Blue Whale: il fenomeno ricorda un po’ troppo un episodio di Black Mirror

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bbc.com

Quanto vale la verità sul gioco dei suicidi?

Succede qualcosa, nasce una notizia, il fatto viene discusso e tramandato.  Sembra un processo semplice, lineare, invece non lo è per niente. Sì, perché la storia può rivelarsi una bufala ben congeniata, le fonti possono mentire, i dati essere modificati e alla fine tutto può esser messo in discussione da chiunque. Quando il chiunque ottiene l’assenso di molti, nasce la seconda versione di una notizia. Con questo non si intende la riproposta di un fatto, che per svariati motivi può essere riconsiderato o smentito, ma ci si riferisce alla spasmodica pubblicazione di notizie chiarificatrici, che demoliscono quelle precedenti sulla base di statistiche precarie con la sola, o almeno apparente, intenzione di ottenere più visibilità. In questi momenti si rompe un equilibrio sottile ma necessario, l’equilibrio della verità.

Un processo di smentita e scissione di notizie è accaduto anche con il famoso Blue Whale; il gioco ideato da uno psicologo russo che attraverso lo stalking e le minacce induce i ragazzi ad affrontare prove psicologiche fortemente debilitanti che li spingono al suicidio.
Sembra siano stati parecchi i giovani a gettarsi dal palazzo più alto della loro città perché soggiogati dai curatori del Blue Whale, eppure il tutto viene contraddetto da testate che dichiarano falsi questi tragici eventi. Sembra inutile iniziare una caccia alla bufala, le smentite non reggono nessuna valida argomentazione statistica e anche se lo facessero l’attenzione del mondo non dovrebbe sprecarsi a seguire una battaglia mediatica all’insegna di una verità evanescente. Quello che dovrebbe colpire l’attenzione di chi segue inorridito le vicende del Blue Whale è ben altro.

Bufala o meno, stalking e bullismo vivono e si nascondono dietro a quella tecnologia che si sta velocemente impossessando della nostra umanità. Il lato oscuro di ciò che è estremamente utile nella società contemporanea ottenebra spesso le menti dei più giovani.
I casi di cyber-stalking e cyber-bullismo, ma anche di identità rubate e privacy violate, crescono con il crescere della tecnologia, con lo sviluppo dei social e con l’aumento di bambini che sempre più giovani accedono ad internet senza supervisione.

Non sembra poi così strano che scrittori e registi si siano cimentati nella realizzazione di opere ambientate in futuro prossimo in cui i social media e la violazione della privacy sono i protagonisti indiscussi. Si tratterà del frutto della fantasia di artisti o di geniali deduzioni di menti visionarie?
E se non venisse concesso nessun limite all’avvento della tecnologia e dei social media, siamo sicuri che episodi alla Blue Whale non si verificherebbero all’ordine del giorno? Perché in parte accadono già, perché forse non potranno far altro che aumentare.

A questo proposito è bene portare l’attenzione su una serie televisiva americana: Black Mirror. Nel terzo episodio della terza stagione di questo tv-show, succede qualcosa che sembra avere sin troppo in comune con il gioco dei suicidi. Ovviamente non possiamo affermare che l’inventore del Blue Whale si sia lasciato ispirare da Black Mirror né confermare che la bufala, ammesso che sia tale, abbia preso spunto da un episodio qualunque. Nonostante questo, non è la prima volta che il telefilm in questione viene citato da testate giornalistiche per aver in qualche modo predetto o analizzato eventi sociali.

immagine tratta dal terzo episodio della terze stagione della serie.

Il titolo dell’episodio è “Zitto e balla”, ne è protagonista un adolescente di nome Kenny che viene ripreso da hacker attraverso la webcam del proprio PC. Per via di questa intima ripresa il ragazzo viene ricattato da persecutori anonimi che lo minacciano di diffondere il video rubato. A questo punto, Kenny ed altre vittime si vedranno costretti ad affrontare un gioco pericoloso che li condurrà ad una fine spiacevole.
Se in alcuni casi Black Mirror ci ha messi faccia a faccia con possibili scenari futuri, “Zitto e balla” ricrea un’ambientazione riconoscibile e dagli eventi facilmente attuabili nella nostra società. Il tema della privacy è qualcosa di reale e sentito, come quello della vergogna e del soggiogamento.

In Black Mirror vediamo un ragazzino immaturo che viene stalkerato da giustizieri anonimi che pensano di avere il dovere di ripulire il Mondo da coloro che non meritano di viverci. Non è anche di questo che è stato accusato il padre del Blue Whale? Ma soprattutto, non sono ragazzini ingenui e chiusi in se stessi, come Kenny, ad essere stati presi di mira in Russia?

Questo è un fortissimo esempio di come la società può essere descritta e predetta da autori e registi che con il loro lavoro cercano di far riflettere i propri spettatori.
Non si può essere certi sul futuro che ci attende ma si può sempre fare in modo di vivere in un presente libero da ogni paura.

Eleonora Postai

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