Confronti: Belotti – Graziani

È sempre un esercizio artificioso, quando anche non arduo, porre a confronto campioni di epoche diverse, quale che sia la disciplina sportiva.

Il rischio che si corre, infatti, è quello di sminuire le imprese del passato, spesso affidate al ricordo non sempre nitido di chi scrive, poco reclamizzate e “mediatizzate” rispetto a quelle del presente, magari, al contrario, eccessivamente esaltate, vista la grande eco di cui godono oggi. Il confronto è oltremodo complicato, poi, se non si ha la capacità di analizzare i fatti e le imprese considerando le differenze del calcio dell’epoca e di quello attuale: solo venti anni fa, ma anche meno, il calcio che vedevamo era diverso da quello attuale, quindi è nei rispettivi contesti che va fatta la valutazione.

Scevro, comunque, da tutti gli eccessi e le imperfezioni di cui sopra, il confronto a volte serve per capire soprattutto le caratteristiche che può avere un giocatore attuale rispetto ad uno del passato, soprattutto di scoprirne le potenzialità ancora in essere nel paragone con uno che è stato un campione, se non un grande campione. Il confronto di oggi, che ben si presta a questo tipo di considerazioni, riguarda Francesco Ciccio Graziani e Andrea Gallo Belotti.

Il primo, laziale nato a Subiaco, svolse la sua carriera a cavallo degli Anni Settanta e Ottanta, legando i suoi principali successi alla maglia granata del Torino, con cui vinse lo scudetto nella stagione 1975/76, formando quella formidabile coppia di attaccanti con Paolo Pulici, passata alla storia come i Gemelli del Gol. Fiorentina e Roma furono le altre tappe della sua carriera, prima di chiudere all’Udinese in Italia, con i giallorossi vinse due Coppe Italia, perdendo la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool ai tiri di rigore. Buona fu anche la sua carriera in Nazionale, raggiungendo l’apice con la vittoria al Mundial del 1982, giocando in tutte le partite e realizzando una rete contro Thomas N’Kono del Camerun, anche se in finale giocò solo sette minuti sostituito da Sandro Altobelli causa infortunio.

Una carriera, quindi importante con Graziani che ha avuto anche il merito di essere stato un tipo di giocatore per le cui caratteristiche è ancora oggi il sinonimo: generoso. La generosità è stata la dote principale che ne ha contraddistinto tutto il cammino agonistico, lo spendersi tutto in ogni partita correndo ovunque fosse necessario (giocando anche in porta un match di Coppa), magari anche a scapito della lucidità sottoporta, dove ha comunque realizzato 170 reti tra campionato e coppe, oltre alle 23 in Nazionale.

Andrea Belotti, per tutti “Il Gallo”, ha cantato già 13 volte quest’anno in campionato, eguagliando il suo record stagionale, ma questa volta non sembra volersi fermare.

Il bergamasco (di calcinate) Andrea Belotti gioca da attaccante, come Graziani, ha ventitre anni e un futuro tutto da scrivere. Potenza fisica e buone qualità tecniche ne fanno il centravanti del futuro sicuramente, proprio il fisico, più che un accostamento con Graziani, lo avvicina a Gianluca Vialli, ma anche a Christian Bobone Vieri per la dirompenza nelle conclusioni. Messosi in luce nel Palermo, dopo gli inizi all’Albinoleffe, Belotti con i gol delle ultime due stagioni (quarantadue nelle competizioni maggiori), dopo una buona trafila nell’Under 21 (diciotto presenze e nove reti), conquista anche la Nazionale, con cui esordisce proprio quest’anno nella sconfitta contro la Francia a Bari (tre a uno), ma con cui ha già realizzato tre reti nelle cinque presenze fin qui cumulate.

Graziani, Belotti, Vieri. Tre giocatori di tre epoche diverse accomunati da un fattore: il fiuto per il goal.

Per il modo di stare in campo, di andare alla conclusione, di muoversi lungo tutto il fronte di attacco, credo che veramente Vialli più che Graziani possa essere il suo termine di paragone.

C’è una cosa, però, che lega indissolubilmente Belotti, Graziani e le loro due epoche: la maglia granata, quella seconda pelle che hanno indossato e indossano con la passione e l’amore smisurato che solo il “Cuore Toro” può trasmettere.

Raffaele Ciccarelli

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