Il buon proposito del Lunedì: non Procrastinare

Produrre è l’unico vero grande imperativo delle nostre società moderne, dimostrare ciò che si vale, concretizzare ciò che si è, parlare coi fatti risparmiando i pensieri. Ma se nello sprint a perdifiato verso l’iperproduttività il tempo a disposizione è sempre meno non riusciamo proprio ad esimerci dal procrastinare quel che davvero conta.

 

Sarà capitato a tutti di prendere posto in una delle affollatissime biblioteche pubbliche con la ferma intenzione di studiare l’intero programma dell’ormai prossimo esame e di ritrovarsi, nel giro di pochi minuti, penna in mano ad adornare la propria agenda con sontuosi ghirigori o a guardare su Youtube una compilation di ‘’guilty dogs’’.
E quanti realizzano tutto d’un tratto che è arrivato proprio il momento di dare una pulita alla cartella spam della propria posta elettronica o che sarebbe meglio controllare, ‘’solo per un attimo’’, se davvero non ci sono notifiche su Facebook o se la pagina non si era caricata a dovere.

Ma di cosa stiamo parlando ?

Per molti la procrastinazione è una forza misteriosa che impedisce di portare a termine i compiti più urgenti, di badare alle scadenze più vicine o agli eventi più importanti della nostra vita.
Una forza che può avere conseguenze estremamente negative in termini di rendimento e produttività, sia nel campo lavorativo che in quello degli studi, e tradursi talvolta in veri e propri sintomi psicopatologici, come dimostra uno studio della Case Western Reserve University.
Tuttavia le ragioni che portano un individuo a ‘’rimandare a data da destinarsi’’ non sono ancora così chiare.

Per gli psicologi si tratta di una strategia di evitamento, un meccanismo cognitivo propriamente detto di ‘’coping’’, che spinge ad allontanare fonti di ansia e stress con una qualche attività ‘’maschera’’, secondo le neuroscienze invece si tratterebbe di un conflitto a livello neurologico tra due diverse aree del nostro cervello: il sistema limbico, che regola istinto ed emozioni e che suggerisce di evitare compiti correlati a sentimenti negativi, e la corteccia prefrontale, la porzione razionale del nostro encefalo, che invece cerca di elaborare buoni motivi per svolgerlo, come spiega questo video di Shopify.

                                               

Nuove prospettive 

Una riflessione di assoluto interesse arriva dal filosofo Costica Bradatan, apparsa in un suo saggio pubblicato sul New York Times. Una delle cause fondanti del nostro rimandare sarebbe la perdurante insistenza al perfezionismo, ‘’Il procrastinatore è folgorato dall’immagine perfetta di ciò che deve ancora nascere […] è incantato da quella purezza e da quello splendore’’ scrive.
Una tendenza ben illustrata da un racconto di origine iraniana, quello dell’Architetto di Shiraz o ‘’colui che progettò la moschea più bella al mondo’’.

Si racconta che nel paese una volta scoperto che era stata ideata una struttura senza eguali, un palazzo ‘’divinamente sofisticato’’, giunsero da ogni dove i più famosi costruttori implorando di poterla costruire, altri per offrire oro ed ogni ricompensa in cambio di quei progetti, altri ancora per potersene appropriare.
Ma con sorpresa di tutti l’architetto, dopo tre giorni e tre notti spese nelle camere del suo studio, all’alba del quarto diede alle fiamme tutte le carte: non poteva sopportare l’idea che quello che era un progetto impeccabile, figlio della perfezione, una volta costruito non avrebbe mai potuto rappresentare la perfezione stessa.
Avrebbe patito la forza distruttiva del tempo, la decadenza, la condanna d’esser venuto al mondo.
Meglio allora custodirlo nella propria mente, in tutta la sua intangibile perfezione.

Sebbene si tratti di un semplice e breve racconto, viene a delinearsi molto chiaramente una caratteristica fondante del nostro pensiero: quella che vede la realtà non essere mai all’altezza del nostro pensare, ogni creazione della nostra mente non riuscire mai a tradursi in qualcosa di impeccabile, di ideale.
Ed infatti non c’è problema risolto più elegantemente che nella nostra mente, tesi scritta meglio che nei nostri pensieri, esame preparato più scrupolosamente che nel nostro immaginario.

E’ inequivocabile, riflettere in questi termini risulta essere terribilmente frustrante, ‘’prendere coscienza che, nonostante tutti i buoni propositi, siamo agenti del degrado ci fa soffrire in modo insopportabile’’, e basta pensare all’ultima volta che abbiamo lottato contro noi stessi per impedirci di rimandare nuovamente qualcosa per capire quanto queste parole abbiano il sapore della verità.

 

Ma altrettanto vero è che il perfezionismo è solo uno stato mentale dannoso in un mondo imperfetto, dove ogni creazione è imperfetta per definizione.
Il buon proposito dev’esser quello di non accettare passivamente il fallimento ma bensì di agire in modo disilluso, di mettersi in moto, di correre rischi opportuni, senza badarvi troppo.

In fondo non ha senso preoccuparsi che le cose possano andare storte quando di per sé lo hanno già fatto.

Filippo Gabetta

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