Ricordiamoci dell’ Alzheimer

La malattia che ruba i ricordi

Come si racconta l’Alzheimer?


my grandma is fading
‘My grandma is fading’ di Luca Vallese.

“My grandma is fading”: raccontare l’Alzheimer con una foto

Il 5 settembre 2016 Luca Vallese, un ragazzo di Torino, inizia a pubblicare giornalmente delle foto di sua nonna sui social. Una sola in realtà, che raffigura sua nonna, malata di Alzheimer, seduta sulla panchina vicino ad un lungomare. Una fotografia come tante, spontanea, che il ragazzo decide di fotocopiare più e più volte. In questo modo l’immagine pian piano scompare. Esattamente come scompaiono la mente e la vita di chi è affetto dall’Alzheimer. Oggi, di quella foto che continua ad essere pubblicata, non resta che uno sfondo ormai completamente bianco, accompagnato solo da parole e ricordi. Una storia fra le tante, di qualcuno che ha visto scivolare via una persona cara a causa di una malattia che arriva senza chiedere il permesso. E, senza scrupoli, si porta con sé ogni speranza.

Cosa sappiamo dell’ Alzheimer

Ad oggi l’Alzheimer è uno dei mali più difficili da combattere e tra i numerosi tipi di demenza è il più comune. Il suo arrivo si manifesta con lievi problemi di memoria che possono passare inosservati fino a diventare più acuti e causare disorientamento, confusione, ma anche depressione. Il suo decorso è lento e porta le persone affette a non essere più in grado di svolgere le più semplici attività quotidiane. La degenerazione è dovuta alla diffusa distruzione di neuroni che interessa le zone del cervello deputate alle funzioni cognitive. Nonostante l’infinito numero di studi e ricerche, l’Alzheimer resta ancora un punto di domanda a cui mancano troppe risposte. E’ considerato una malattia terminale e come tale, ogni anno piega alle sue volontà un grande numero di persone. Il nostro paese è uno dei più colpiti: in più di un milione di malati affetti da demenze, 600 mila sono solo quelli affetti da Alzheimer ( 4% della popolazione over 65). Mentre, secondo un report del 2015, in tutto il mondo sono 46,8 milioni le persone con una forma di demenza con una stima di 9,9 milioni di casi all’anno. L’Alzheimer si conferma così una delle malattie più diffuse e una delle principali cause di morte.


casi alzheimer
fonte: http://www.pagina99.it

Cosa significa vivere con l’Alzheimer

Come è possibile che una patologia sia in grado di distruggere le facoltà cognitive che caratterizzano l’uomo? Non è disponibile nessuna cura che permetta di far regredire la malattia e la scienza non può che continuare ad indagarsi su quanto sia complicata la sua diagnosi. Ma vivere con questo male non è solo un problema ‘scientifico’. Coloro che ne soffrono hanno bisogno di assistenza, aiuto, vicinanza. E non tutti sono abbastanza fortunati da essere assistiti dai loro cari. La solitudine nel loro caso è un problema, in particolare se si tratta di anziani. La gestione della malattia è costosa e complessa e ciò che è ancora più complesso è capire cosa accade nella mente di chi ne soffre. Per questo, un volto familiare può diventare estraneo e perdere ogni ricordo con la stessa irrazionalità con cui lo cancella l’Alzheimer. 

William Untermohlen
Tre degli autoritratti di William Untermohlen, artista con l’Alzheimer che ha dipinto il suo volto fino a non riconoscerlo a causa della malattia. Fonte: www.incredibilia.it

Non dimentichiamoci di ricordare

L’unica cosa da fare è continuare a parlarne con la stessa semplicità con cui lo si spiega ai bambini. Per non lasciargli la possibilità di alienare i malati dal mondo in cui vivono, dalle persone che li circondano. E anche se questo non sarà sufficiente a dargli un senso, l’unico modo per capire l’Alzheimer è rappresentarlo attraverso ogni mezzo a nostra disposizione: sia esso un dipinto, un film o il testo di una canzone. Perché la frustrazione di non trovare un significato a qualcosa che riesce ad annientare l’essere umano, forse, può diventare più lieve se condivisa. Ed è così che nei versi “Io ti guardo dentro agli occhi e non so chi sei. Nel riflesso dei tuoi occhi non so chi c’è” (canzone: Mara e il maestrale – Murubutu) si ritroverà l’identità comune di tutti coloro che vivono questa malattia. E così, una fotografia vicino ad un lungomare sarà più di una fotografia ed i ritratti di un artista malato di Alzheimer saranno più che semplici ritratti. E se ancora non riusciamo a fermare la sua distruzione, c’è comunque qualcosa che possiamo fare: non dimenticarci di lui, finché ne avremo le capacità. 

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