L’identità del Milan con e senza Berlusconi

E’ finita l’era di Milan=Berlusconi. E’ finita l’era in cui “sei del Milan? Ah allora sei di destra”. E’ finita l’era di commistioni (nette) fra politica e calcio. E’ finita l’era delle campagne acquisti faraoniche in procinto delle elezioni. E’ finita l’era in cui le elezioni si vincevano anche per le campagne acquisti faraoniche. E’ finita l’era delle bandane negli stadi di calcio, per contrapporsi alla “squadra di Berlusconi”. E’ finita l’era di “Mediaset è a favore del Milan”. E’ finita l’era di “non possiamo fare mercato perché dobbiamo pagare il Lodo Mondadori”. E’ finita l’era in cui sono dei processi e le susseguenti multe a decidere se il Milan farà acquisti. E’ finita l’era delle belle donne. E’ finita l’era in cui è Fininvest a decidere se il Milan sarà competitivo.

11 settembre 2004, i tifosi del Livorno (storicamente di sinistra) si presentano a San Siro indossando una bandana. Si trattava di una presa in giro per il look di Berlusconi di qualche giorno prima. A coronare il tutto, arriva la doppietta di Cristiano Lucarelli, attaccante che spesso e volentieri ha dimostrato di essere di sinistra.

E’ iniziata l’era dei dubbi. E’ iniziata l’era di “chissà da dove vengono ‘sti soldi”. E’ iniziata l’era delle ripetitive battute in cui si simula l’accento cinese.  E’ iniziata l’era della ricerca dei fondi. E’ iniziata l’era in cui sarà protagonista la squadra, non un presidente showman. E’ iniziata l’era del Milan azienda-moderna, non imprenditoria familiare. E’ iniziata l’era di Milan=Milan, anche se cinese.

Visione troppo ottimistica della nuova proprietà? Irriconoscenza? Rimane un ritorno all’importanza della squadra, slegata da fattori politici. Il Milan non dipenderà più dagli umori del suo presidente, dal periodo di elezioni, dalle televisioni che gli appartengono, dai problemi con la legge. Non ci saranno più, si spera, commenti sarcastici su allenatori e giocatori. Non si sentiranno più, forse,  affermazioni che facciano riferimento ad una superiorità di un uomo sul Milan (“Ho insegnato al Milan come si gioca al calcio“, 23 marzo 2001).

La riconoscenza è dovuta per i successi passati. La voglia di cambiare è giustificata non solo dai disastri recenti, ma anche dalla mancanza di serietà del personaggio.

L’ambito non è legato al Milan, ma il personaggio è sempre lui. Se Milan = Berlusconi, l’immagine della squadra è legata a doppio filo con quella del suo presidente.

Quella presenza forse simpatica, ma ridicola al tempo stesso, abbandonerà il suo posto. Con lui, chissà, forse se ne andranno anche titoli e vittorie. Forse no. Più probabilmente se n’erano già andati e ora si ha almeno la speranza che ritornino. In ogni caso è una “End of an Era” necessaria per il Milan e per i milanisti.

Il Milan torna ad essere una squadra di calcio, non un partito politico. Né un’esaltazione dell’ego di una personalità individuale.

Alfredo Montalto

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