Strage a Istanbul: quando un sabato sera si trasforma in tragedia

Duplice attentato in Turchia: 44 morti e 155 feriti

Sono le ore 22.28 del 10 dicembre, quando a Istanbul, nei pressi dello stadio Vodafone Arena, un’autobomba provoca la morte di 44 persone e centinaia di feriti. A pochi minuti dal termine della partita di campionato esplode l’ordigno, e solo qualche istante dopo avviene una seconda esplosione circostante il Macka Park: un attentatore suicida si fa saltare in aria. Secondo il Ministro dell’Interno turco Suleyman Soylu, sono le forze dell’ordine a essere nel mirino del terrorismo. Infatti, la deflagrazione ha portato alla morte di ben 27 agenti di polizia.

(AP Photo/Emrah Gurel)

“Questa sera a Istanbul abbiamo assistito alla manifestazione più orrenda del terrorismo”, le parole del presidente Recep Tayyip Erdoğan in un comunicato stampa. Il governo turco ha definito gli attacchi un atto terroristico e sono state immediatamente avviate le indagini da parte del Ministero dell’Interno. I funerali delle vittime si sono poi svolti l’11 dicembre e quel giorno le autorità turche hanno dichiarato lutto nazionale.

“La pagheranno cara”

Fin da subito Erdogan promette vendetta e a poche ore dall’attentato, sono iniziati i blitz in diverse città, tra cui Istanbul e Ankara. Arrestati 235 membri del partito filo curdo (Hdp), sospettati di essere coinvolti nell’attentato e accusati già in precedenza di presunti legami con il Partito dei lavoratori curdi (Pkk), considerato dal governo un’organizzazione terroristica. In aggiunta, da oltre un mese prosegue la raffica di arresti tra parlamentari e deputati, tra cui anche i due leader dell’Hdp: Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag. Il partito di opposizione filo curdo ha subito biasimato l’attentato, contestandone le accuse di paternità e diffondendo un comunicato di ferma condanna su ciò che è accaduto.

Facendone di tutta l’erba un fascio, da tempo il governo punta il dito contro l’Hdp, il Pkk, l’Isis e l’Organizzazione Gulenista del Terrore, già accusati per precedenti attacchi terroristici e il fallito colpo di stato del Luglio 2016. Nel disordine generale e progressivo in cui si trova la Turchia, è difficile stabile da chi provengano gli attacchi. Erdogan, nell’incertezza, relega dietro le sbarre tutti coloro che a suo avviso sono i sospettati, compresi quindi i non allineati al regime o i rivali. Molti osservatori presumono che i molteplici e diffusi arresti, siano stati invece un’occasione per epurare il paese dagli oppositori del presidente. 

Violenza interna e pace in Europa? 

La continua escalation turca contro i curdi e le decine di migliaia di arresti avvenute nei mesi scorsi, conducono inevitabilmente ad un aumento della violenza interna e a una dicotomia politica sempre più marcata. Inoltre, tutte le accuse nei confronti dell’Hdp, non sono mai state supportate da prove certe. A causa delle politiche dispotiche, oppressive e punitive, la Nazione rischia ora un progressivo isolamento. L’Unione Europea ha infatti spesso denunciato la marcata repressione del regime verso differenti forme di libertà politiche e culturali, esaminando in Parlamento il congelamento del processo di adesione della Turchia all’UE.

Eppure la Turchia, con sostegno e beneplacito dell’Europa, funge da cuscinetto di contenimento dell’Emigrazione. Ma può Erdogan risolvere l’emergenza migranti? Ci si interroga infine se un paese come la Turchia, che non rispetta i diritti umani, possa davvero porsi come garante dei profughi Siriani.

D’altronde la Turchia sembra essere la Nazione del paradosso: unico caso al mondo ove si è tentato un colpo di stato militare che reclamava la democrazia contro un dittatore eletto.

Viola Chemi

2 thoughts on “Strage a Istanbul: quando un sabato sera si trasforma in tragedia

  1. Spero con tutto il cuore che i turchi non entrino mai in UE , Erdogan è quanto peggio possa partorire un partito politico , non dimentichiamoci del ‘ colpo di stato ‘ di luglio 2016 dove a detta di molti fu tutto architettato da Erdogan, la sua follia fece uccidere 200 civili col silo scopo di consolidare la sua dittatura.

    1. La persecuzione di Erdogan verso gli intellettuali, gay, magistrati, professori universitari e giornalisti non allineati, non resta inosservato agli occhi dell’UE. Tutto ciò (fortunatamente) ha e avrà delle pesanti conseguenze sulla Turchia che rischia un progressivo isolamento.

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