Gli Awards del campionato: il miglior attaccante della Serie A 2016/2017

Il miglior attaccante secondo Alfredo Montalto: Dries Mertens

Ho dovuto andare a riprendere una azione di inizio stagione con il Belgio per mostrarvi qualcosa che forse non avevate visto su Mertens. Dite la verità, la prima volta che avete guardato questa gif avevate notato quella linea di passaggio?

Era dai tempi di Ronaldinho che un giocatore in Serie A non mi faceva divertire così. I suoi numeri, peraltro mostruosi, sono riduttivi nell’esprimere quello che ci ha regalato in questi 6-7 mesi. Calcisticamente parlando, Dries Mertens quest’anno è stato un Leonardo da Vinci: geniale nelle sue invenzioni, inimmaginabili sia per i suoi colleghi che per chi lo guardava da casa. Come il pallonetto al Torino, come il tunnel a Gonzalo+ no look contro la Fiorentina, come numerosi suoi assist (quello in gif è uno dei tanti). Questo bassotto belga ha in testa così tanta fantasia che potrebbe scrivere lui le puntate di Games of Thrones e probabilmente la serie verrebbe meglio. E’ il tassello che ha reso il gioco del Napoli uno dei più belli della storia della Serie A, senza esagerare affatto. Paragone con uno qualunque: Higuain è un fenomeno e la Juventus ha sicuramente guadagnato tantissimo con il suo acquisto, ma il Mertens di questo spezzone di anno è stato un qualcosa di superiore anche all’argentino. Il Napoli di quest’anno gioca meglio (e non solo contro le piccole) e fa più punti rispetto ad un anno fa. Che noia mi ero ripromesso di non parlare di statistiche/punti. Ha più senso che ne guardiate le partite in maniera disinteressata e, come Isotta con Tristano, il filtro d’amore prodotto dalla squadra di Sarri vi ammalierà. Almeno a me è successo questo. Ringrazio Mertens per questa illusione amorosa, che si trasformerà in delusione e tristezza perché niente è eterno. Per fortuna esiste Youtube per consolarsi.

Il miglior attaccante secondo Stefano Uccheddu: Gonzalo Higuain

“Eh vabbè, ma così è illegale veramente…” – Commento di Fabio Caressa dopo la prima gara da titolare di Gonzalo Higuain con la Juventus. Risultato? Due goal nei primi 10′.

Era francamente impossibile pensare che Higuain replicasse gli strepitosi numeri della stagione scorsa. 36 goal in Serie A sono un qualcosa che difficilmente sarà ripetibile negli anni a venire, perfino con l’avvento degli alieni di Space Jam. La stagione di Higuain in bianconero è contraddistinta da un cavillo particolare, da sempre il tallone d’Achille dell’Ugolino di Napoli: i goal decisivi contro “le big” nelle sfide che contano. La prima giornata si complica, il pareggio della Fiorentina incrina le sicurezze dei campioni d’Italia. Chi la risolve? Higuain. Sfida di fuoco allo Stadium: arriva il Napoli di Sarri. La Juventus passa in vantaggio, ma Callejon risponde a Bonucci con il solito taglio tra centrale e terzino. Chi la risolve? Gonzalo Higuain, con una stoccata di sinistro in controbalzo. Contro la Roma di Spalletti, allo Juventus Stadium, il copione non cambia: è il Pipita, di pura potenza e tecnica, a segnare l’1-0 che sancirà prematuramente il risultato finale. Anche fuori dalle mura amiche il Pipita è inarrestabile: doppietta al San Paolo di Napoli nella decisiva semifinale di ritorno di Coppa Italia e doppietta nella semifinale di Champions nel Principato di Monaco. Nonostante i 12 goal in meno in Serie A, rispetto alla stagione scorsa, Gonzalo ha visibilmente aumentato la propria media punti conquistati per partita giocata, passando da 2,17 a 2,39. Con 54 presenze totali in stagione, Higuain è stato uno degli uomini più utilizzati da Massimiliano Allegri: fondamentale nel dar aria alla manovra offensiva con una visione difficilmente individuabile in altri attaccanti al mondo, Higuain si è completato con il suo passaggio in bianconero. Inappuntabile, letale, semplicemente “Pipita”.

Il miglior attaccante secondo Alessandro Viglione: Andrea Belotti

Caz-zìm-ma. Def: 1. Ricevere palla a centrocampo senza fare un movimento ma facendo semplicemente a sportellate con il difensore. 2. Correre ricurvo pensando di andare da un lato, invece dall’altro, invece dall’altro ancora, passare in mezzo a due uomini e trascinarti il difensore all’inseguimento. 3. Arrivare in zona tiro, finta di corpo per la preparazione, piede destro a cercare il contatto, calcio di rigore.

Ho un dubbio: come si fa a non innamorarsi del “Gallo”? A non stare qui a stendere le lodi di questo bellissimo attaccante in fiumi e fiumi di discorsi retorici?
Parliamoci chiaro, è terzo nella classifica marcatori, non ha trascinato con le sue giocate (26 gol e 7 assist) la squadra a qualche traguardo illustre, non è il più bravo tecnicamente o il più forte atleticamente. Ma diamine se è bello vederlo giocare, oserei dire spettacolare. Non parlo ovviamente di spettacolo nel senso più comune del termine: in tal caso Dries Mertens ci ha fatto davvero vedere cose spettacolari (un video per intenderci ). Parlo di un altro tipo di spettacolo: quello che non è appariscente ma che ti dà quella sensazione, quasi primordiale, di soddisfazione e ti trasmette quel pathos e quella carica quasi animalesca. Belotti è un ragazzo di 23 anni che gioca a pallone nell’unico modo in cui sa giocare: sempre al 110%, sempre al massimo, sempre fuori controllo. A volte esagera e ha ampi margini di miglioramento in questa direzione, ossia come e dove indirizzare il suo elogio all’agonismo (come spiega questo articolo di Ultimo Uomo) che ogni domenica recita sul campo. Tuttavia se solo dovesse riuscirci ci ritroveremmo davanti un mostro, capace di inzagheggiare (scusate il neologismo) nell’area avversaria e nel portare pressing a qualsiasi cosa si muova nella propria zona. Un attaccante moderno, macchina da gol, intelligente e dal ritmo insostenibile: il sogno di ogni allenatore. Forse quel livello ancora non l’ha raggiunto, ma ecco per ora lasciamoci bastare la sua “cazzimma”.

Il miglior attaccante secondo Alessandro Billi: Andrea Belotti

Sradica la palla a Cuadrado, porta via la gamba con cui Marchisio pensava di fermarlo e si invola fino a subire il fallo di Rugani, un altro giocatore d’altri tempi.

Chissà come ci si sente ad essere trapiantati nello stesso Mondo ma sessanta anni più tardi? La sensazione deve essere straniante: i social, il cibo bio, il fuorigioco e le televisioni sempre attive. Per non parlare del calcio con le sue divise ultra leggere, i suoi campi perfetti, le telecamere, i parrucchieri e le scarpette colorate. Questa ed altre curiosità potremmo chiederle direttamente ad Andrea Belotti, perché lui è un ragazzo di 23 anni, ma è sicuramente nato nel 1940, o giù di lì. Quando i calciatori avevano i tratti duri dei gladiatori, i pantaloncini sporchi e i tacchetti affilati; quando lottavano su ogni pallone senza confidare nella presenza di un giudice fluorescente nel prato che gli desse ragione; quando fare il calciatore era una bellissima passione che fruttava qualche soldo in più della fabbrica. Mi affascina da impazzire il ragazzo del Torino, nell’anno della sua definitiva esplosione, mi affascina moltissimo il suo approccio all’apparenza che pervade il mondo del calcio. Sembra essere totalmente disinteressato, attratto solamente dal gol, affamato di gol. Un rapace d’aria, inamovibile e feroce che scompare e ricompare al momento giusto come solo i migliori cannonieri sanno fare. I lineamenti duri e il sorriso da bambino, la schiena inarcata e le gambe alla dinamite, questo è il suo identikit. Tratti particolari? 26 gol in 35 partite giocate, 77% di contrasti vinti, 75% di passaggi riusciti e un immenso desiderio di buttare in porta tutti i palloni del mondo, tirandosi dietro anche tre avversari se fosse necessario.

Il miglior attaccante secondo Luca Guerri: Dries Mertens

A mio modestissimo parere, il goal più bello della stagione appena conclusa. Un goal che prolunga la tradizione lasciata in eredità da Totti.

Divertente, estroso, concreto. L’attrazione principale del Luna Park di Napoli porta la 14 sulle spalle e soddisfa anche i palati più fini, gli esteti del pallone. Il Dorian Gray del calcio italiano non si perde nella sua immagine ritratta ma continua ad incantare con la sua naturale bellezza. Letteralmente imprendibile in ogni sua giocata, istrionico nelle esultanze. I lampi di classe regalatici durante questa stagione sono roba da stropicciarsi gli occhi. Paradossale come la mossa più azzeccata e redditizia degli ultimi anni (l’accentramento di Mertens nel tridente leggero) sia stata dovuta al caso e alla sfortuna: senza l’infortunio di Milik, forse, avremmo assistito ad una storia diversa. Poco importa. E poco importa anche che lui ed il suo Napoli non abbiano tradotto in risultati quanto abbiano meritato in termini di gioco. Per Trilli sono 28 i goal e 11 gli assist in campionato. Alla faccia del falso nueve…

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