FuffaPost

La gloriosa battaglia contro FuffaPost Italia

Non ce la siamo presa, è che vi prendiamo sul serio


La questione FuffaPost è l’argomento di oggi, e di ieri.

I fatti del 16 febbraio

Così come il 1814 diede inizio alla storia contemporanea attraverso il Congresso di Vienna, il 16 febbraio 2017  verrà ricordato dai posteri come spartiacque tra pseudo-anonimato e gloria mondiale per il Brockford Post. La scaramuccia, passata poi agli annales quale erede de facto del conflitto greco-persiano, comincia alle prime luci del mattino. Una giornalista del TBP avvista all’orizzonte una condivisione sospetta. Compreso il meccanismo in atto, al pari di Filippide ci vuole poco tempo perché riesca ad informare i compagni (ci teniamo ad informare i cari lettori che la giornalista in questione è ancora viva) ancora saturi di sogno.

Il nemico però ha già varcato le mura della pagina Facebook. FuffaPost ha fatto breccia.

Una manciata di incursori appartenenti all’invasore fuffingtoniano sta seminando il panico nell’abitato brockfordiano. L’assemblea si riunisce. È guerra. La rappresaglia è immediata. Gli ausiliari intervengono all’interno delle mura cercando di respingere gli intrusi. Coorti vengono inviate extrafines in terra nemica. Cadono in molti sotto i colpi delle tastiere. L’esito è incerto.

Il generale nemico

Una figura avvolta dal mistero. Non ci sono epiteti attribuiti alla nebulosa persona celata dietro l’attacco. Rumores incerti, nulla di più. Si mormora di strani rituali attraverso cui imponga la propria leadership. Da una battaglia campale si passa ad una guerra d’informazione. Alcuni raccontano di pratiche pagane atte a fuggire l’argomentazione e l’analisi dimostrativa: si mormora infatti che il generale nemico sia solito organizzare controverse rievocazioni storiche nelle quali i suoi fidati lettori, basandosi sui fatti trasmessi da Plutarco e Tito Livio, al grido di Saverio lo vuole! prendono a stuprare notizie illibate senza discernere tra sabine e olgettine. 

FuffaPost
La modalità di reperimento di notizie da parte di FuffaPost nel dipinto di Jacques-Louis David.

Dove casca l’asin*

Caro FuffaPost, parliamoci chiaro: in qualità di giornalista non posso che condividere molte delle stoccate presenti sul tuo blog e sulla relativa pagina Facebook. Ciò che però non è giustificabile è il grado di generalizzazione propria dei tuoi follower, i quali, a rigor di logica, dovrebbero perseguire la verità editoriale basandosi su ragionamenti, fonti e argomentazioni pertinenti. Purtroppo, da ciò che si evince dalla maggioranza dei commenti ricevuti, la musica è ben diversa, molto, troppo simile al format da cui, leggendo e spulciando il The Fuffangton Post, credo  e spero ci si voglia differenziare.

L’articolo in questione può essere discusso, a patto che non ci si fermi all’etichetta dettata e dall’argomento e dal trend di notizie da voi condivise. Lo scritto che avete prontamente condiviso proponeva infatti una chiave di lettura psicologica per plausibili soluzioni circa la diaspora africana e mediorientale. Un argomento, questo, proposto in termini sia macroeconomici sia filosofici, se proprio vogliamo scomodare zio Marx. Il problema di base che emerge dal vostro operato risiede nella totale abnegazione di un’antitesi, se non quella della berlina. Tale sistema, a mio avviso, paradossa la stessa teoria dell’esercito di riserva.

La tendenza a lanciare la bistecca al branco di iene mi pare troppo al di sotto del vostro potenziale.

Gianluca Minuto

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