Laver Nadal Federer

Australian Open, eredità indefinita

Un ritrovato Federer batte il combattente Nadal in un’inaspettata finale degli Australian Open: il vecchio vince sul favorito e sul nuovo?

“Il vecchio che avanza”. Ossimoro, ovvero quella figura retorica che sta ad indicare l’accostamento di due termini tra loro in antitesi. Le risposte eventuali che può dare un ossimoro sono sempre imprecise e molto spesso fanno scaturire più dubbi che altro. Il vecchio per definizione non può e non deve avanzare, eppure l’ossimoro esiste e talvolta corrisponde a verità.

Australian Open 2017

Quasi un mese fa si concludevano gli Australian Open 2017. Il primo slam della stagione chiedeva risposte a una situazione generale già complicata in partenza. Dopo il dominio delle leggende Federer e Nadal sembrava che Djokovic e Murray potessero in maniera definitiva prendere le redini del tennis mondiale e dare vita a una sfida che ci avrebbe accompagnato per tutto il 2017. Dopo qualche anno con ruoli da comprimari, i due hanno iniziato a togliersi le proprie soddisfazioni vincendo tornei dello slam e scalzando pian piano lo svizzero e lo spagnolo dalla testa del tennis. Quasi scontata era la presenza di entrambi nella finale, il grande dubbio era su chi dei due sarebbe riuscito a prevalere sull’altro.  Questo era l’augurio che gli appassionati chiedevano all’Australian Open, ovvero dirimere chi effettivamente avrebbe comandato,  il serbo, recente vincitore del torneo di Doha, o il britannico, numero 1 del seeding. Ma come spesso ultimamente accade le previsioni sono inutili, quello che sembra certo accadere viene completamente ribaltato e i dubbi che c’erano, anziché essere risolti, vengono raggiunti da altre incertezze.

Djokovic e Murray

Il primo a cadere infatti è Djokovic, al terzo turno. Avete capito bene, Djokovic, che in Australia ha deciso di presentare al posto suo il gemello, che col tennis ha poco a che fare e che molto spesso il tennista serbo si diverte a far comparire. Il preparato ma modesto Istomin lo elimina al 5° set di una partita (sorprendentemente già di per sé) combattuta. Il fatto ancor più incredibile è che il serbo solo qualche settimana prima aveva dato più che confortevoli segni di essere uscito dalla crisi che aveva afflitto la seconda parte del suo 2016. A seguirlo nel baratro è stato poi Murray, che non è riuscito ad avere la meglio agli ottavi del pari età Mischa Zverev, che lo ha superato in 4 set. Sebbene il tedesco sia apparso in grande spolvero rispetto al suo solito, un Murray in condizioni fisiche e mentali accettabili non avrebbe avuto grossi problemi a sbarazzarsene. E invece, vuoi per la pressione del numero 1, vuoi per scarsa concentrazione dovuta ai potenziali match successivi (Federer, Wawrinka, Nadal), vuoi per il calo fisico dopo l’entusiasmante fine stagione 2016, Sir Murray ha lasciato i molti tifosi britannici insoddisfatti. E così i due tennisti favoriti si sono ritrovati a casa anzitempo nello stupore generale di tutti gli addetti ai lavori.

Djokovic Istomin handshake
Djokovic sconfitto stringe la mano al vincitore Istomin

Le leggende

Tuttavia, la vera notizia di questi Australian Open sta nel fatto che due tennisti, in chiara opposizione a una pubblicità in voga questi giorni, proprio non ci stanno a essere rottamati; due tennisti che di diritto devono essere inseriti nell’Olimpo dei più grandi tennisti della storia; due tennisti le cui epiche sfide in passato hanno tenuto incollati al televisore milioni di persone; due tennisti che però, per motivi diversi, sembravano aver esaurito le forze e le energie da dare al tennis mondiali. E invece eccoli lì entrambi in finale, pronti a rivivere la sfida che in passato tanto li aveva preoccupati.

Il Nadal rinato

Il trentunenne Nadal, nonostante grossi infortuni che lo hanno tenuto lontano dai campi per lungo tempo, si ritrova carico, in condizione e pronto a correre, come non gli accadeva da tempo. Non può essere considerato vecchio dal punto di vista genetico, ma il suo tennis fisico e potente risente molto più che in altri giocatori del ritmo a cui sono stati tutti i match passati. Malgrado ciò, agli Australian Open si mette a ingaggiare sfide infinite, che quasi mai terminano al terzo set, con voglia, determinazione e fisico che sembrava aver persi. Corre su ogni palla, ritrova nel dritto la sua arma letale e soprattutto riesce ad essere sicuro nei suoi appoggi a terra, quasi consapevole che i problemi fisici ormai sono alle spalle.

Il Federer migliorato

Il trentaseienne Federer, conscio di non essere più il giovincello che incantava le platee di tutto il mondo, si è reso conto che il suo gioco, pur essendo il più tecnico ed esteticamente sbalorditivo che sia mai esistito, aveva dei punti deboli. Infatti il sublime rovescio a una mano  aveva problemi per quanto riguarda potenza ed efficacia, soprattutto quando il colpo era lungo linea. Così, anziché crogiolarsi nel proprio infortunio per poi terminare in maniera dignitosa la sua meravigliosa carriera (ne avrebbe ben donde!), lo svizzero si è messo anima e corpo a migliorare il colpo, sino a renderlo un punto di forza anziché un punto debole.  L’inaspettata prestanza fisica, la solita classe e la mirabile varietà di colpi poi hanno fatto il resto.

La finale

E così noi poveri umani, già con la mente a uno scontato Djokovic-Murray, ci ritroviamo all’interno di una finale amarcord, che un po’ ci fa ripensare a tempi passati, che ci fanno riassaporare il gusto di una rivalità quasi assopita. Sì, perché entrambi poco hanno risparmiato di sé stessi, decidendo di giocare al massimo delle loro possibilità, a ritmi impensabili per loro solo qualche mese fa, e prolungando la loro permanenza in campo per più di tre ore e mezza, fino al quinto set. Il vincitore è stato Federer, bravo a comandare il gioco, a sfruttare le proprie “nuove” armi su una superficie che sicuramente lo favorisce su Nadal e a velocizzare il gioco e gli scambi con colpi precisi e rapidi. Nadal ne esce sconfitto ma a testa alta ritrovando sé stesso e il proprio gioco e forzando in più occasioni il rivale di una vita al miglior tennis che poteva proporre. I grandi giocatori li si vedono giocare bene solo quando hanno dei rivali che li spingono a tirare fuori il meglio di sé.

Federer Nadal
Due giovani Federer e Nadal al termine della finale di Wimbledon del 2007

Cosa ci aspetta?

Ma ora, a distanza di un mese, con gli Australian Open terminati e quell’atmosfera idilliaca regalataci qualche mese fa che sta scomparendo, la certezza di aver visto quanto di meglio i due tennisti e il tennis generale potevano offrire pian piano fa spazio alla certezza che questa non può che essere una bellezza effimera. Il vecchio che avanza porta con sé sempre e solo dubbi in quanto a durata, non è immaginabile che Nadal e soprattutto Federer possano mantenere questi ritmi e questa qualità ancora per molto.

Non solo, stiamo parlando da più di qualche anno dei big four (Federer, Nadal, Djokovic, Murray) e stiamo vedendo, pur con qualche eccezione, sempre e solo loro vittorie o domini. E gli altri dove sono? Che ne è del tennis nuovo? Chi è così sbruffone da poter sfidare questi quattro e levargli in maniera continuativa e definitiva lo scettro? Per il momento nessuno davvero.

Ossimoro, realtà e bellezza. Ma anche dubbio e incertezza. Chi sarà il futuro del tennis?

Filippo Tessarollo

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