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Il Biotestamento fa la storia

L’Italia del Biotestamento

Tra lacrime e applausi, il Biotestamento è finalmente legge


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Fonte: Avvenire

Una bella pagina parlamentare”. Il Biotestamento è legge

A rendersi protagonista è il Parlamento italiano, che dopo tanti sforzi è riuscito a dar vita ad una delle più belle pagine legislative italiane. Infatti, con 180 voti favorevoli, 71 contrari e 6 astensioni, la legge sul biotestamento è stata approvata finalmente anche al Senato tra applausi e lacrime.
Dopo le forti tensioni ed una lunga agonia durata 8 mesi, la normativa che regola il fine vita è divenuta legge di Stato grazie alla coalizione tra PD e Movimento 5 Stelle che hanno portato avanti questa battaglia, capitanata da Luigi Zanda. Una vittoria sofferta e che l’Italia aspettava da anni. Ad opporsi, i partiti del centrodestra e del mondo cattolico che hanno dato vita a sigle come “Il Movimento per la Vita italiano”.
Consenso informato. È questo ciò che introduce la nuova legge, cioè prevede che per procedere a un qualsiasi trattamento medico sia necessario il consenso del paziente. Il medico ha quindi l’obbligo di informare il paziente sui rischi e conseguenze del trattamento ancor prima di intraprendere le terapie. Altro elemento fondamentale della legge sono le disposizioni anticipate di trattamento.
Il 20 aprile 2017, il disegno di legge sulle “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento sanitario” era stato approvato alla Camera con ben 326 sì, 4 astenuti e 37 contrari. A colorare questo disegno, il Senato che in data 13 dicembre ha dato via ad “una scelta di civiltà”, come dichiarato dal premier Gentiloni.
La legge è stata promulgata in seguito al clamore mediatico e sociale suscitato – principalmente – dai casi di Dj Fabo, Welby, Englaro.

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Marco Cappato

Biotestamento. Cosa prevede la legge?

Il testo prevede che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito senza che vi sia il consenso libero e informato del paziente. Viene promossa e valorizzata “la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico, il cui atto fondante è il consenso informato”. Il paziente sarà libero di coinvolgere nella sua personale scelta di cura anche i suoi familiari.
Per quanto riguarda i minori «il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore».
Le Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), articolo 4, rappresentano il fulcro della legge insieme all’articolo 1 riguardante il consenso informato.
L’elemento chiave del testo di legge, prevede che: «ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali». Le Dat, sempre revocabili, risultano inoltre vincolanti per il medico e «in conseguenza di ciò – si afferma – è esente da responsabilità civile o penale». Devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata da notaio o altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, possono essere espresse attraverso videoregistrazione. In caso di emergenza o di urgenza, precisa inoltre il ddl, «la revoca può avvenire anche oralmente davanti ad almeno due testimoni».
Le DAT risultano inoltre vincolanti per il medico e sono esenti da responsabilità civili o penali. Sempre quest’articolo stabilisce le modalità di espressione della propria volontà: “Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, possono essere espresse attraverso videoregistrazione”. In caso di emergenza o di urgenza, precisa inoltre il ddl, “la revoca può avvenire anche oralmente davanti ad almeno due testimoni”.


La pianificazione delle cure

Altro punto importante ci viene fornito dalla pianificazione delle cure. Infatti, nella relazione tra medico e paziente «rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità».
L’articolo 2 invece è relativo alla terapia del dolore, che deve essere garantita anche in presenza di un rifiuto dei trattamenti sanitari da parte del paziente. 


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“Lasciatemi Morire in Pace”

Testamento biologico, Eutanasia, Suicidio assistito: le differenze

Il Testamento biologico non ha niente a che vedere con l’Eutanasia. Infatti, la pratica di quest’ultima che viene considerata ancora illegale nel nostro Paese, prevede che il paziente possa richiedere aiuto per morire trovandosi in condizioni da non potergli permettere una vita dignitosa. In questa pratica quindi, il medico procura la morte del proprio paziente che non può guarire da una malattia che gli provoca tante sofferenze, questo per quanto riguarda l’eutanasia attiva legale in Belgio, Olanda, Lussemburgo, in Oregon e in Cina per i malati terminali.
L’eutanasia passiva prevede invece l’interruzione delle cure che non possono giovare più nessun piacere al paziente e al quale poi viene somministrato un sedativo che accelera la morte.


Suicidio Assistito

Il suicidio assistito può definirsi come una via di mezzo, pratica che viene eseguita in Svizzera e per la quale Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, è sotto processo in Italia. In questo caso, viene appurato che la malattia sia di natura irreversibile e che quindi il paziente non abbia possibilità di guarigione. Un’equipe medica fornirà tutti gli strumenti necessari alla morte. Da qui suicidio assistito, poiché il personale medico non provoca direttamente la morte, ma aiuta solo il paziente mettendolo in condizione di compiere l’atto finale. Al malato viene fornito un farmaco il cui rilascio deve essere operato dal paziente premendo ad esempio un pulsante o anche per via orale. L’effetto quasi immediato di sedazione terminale è seguito dalla morte provocata da un arresto cardiaco in stato di totale incoscienza e senza dolore. Nonostante la pratica sia legale anche in Belgio, Spagna, Olanda e Germania, solo la Svizzera permette ai cittadini stranieri di usufruire di questa possibilità. Sono tanti gli italiani che scegliono, o meglio, che sono obbligati a scegliere la Svizzera per morire dignitosamente. Basti pensare che dal 2004 sono 150 persone che hanno fatto affidamento al suicidio medicalmente assistito partendo per la Svizzera per non tornare più. Ma questo è un fenomeno che non può essere misurato, mancano studi anche solo sul numero di richieste per morire oltre confine.

Il Biotestamento passa e piovono subito obiettori di coscienza

L’obiezione di coscienza non viene citata nel testo di legge e ben presto i medici cattolici si sono armati, pronti per un’altra crociata.
Sull’obiezione di coscienza da parte dei medici non sono stati posti limiti: il medico è libero di accettare o meno di mettere in pratica le Dat del paziente senza ripercussioni. Diverso il discorso per la struttura ospedaliera che, al contrario dei singoli medici, è obbligata a rispettare le volontà del paziente.
Nonostante questo, i medici cattolici si dichiarano del tutto contrariati.
«È chiaro che valuteremo caso per caso le volontà espresse dal paziente, ma prevedo un forte margine nel ricorso all’obiezione di coscienza da parte dei medici cattolici». Lo afferma all’Ansa il vicepresidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci) Giuseppe Battimelli, esprimendo «rammarico e contrarietà» per la approvazione della legge sul Biotestamento. Inoltre, la «esclusione della possibilità di sottrarsi all’applicazione della legge da parte di strutture sanitarie private accreditate, che hanno codice etico diverso, appare incostituzionale».

La Ministra Lorenzin ha fatto sapere che sebbene l’obiezione di coscienza non venga enunciata nella norma, verrà comunque garantita. Infatti ci sarà obiezione di coscienza se le richieste e le volontà del paziente si tradurranno in atti contrari alla Costituzione o Codice deontologico dei medici.

I medici di Milano però si dissociano e «salutano con favore la norma sul biotestamento approvata oggi dal Parlamento» e osservano che «la mediazione trovata a livello parlamentare risponde in più parti al documento promosso da A.M.C.I. Milano sul tema disposizioni anticipate pubblicato nel 2009 anche sul tema alimentazione\idratazione».

«La legge, frutto di un onorevole compromesso, rispetta i dettami della Costituzione e la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (diritto alla vita e alla salute) – scrivono i medici cattolici di Milano – e rispetta l’autonomia decisionale del malato e al contempo l’autonomia professionale e responsabilità del medico». Per i medici cattolici milanesi, la legge «valorizza la relazione di cura nella forte alleanza terapeutica medico-paziente e familiari, attraverso decisioni partecipate nella pianificazione delle cure. Garantisce la libertà del malato nella sua fragilità per non sentirsi abbandonato, né oggetto di un’applicazione rigida e impersonale di schemi terapeutici inadeguati o sproporzionati». «Dice un no chiaro all’eutanasia e va ben oltre l’accanimento terapeutico – sottolinea il dottor Alberto Cozzi, presidente dell’Associazione Medici Cattolici italiani, Sezione di Milano -. L’obiezione del medico non si pone perché il medico può disattendere le DAT quando sono palesemente incongrue».


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Foto Fabio Cimaglia / LaPresse


“La via italiana all’eutanasia”

La legge sul biotestamento ha da subito spaccato il Parlamento tra chi si è opposto dichiarandosi duramente contrario, a chi invece ha fortemente combattuto affinché il testamento biologico potesse dare libera espressione a chiunque su come morire serenamente.
La legge era stata approvata alla Camera il 17 aprile 2017 e dopo otto mesi di battaglie, revisioni e sforzi è stata finalmente approvata anche al Senato. Prima di passare al Senato, Lega, Pdl e Udc erano fermamente contrari alla legge, non del tutto convinti della correttezza del provvedimento. L’alleanza tra Pd e M5S ha però permesso al governo di ottenere la maggioranza e ignorare i dubbi degli oppositori.

Il provvedimento sul biotestamento è “la via italiana all’eutanasia” così Gaetano Quagliariello aveva annunciato il voto contrario del suo gruppo al Senato FL – Idea. Ad appoggiarlo il capogruppo della Lega Gian Marco Centinaio. “Questa legge è anticamera all’eutanasia, volete far morire di sete e di fame le persone, quindi – conclude – votatela, non saremo mai vostri complici”.
I punti contestati prima dell’approvazione riguardavano la possibilità di un cambio di volontà del paziente nel periodo della malattia, sopratutto nel caso in cui questo non fosse più in grado di intendere, e la possibilità dei medici di sottrarsi all’applicazione di un Biotestamento perché contrario alla propria etica personale. Nonostante però la legge chiarisca entrambi i punti per i partiti di opposizione con ideali cattolici la legge è solo il primo passo verso l’eutanasia.
Per quanto riguarda le modifiche alle Dat, la legge stabilisce che possono essere fatte in qualsiasi momento sia dal paziente che dal fiduciario, ovvero la persona incaricata di far rispettare le volontà del firmatario del Biotestamento.

Il Biotestamento, la legge di Dj Fabo, Welby, Englaro

La legge sul biotestamento ha dovuto aspettare 11 esasperati anni dalla morte di Pierluigi Welby prima di essere promulgato. Dallo scorso 5 aprile si era accesa la speranza che il testo del biotestamento potesse essere approvato, avendo superato il bando di prova nelle prime votazioni grazie alla maggioranza composta da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Mdp e Sinistra Italia.
Molti gli eventi che hanno portato alla realizzazione del biotestamento. Ad iniziare questa battaglia fu Pierluigi Welby attivista e co-presidente dell’Associazione Coscioni. Colpito da anni dalla distrofia muscolare, inviò al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, una lettera in cui chiedeva l’eutanasia. Il 16 dicembre 2006 il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby di porre fine all’accanimento terapeutico, dichiarandola “inammissibile” a causa del vuoto legislativo su questa materia. Pochi giorni dopo, Welby decise di porre fine alla sua agonia così, chiese al medico Mario Riccio di staccare il respiratore. Riccio fu indagato e poi assolto dall’accusa di omicidio del consenziente.

Nel 2007 Giovanni Nuvoli, malato di Sla di Alghero chiese anch’egli che gli venisse staccata la spina, cosa che però il tribunale di Sassari si rifiutò di concedere. Nuvoli diede così inizio ad uno sciopero della fame e della sete che lo portò alla morte.
Nel 2009 fu il caso di Eluana Englaro, rimasta 17 anni in stato vegetativo, la Cassazione per ben due volte non si pronunciò a favore della sospensione della nutrizione e idratazione artificiale non rispettando il desiderio della giovane di Lecco, che in vita aveva espresso la volontà di porre fine alla sua vita se mai si fosse trovata in condizioni simili.

Mario Fanelli malato di Sla, morto per cause naturali nel 2016, chiedeva una legge sull’eutanasia. Nello stesso anno, Walter Piludu, ex presidente della provincia di Cagliari malato di Sla, è morto con il cessare dei trattamenti e ottenendo il distacco del respiratore dopo l’autorizzazione del Tribunale di Cagliari. L’ultimo è il caso di Dj Fabo (Fabiano Antoniani) che all’età di 39 anni a causa di un grave incidente stradale divenne cieco e tetraplegico, ha scelto di morire in una struttura in Svizzeria recatosi con Marco Cappato per ottenere il suicidio assistito. In precedenza Dj Fabo si era rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché potesse morire con dignità, desiderio che però venne rifiutato.

A distanza di tre settimane il caso di Davide malato di Sclerosi Multipla dal 1993, anch’egli è stato costretto a scegliere l’eutanasia in Svizzeria che riteneva la sua “vita come una condanna da scontare” e non più da vivere.
Lui come tanti altri “chiedeva di “essere libero di morire”. Casi ai quali si aggiungono i cinque malati che l’Associazione Coscioni ha accompagnato in Svizzera per ottenere l’eutanasia. “Da marzo 2015 – afferma Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia legale –abbiamo aiutato 233 persone a mettersi in contatto con i centri svizzeri per il suicidio assistito”.

 

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