Black Bloc durante una manifestazione

Black Bloc: i drughi neri

Dove e quando sono comparsi i Black Bloc?

Nel 2001 a Genova, durante il G8. A Seattle nel 1999. A Praga nel 2000, durante la riunione del FMI e della Banca Mondiale. In queste e molte altre occasioni i Black Bloc c’erano. Nascosti dietro maschere nere, a portare violenza durante le manifestazioni pacifiche. Ma chi sono i Black Bloc?

Il termine “black bloc” significa Blocco Nero. È la traduzione del tedesco “schwarzer block”, espressione coniata dai media tedeschi, alla fine degli anni 70, per indicare gruppi autonomi di manifestanti, vicini alla sinistra extraparlamentare, che protestavano contro il nucleare.

Black Bloc durante un corteo, vestiti di nero ed equipaggiati con maschere e caschi
Black Bloc durante un corteo, vestiti di nero ed equipaggiati con maschere e caschi

L’analisi delle caratteristiche comuni di questi particolari manifestanti è possibile attraverso un confronto delle diverse manifestazioni che, a livello globale, hanno riscontrato questo tipo di fenomeno. Le occasioni più evidenti di presenza di Black bloc sono state numerose e diffuse in gran parte del mondo occidentale, soprattutto in America ed Europa. In particolare a Seattle nel 1999 durante la conferenza dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), nella quale si discutevano importanti scambi commerciali, vi furono proteste massicce, tali da interrompere i negoziati. Anche a Praga, nel 2000, durante la riunione del FMI e della Banca Mondiale, la situazione degenerò: la città fu letteralmente messa sotto assedio dai Black Bloc, e dai tre cortei di manifestanti che circondarono il Palazzo dei Congressi, difeso da migliaia di poliziotti.

Poi nel 2001 in Quebec, a Goteborg e, più vicino a noi, a Genova.

Caratteristiche

Ma cosa accomuna questi eventi? Chi sono i Black Bloc?

Le caratteristiche dei Black Bloc sono così riassumibili:

  • Sono manifestanti che agiscono in gruppo omogeneo. Ricercano lo scontro violento con le forze dell’ordine durante pacifiche manifestazioni di protesta.
  • Abbigliamento: è un aspetto fondamentale che li caratterizza. Si vestono di nero, spesso indossano caschi o maschere antigas, sono armati di bastoni o spranghe.
  • Tattica: marciano in gruppo, cercano di forzare i blocchi di polizia, danno fuoco alle auto, distruggono vetrine di negozi, spesso banche o società multinazionali, e costruiscono barricate dando vita ad una vera e propria guerriglia urbana.
  • Ideologia: non sono dei semplici vandali. Appartengono a movimenti di impronta anarchica, anti-capitalista e No global. Non hanno uno statuto. Si riuniscono per contestare violentemente contro le organizzazioni economiche mondiali, le multinazionali, le banche, le università private, e tutti gli altri simboli che riflettono la globalizzazione e il capitalismo.

I Black Bloc e l’immaginario collettivo

In Italia gli scontri più accesi si sono avuti a Genova nel 2001, durante il G8, a Roma nel 2011 e a Milano nel 2015. A Genova l’evento creò scalpore poiché nel caos della crescente violenza e confusione, dalle forze dell’ordine partì uno sparo che uccise Carlo Giuliani, manifestante pacifico che aveva il volto scoperto.

In particolare dopo i fatti di Genova, l’immaginario collettivo ha subito una forte influenza e distorsione. Ne è risultata l’equazione “No global = delinquente”. Chi, da casa, ha assistito alla vicenda e non ha avuto una certa capacità di discernimento, è giunto inevitabilmente a questa conclusione. È una conclusione errata perché chi è contro la globalizzazione, nella maggior parte dei casi, lo è in modo costruttivo: protesta perché il contadino abbia più diritti e non sia sopraffatto dalle multinazionali, perché il piccolo commerciante non sia soffocato dal fisco o dai debiti con le banche, perché le popolazioni del terzo mondo non soffrano la fame. E molti altri motivi. Motivi che possono essere condivisibili da chiunque, ma che nel calderone della delinquenza finiscono per essere travisati. A Genova non c’erano solo Black Bloc: la maggior parte dei manifestanti appartenevano ad Azione Cattolica, all’Arci, a movimenti pacifisti, buddisti, cattolici e atei.

Questa particolare situazione, per cui i Black Bloc stessi creano disaffezione per il No global tra i cittadini, ha fatto giungere molti a conclusioni “complottiste”: i Black Bloc potrebbero essere al servizio delle autorità e delle multinazionali, proprio per mettere in cattiva luce le espressioni contro la globalizzazione. Sembra una tesi un po’ estrema, ma che lascia spazio a delle riflessioni.

Black Bloc in Via Pagano a Milano, durante la manifestazione No Expo del 2015
Black Bloc in Via Pagano a Milano, durante la manifestazione No Expo del 2015

Come arginare questo fenomeno

Nonostante non esista un manuale su cosa sia un Black Bloc e come riconoscerlo, il loro modo di esporsi, attraverso le caratteristiche sopraccitate, dovrebbe renderli abbastanza visibili alle forze dell’ordine nel corso di una manifestazione. Riassumendo, sono un gruppo omogeneo, i cui membri sono vestiti di nero, equipaggiati con armi per un eventuale scontro. La distinzione tra un individuo così conciato, in mezzo ad altri individui simili, e un manifestante pacifico (ipoteticamente) con fischietti e cartelli, non dovrebbe essere così complessa. È anche vero che c’è da tenere in considerazione la confusione che si crea durante un corteo. Inoltre i Black Bloc spesso si mescolano alla folla, prima delle azioni violente, e si dileguano nella stessa, dopo gli atti eversivi.

A questo si aggiunge che gli obiettivi politici dei Black Bloc, fino a prova contraria, sono limitati al rifiuto della globalizzazione e del capitalismo. Dunque la tipologia di manifestazioni e cortei che prediligono è generalmente di stampo economico-politico. In questi casi la presenza di forze dell’ordine dovrebbe essere più massiccia.

Samuele Nardi

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