jeremy Scott è una denuncia al mondo consumista, nonché un invito al riciclo. Le sue modelle sfilano in abiti che sembrano fatti in cartone, plastica, e nastro adesivo. Scott si definisce pro riciclo a tutti gli effetti, tant’è che ha dichiarato di aver realizzato la scenografia dello show con materiale riciclato.

Cangiari, invece, è il primo marchio italiano di alta moda etica. Produce i tessuti a mano con la tecnica del telaio e tutto il materiale utilizzato è biologico. Cangiari è davvero un esempio da seguire per l’intera produzione di alta moda.

Ci sono anche altri marchi che si dedicano alla realizzazione tessile sostenibile. Tra i più celebri: Timberland, Esprit, H&M, Quagga (azienda di Torino).

 

Roberta Grimaldi

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