Il mio ex marito mi chiamava animale notturno

Riadattamento in prosa di una scena del film “animali notturni” diretto da Tom Ford nel 2016. Fresco vincitore del Premio Miglior Film Straniero ai Donatello.

 

 

Le dita scattavano veloci da un tasto all’altro della tastiera del suo portatile tanto bianco da non distinguersi dalla scrivania di design che troneggiava nel suo ufficio. Era stata una notte intensa; non aveva dormito, di nuovo, come da una settimana a questa parte ma le pagine del libro di Edward la stavano scavando dentro e fuori.

“Non dimenticare che hai la riunione del consiglio alle tre”.

Susan alzò lo sguardo, spaesata. Davanti a lei la sua assistente, una giovane ragazza dal portamento deciso tipico di chi ancora si svegliava la mattina con degli obiettivi. L’aveva assunta da ormai quasi un anno forse; ad un occhio esterno poteva sembrare che in qualche modo Susan ci rivedesse una lei da giovane ma la realtà era che rappresentava quello che lei avrebbe voluto essere a quell’età.

“Come hai detto, scusa?” La voce di Susan uscì più insicura di quanto avrebbe voluto. L’assistente si avvicinò al tavolo e si sedette, il suo sguardo si addolcì trasformando tutto il suo essere da formale assistente di una galleria d’arte ad amichevole confidente.

“Non hai dormito neanche stanotte” .

“Mi conosci, non dormo mai il mio ex marito mi chiamava animale notturno”. Una parte di lei si chiese il perché a volte si lasciasse andare in queste confidenze per poi pentirsene poche ore più tardi. Il suo corpo, guidato da questa inconscia consapevolezza sembrava dialogare con il vuoto mentre la giovane donna di fronte tirò indietro il mento interdetta.

“Quale ex marito?” il corpo si protese di nuovo in avanti “non sapevo avessi un ex marito”.

“Un paio di mesi dopo la specializzazione”. Lo sguardo sempre vacuo. Un’altra dimostrazione di come avesse costruito la sua vita a compartimenti stagni. Le tornò in mente la mattina scorsa quando persino Hutton si scoprì palesemente disinteressato ad Edward. “E’ strano, pensavo spesso a lui ultimamente e di recente mi ha mandato un libro che sta scrivendo ed è violento e triste”. Il ritmo della sua voce sempre più serrato, dietro ai suoi occhi quelle immagini penetranti “e lo ha dedicato a me”.

La ragazza dall’altra parte della scrivania sembrò sorridere, incuriosita da quella serie di eventi nonostante Susan ancora non avesse alzato lo sguardo su di lei.

“Lo amavi?” le chiese.

“Sì,  lo amavo” La voce non poté che rompersi prima che ancora fosse uscita, provocandole un leggero tremolio all’altezza delle spalle. Un attimo di silenzio e poi decise di spiegarsi meglio “era uno scrittore e non ho avuto fiducia in lui, presa dal panico gli ho fatto una cosa imperdonabile.” Si complimentò quasi con se stessa per la scelta della perifrasi.

“Lo hai lasciato?”

Finalmente Susan alzò la testa e le sue labbra ancora serrate si piegarono in quello che doveva sembrare un sorriso sornione.

“L’ ho lasciato in un modo brutale per l’irresistibile e affascinante Hutton”.

“Che è irresistibile e affascinante” Finirono la frase insieme, come amiche di vecchia data. L’atmosfera divenne più intima, finalmente Susan decise di integrare anche la sua assistente in quello che in caso contrario sarebbe divenuto un monologo interiore sul quanto fosse una donna orribile.

Si fermò un attimo ad osservarla, con i suoi capelli scuri tirati indietro e costretti in un elastico invisibile. Avrebbe voluto la stessa ambizione e sete di conquista che leggeva nei suoi occhi. Per quanto tutto di lei raccontasse il contrario, nella realtà dei fatti si era trovata ad appoggiarsi continuamente: se prima era la creatività e la sensibilità dello scrittore in erba quale Edward, ora era il ricco e impegnato Hutton. Le bruciava la bile ad ammetterlo ma era la copia di una delle donne che più aveva rigettato nella vita, sua madre. Aveva mentito a se stessa, pensando di essere diversa, indipendente, capace ma ora si trovava seduta ad una scrivania ad odiare tutto ciò che le stava intorno, compreso il lavoro di successo, compreso il marito di successo.

“Pensi mai che la tua vita sia diversa da quella che volevi?” Forse perché non se lo aspettava, presa alla sprovvista dal veloce cambio di rotta del discorso o forse intimidita dalla domanda tanto personale, la ragazza non rispose e sembrò balbettare una richiesta di aiuto.

“No.” Susan rispose per lei “No, certo la tua vita è appena cominciata” Un lato del labbro si alzò, colto da un pizzico di invidia.

“Non sei proprio riuscita a chiudere occhi”. Sembrava volesse cancellare l’intera conversazione, ritornare al punto in cui si fa finta di essere preoccupati per la persona che ti paga lo stipendio.

“No.”

Gemma Pistis

 

 

 

 

 

 

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