contro il burkini

Contro il Burkini, alla luce del sole

In bikini contro il burkini

Il 14 luglio è stata una giornata molto significativa per l’affermazione di una libertà che molte donne del mondo si vedono ancora negata. Nella spiaggia di Annaba (in Algeria) è successo qualcosa che ha avuto una straordinaria potenza mediatica e simbolica.

migliaia di donne contro il burkini
donne in protesta contro il burkini

Più di tremila donne algerine si sono date appuntamento, grazie ai social network, proprio sulle rive di questa spiaggia. Il motivo? Protestare contro l’uso obbligatorio del burkini, l’indumento che ormai in molti paesi del Maghreb sostituisce il bikini da spiaggia.

Perché proprio il Burkini?

Il burkini (o burqini) è l’unione delle parole burqa e bikini e viene considerato il costume da bagno femminile. E’ composto da una cuffia per coprire i capelli, una tunica di lunghezza media e pantaloni integrati ed è realizzato con materiale sintetico molto simile a quello di un normale costume da bagno.

donna con burkini
una donna in burkini

Nei paesi a religione islamica, soprattutto quelli caratterizzati da integralismo religioso, il burkini è considerato la soluzione migliore. Esso infatti permette alle donne di stare in spiaggia senza mostrare di mostrare alcuna nudità. Le donne musulmane dunque possono fare il bagno senza mostrare parti del corpo, ad eccezione di viso, mani e piedi. Ed in questo modo possono obbedire ancora una volta ai dettami dell’ Islam, o meglio dell’ islamismo.

Per questo la ribellione delle donne algerine datata 14 luglio ha qualcosa di straordinario in sé. Non è una rivoluzione della donna emancipata occidentale. E non è nemmeno la protesta di alcuni comuni occidentali contro l’uso del burkini per ragioni di sicurezza. E’ un gesto estremamamente coraggioso.

Un gesto coraggioso

Sì perché unirsi contro le imposizioni dei fondamentalisti in un paese come l’Algeria, è sicuramente un gesto pieno di coraggio. Una decisione presa da donne appartenenti a qualsiasi ceto sociale, che si presentano in spiaggia con in bikini. Manifestando così la volontà di avere una scelta e decidere per loro stesse. E lasciano toccare i loro corpi dai raggi del sole per un motivo ben preciso: contestare la mancanza di libertà. Perché è da tempo che, proprio in quelle zone, esiste una sorta di ‘polizia balneare’ incaricata di intimidire le bagnanti che non si attengono all’uso del burkini. 

Per noi, forse, è più difficile comprendere l’importanza di un’ azione come questa. La nostra società indubbiamente non è governata da un regime così estremista. E, sebbene i passi da fare verso la libertà d’espressione per le donne siano ancora molti, siamo sicuramente più avanti. Ma è proprio per questo che dobbiamo ammirare e riflettere sul gesto compiuto dalle donne algerine.

Immaginate: ora che siamo in estate, vogliamo andare a prendere il sole e magari lasciare che la nostra pelle si scurisca un po’. Decidiamo di andare in spiaggia e appena ci stendiamo sul lettino, arrivano dei signori che segnalano la nostra trasgressione e ci intimano di non stare in bikini. Per noi sembra strano anche solo pensarlo, ma che emozione provereste? Umiliazione, rabbia, senso di ingiustizia, timore. Sentimenti accomunati da un unico denominatore comune: la mancanza di scelta

Più che l’uso del burkini in sé, è l’impossibilità di scegliere per se stesse che è inaccettabile. Ecco perché questo movimento è sorprendente. E ancora di più stupisce che un’ ondata di donne si siano date appuntamento grazie ai social. Mezzi di comunicazione e condivisione che rappresentano la libertà dei giorni moderni. Anche questo ha un suo valore. E questo valore merita conseguenze politiche e sociali favorevoli alla diminuzione di una discriminazione che, qualsiasi luogo interessi, ormai è diventata sempre meno accettabile. 

Carola Varano

 

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