L’arte: ha ancora spazio in questo mondo ?

L’intervista a Camilla Baralis


C’è ancora spazio per l’ arte in questo mondo moderno sempre più industrializzato? E soprattutto perché ci sono molti pregiudizi verso chi sceglie queste discipline? Sono andata a chiederlo a Camilla Baralis, studentessa al terzo anno dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

Perché hai scelto di frequentare l’Accademia? Si collega a qualche tuo studio precedente?

I primi disegni,1999

Ho scelto di frequentare l’Accademia perché fin da piccola mi sono sempre divertita molto a disegnare, perché alla fine è di divertimento che si tratta quando sei bambino. Mi piacevano i colori, sperimentare cose nuove, vedere come mi rispondevano i materiali e come cambiavano a seconda degli stimoli.

Sì,si collega ai miei studi precedenti perché ho frequentato il Liceo Artistico proprio  per questo motivo. Anche se inizialmente, per quanto riguarda la scelta universitaria, ero indirizzata su studi di tipo diverso ma alla fine ho deciso di iscrivermi all’ Accademia solo qualche giorno prima che chiudessero le iscrizioni proprio perché ho sentito il richiamo della mia passione.

 

Cosa studiate principalmente? Quali sono gli sbocchi lavorativi?

Allora, in Accademia ci sono vari indirizzi ed io frequento quello di Pittura. Ci concentriamo soprattutto su materie pratiche, oltre quelle teoriche, tra cui materie più generali e altre più specifiche indirizzate ad un apprendimento di tipo artistico.  Abbiamo anche delle materie di tipo filosofico che analizzano l’aspetto del “percepire”, e poi abbiamo Anatomia, Incisione e molto altro.

 

 

Icaro,2017. Tondino di ferro di vario diametro e carboncino di Baralis Camilla                                             

Una caratteristica particolare dell’Accademia sono le lezioni pratiche di gruppo. Infatti nelle materie come Pittura, Incisione o Plastica Ornamentale è fondamentale la condivisione delle idee. Per lavoro di gruppo non si intende che tutti lavorano insieme sulla stessa cosa, ma significa che ognuno lavora al suo pezzo però  ascoltando consigli altrui, essendo aperto alle critiche costruttive e a dei cambi di programma. Può capitare che uno parta con un’idea per poi arrivare alla fine della realizzazione con qualcosa di totalmente diverso grazie ai consigli dei compagni. E’ questa la cosa più bella dell’Accademia: ti aiuta a crescere proprio dal punto di vista artistico, e grazie a questo contatto ci si fonde e si trae il meglio da ognuno.

Nonostante quello che viene detto cioè che ”se fai l’artista vai a finire sotto un ponte e muori di fame”, gli sbocchi lavorativi ci sono.  Certo bisogna anche sapersi aggiustare e usare a pieno la propria creatività.  Ma comunque il lavoro esiste e lo si trova, anche il semplice insegnamento in quest’ambito.

Nel tuo percorso hai incontrato persone, magari anche docenti, che ti hanno sconsigliato questa scelta perché “priva di futuro lavorativo”?

Le persone che scoraggiano e sconsigliano vivamente questo tipo di studi ci sono, e sono anche numerose, però di solito sono consigli di chi non è “del mestiere”.  Io penso che chi ha la passione per certe cose, può anche andare a fare Medicina o il Politecnico e avere il lavoro quasi assicurato dopo gli studi, però il pallino rimarrà sempre.

E invece i docenti dell’Accademia stessa toccano questo argomento?

I docenti dell’Accademia toccano l’argomento dal punto di vista opposto. Ti incoraggiano, almeno quelli più in gamba, per trovare nuovi spunti, nuove strade e ti consigliano su possibili sbocchi lavorativi. I più intraprendenti cercano anche di spingerti ad entrare già nel panorama artistico nonostante non si sia ancora finito il percorso di studi.  Questo secondo me è fondamentale, non si può aspettare di finire un percorso per poi iniziare la vita artistica, anche perché gli studi di questo tipo potrebbero andare avanti all’infinito e quindi non si può aspettare di finire per cercare lavoro.

E con i tuoi coetanei? Molto spesso chi fa altre facoltà si sente superiore e nascono pregiudizi verso altre discipline

Acrilico,gesso e carboncino su carta, 2017 di Baralis Camilla

Le persone che ritengono che in Accademia si giochi invece che studiare sono numerose fra i miei coetanei, però credo sia una questione di “ignoranza” nel senso che ignorano ciò che veramente facciamo.

Parlandoci però, non dico che cambino idea, anche perché è giusto che ognuno abbia la sua opinione, però vengono a conoscenza di cose che prima non sapevano.  Una volta mi hanno chiesto se in Accademia facessimo anche corsi teorici e io ovviamente ho risposto di sì, ne facciamo parecchi e anche noi studiamo sui libri. Mi sono resa conto come anche le cose più ovvie vengano ignorate all’ esterno.

Però fortunatamente non mi è mai capitato di incontrare qualcuno che si sentisse superiore, anche perché ogni percorso è diverso e ha le sue difficoltà, ritenersi superiori non credo sia una cosa troppo intelligente.

 

Secondo te, perché nei nostri tempi non emerge nessun nome di un grande pittore, come in passato fu per Picasso, Dalí ecc?

In realtà oggi ci sono tantissimi nomi che sono molto importanti e famosi nel mondo dell’ arte, le definirei delle vere e proprie “star”. Ci sono molti Visual Artist, pittori, scultori e performer che sono dei veri e propri personaggi. Il perché non siano così conosciuti da chi non è “addetto ai lavori” è dovuto al fatto che il sistema artistico è elitario perciò tende a coinvolgere solo una cerchia stretta di persone. Però probabilmente Picasso e Dalì li conosciamo così bene perché appartengono a un’epoca precedente alla nostra, forse fossimo stati loro contemporanei non avremmo saputo neanche di chi si stesse parlando.

Tra l’altro oggi non si può parlare semplicemente di artista perché ci sono altre figure importantissime come il curatore, il critico o il collezionista che sono tutte figure che vanno ad inserirsi in un panorama più ampio. L’artista, per quanto bravo, da solo potrebbe fare poco perciò sono importanti anche le gallerie d’arte, i musei e tutto un sistema che ha vita propria.

Cosa consiglieresti a chi è attratto dal mondo dell’ arte ma ha paura di seguire questo percorso per la poco possibilità di lavoro/pregiudizi?

Per quanto mi riguarda per far parte del mondo dell’arte ci vuole vocazione, talento, impegno costante e una buona rete di conoscenze che non fa mai male.  E’ importante essere sempre curiosi e migliorarsi, io ad ad esempio oltre a fare i lavori per l’Accademia, dipingo anche per me, come i quadri che vedete, per sperimentare e a volte se me lo chiedono lavoro anche su commissione.  Non credo sia strettamente necessario seguire degli studi artistici per diventare un artista e intraprendere una carriera di questo genere, se uno è bravo a 20, a 50 o a 90 anni, è bravo e basta. Se però si tratta di paura del futuro e di non trovare lavoro, secondo me ogni tanto un po’ di rischio e di adrenalina ci vogliono. Tutto ciò potrebbe essere uno stimolo a fare sempre meglio per emergere in questo settore.

Se una persona invece ritiene di non avere il talento sufficiente e magari ci crede anche poco, consiglierei di non iniziare neanche, perché in questo percorso ci sono molti momenti in cui uno studente si esalta al massimo ma altri in cui si abbatte e per reagire c’è bisogno di buona volontà e obiettivi ben chiari,e se sei il primo a non esserne convinto diventa controproducente. Certamente non è un percorso facile ma può dare molte e belle soddisfazioni.

Acquatinta e puntasecca(incisione),2017 di Baralis Camilla
Acrilico su cartone,2016 di Baralis Camilla

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