Antetokounmpo: è un ex-clandestino il miglior giocatore della Eastern Conference*?

In un momento storico contraddistinto da flussi migratori in costante crescita e dal conseguente clima di diffidenza (giusto per non chiamarlo odio) con cui ci stiamo abituando a convivere, ho deciso di usare un titolo un po’ forte per parlarvi del giovane greco che sta facendo impazzire Milwaukee e l’NBA intera.

Ho voluto anteporre l’appellativo “ex-clandestino” a “miglior giocatore” per sottolineare come troppo spesso chiudiamo gli occhi di fronte alla realtà: il buon Giannis oggi è, giustamente, osannato per le sue doti sul parquet (grazie alle quali si è meritato, solo nel 2013, la cittadinanza greca, prima risultava privo di alcun tipo di cittadinanza…) ma quanti di noi/voi gli avrebbero dato una chance conoscendo la sua condizione iniziale di figlio di clandestini nigeriani? Mi sembra di vedere poche mani alzate. Di sicuro non l’avrebbe alzata l’esponente di spicco del partito xenofobo “Alba Dorata”, tale Nikolaos Michaloliakos, che commentò in questi termini la decisione del governo greco di naturalizzare Giannis: “Se dai ad uno scimpanzè allo zoo una banana ed una bandiera, questo lo rende automaticamente Greco?”.

Un giovane mister Michaloliakos mentre ci mostra le sue moderate simpatie politiche.

 

Alla faccia del signor Michaloliakos e di altri personaggi simpatici quanto lui, Giannis Antetokounmpo, nato ad Atene nel dicembre del ’94, è un “immigrato” (le virgolette sono d’uopo visto che in realtà è nato su suolo ellenico) che ce l’ha fatta.

Dal 2013, selezionato con la 15esima chiamata al Draft, gioca per i Milwaukee Bucks, franchigia giovane guidata dall’ex playmaker dei Nets e dei Mavs (tra le altre) Jason Kidd. Del cantiere in costruzione in Wisconsin, che da quest’anno sta iniziando a portare qualche buon frutto (ad oggi i Bucks sono settimi ad est),  “the Greak Freak” rappresenta le indiscusse fondamenta risultando primo di squadra in TUTTE le seguenti voci statistiche: minuti, punti, rimbalzi, assist, stoppate, rubate. Il tutto giocando prevalentemente da PG. Ah, mi sono scordato di dirvi che il ragazzone si porta in dote un fisico non proprio da playmaker: 211 cm per 100.7 kg, un fisico alla LeBron, giusto per non scomodare paragoni pesanti.

"Non malaccio 'sta idea di giocare PG".
“Non malaccio ‘sta idea di giocare PG”.

E qui arriviamo all’asterisco del titolo: è una chiara esagerazione, nessuno è davanti al Re in questo momento nella Eastern.

Come se non bastasse, secondo vari addetti ai lavori, Giannis gode di una fama di underdog dovuta al suo cognome non proprio facile da riportare/citare/commentare correttamente (tanto che gli ha fatto “meritare” il soprannome di “the Alphabet Man”) che lo ha visto da sempre sfavorito dalla critica. Tuttavia, basta un semplice paragone con il LeBron pari età (stagione 2006-2007) per dare un peso ai suoi numeri: il Re è in vantaggio solo alla voce punti (27.3 contro 23.3) e assist (6 contro 5.6) e in pesante svantaggio alle voci rimbalzi, rubate, stoppate. Il tutto con 5 minuti in media di utilizzo in più per LBJ. I paragoni non sono mai salutari, soprattutto se si confronta un giovane al terzo anno di NBA ad un indiscusso futuro Hall of Famer, ma le statistiche parlano chiaro e non possono essere ignorate.

Ad oggi Giannis è quello che LeBron è stato per i Cavs prima maniera: il faro che illumina la scena. La differenza sostanziale sta nel coinvolgimento all’interno del progetto, sia in campo che fuori. Il primo è stato (ed è tornato ad essere da un paio d’anni) l’emblema di una città intera dal momento stesso del draft, tanto da accollarsi pesi probabilmente troppo ingombranti per un ragazzo non ancora ventenne. Giannis, invece, è stato scelto relativamente tardi in uno dei draft con minor talento degli ultimi 20 anni e per questo è potuto crescere con minor pressione, iniziando ad accumulare leadership e responsabilità praticamente al suo terzo anno da Pro.

Presente e futuro dei Signori che dominano ad Est.

Da un punto di vista prettamente tecnico, invece, il percorso dei due è figlio dei loro tempi. Se LeBron ha iniziato la sua carriera come PG alla “Magic” per poi accumulare muscoli su muscoli per giocare stabilmente da 3 e da 4, per il Greco coach Kidd ha tracciato il percorso opposto: da ala con discrete prospettive a playmaker atipico capace di fare tutto.

Nella seconda metà degli anni 2000, infatti, l’NBA era uno sport in cui l’atletismo dilagava e in cui contavano più i muscoli dell’elasticità e della rapidità. Oggi invece, Golden State docet, il tutto si basa sulla costante circolazione di palla, sulla visione di gioco a 360°, sul tiro da tre e sulla velocità di esecuzione: tutte situazioni in cui un play di 211 cm ma longilineo e non strabordante muscoli fa più che comodo.

Unica situazione in cui il nostro Giannis pecca è il tiro da tre: seppur in crescita costante negli anni, ad oggi la % non supera il 30%. Per sopperire al difetto, rumors interni alla Lega indicano che la prossima estate il Greco la passerà con Holger Geschwindner. Se ve lo state chiedendo, no, non è un turista tedesco abitué della Riviera Romagnola ma colui il quale ha plasmato il tiro letale di Dirk Nowitzki. Ora concentratevi e provate ad immaginare Giannis con un decimo del tiro di Wunderdirk: un’arma letale capace di fare canestro in qualsiasi situazione. Ah, e togliete pure quell’asterisco dal titolo.

Daniele Mengato

PS. Vi ricordo che lunedì 16/01 si chiuderanno le votazioni per l’All Star Game 2017 che si terrà a New Orleans. Per votare i vostri atleti preferiti vi basta scrivere il nome del giocatore seguito dall’hashtag #NBAVote su qualsiasi Social (es. Giannis Antetokounmpo #NBAVote) o su Google (dove vi apparirà un tabellone con tutte le squadre NBA dalle quali potrete scegliere chi votare) o ancora direttamente sul sito della NBA (previa registrazione).

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