Ivrea si tinge di arancione: è Carnevale

Il Carnevale più battagliero d’Italia

Da www.originalia.it

Come ogni anno, febbraio ci propone una quantità imprecisata di sfilate che attraversano i quartieri centrali di varie città, tra coriandoli sgargianti e maschere di ogni forma e colore: è arrivato il Carnevale.

La manifestazione che, tra tutte, si distingue per la propria originalità e il mantenimento delle tradizioni del Paese che la ospita, è lo Storico Carnevale di Ivrea – per gli amici la “Battaglia delle Arance” -. In realtà, i fan più sfegatati della storica manifestazione carnevalesca sanno bene che la guerra a suon di agrumi non è altro che una parte del cerimoniale eporediese: ecco gli elementi più significativi.

I protagonisti

L’eroina della festa è la Mugnaia, protagonista dell’episodio che, ogni anno, viene rievocato in una sorta di spettacolo teatrale a cielo aperto. La leggenda narra che la giovane Violetta, novella sposa del marchese Ranieri di Biandrate, si oppose allo jus primae noctis – il diritto di un signore feudale di trascorrere la prima notte di nozze con la propria sposa -. Estraendo un pugnale dalle vesti, mozzò la testa del tiranno mostrandola al popolo dagli spalti del Castello delle Quattro Torri.

Lo storico quadro viene completato dal Sostituto Gran Cancelliere, il Magnifico Podestà e il Corteo con le Bandiere dei Rioni rappresentati dagli Abbà, dai Pifferi e dai Tamburi. Sono proprio questi ultimi due gruppi a dare ufficialmente il via al Carnevale di Ivrea: quest’anno hanno sfilato durante la marcia di apertura che ha avuto luogo il 6 gennaio. Contraddistinti dal Berretto Frigio, si dice che al tempo di Emanuele Filiberto risiedessero nel Castello. Non è difficile immaginare quali strumenti suonino nel corso del corteo di apertura.

Giovedì Grasso

Il Generale, garante del corretto svolgimento della manifestazione da oltre due secoli, dispone che tutti i cittadini presenti in piazza indossino il Berretto Frigio: dalla domenica sarà strumento essenziale per non essere bersagli del getto delle arance. Il berretto a forma di calza tipico di Pifferi e Tamburi, infatti, indica l’adesione ideale alla rivolta popolare e l’aspirazione alla libertà.

La Battaglia delle Arance

Ci siamo: è domenica e lo storico conflitto eporediese, unico nel suo genere, è ormai prossimo.
La Battaglia delle Arance è la rievocazione della ribellione popolare alla tirannia: il popolo è rappresentato dagli aranceri a piedi, sprovvisti di protezioni, che lanciano agrumi contro le armate del Feudatario, cioè i tiratori sui carri che, trainati da cavalli, attraversano le vie di Ivrea. Per ricordare le antiche armature, sono muniti di maschere e protezioni.

Spremute mancate

A questo punto è necessario parlare delle vere protagoniste del carnevale eporediese: le arance. Più che protagoniste, potremmo definirle vere e proprie armi utilizzate da entrambi gli schieramenti durante la Battaglia; hanno origini calabresi e non sono adatte al consumo, per questo la polemica sugli sprechi non ha ragione di esistere. In più, i cadaveri arancioni lungo le vie di Ivrea vengono raccolti dall’azienda dei servizi ambientali della città e posti in particolari vasche in attesa che divengano concimi naturali per uso agricolo.

Da http://radionumberone.it

The end

Il finale della storia vede l’Abbruciamento dello Scarlo, il palo rivestito di erica e ginepro presente in piazza di Città: la Mugnaia, nel momento in cui gli Abbà, con una fiaccola accesa, appiccano il fuoco, leva alta la spada finché la bandiera tricolore in cima allo Scarlo non si sia totalmente bruciata.
Quanto più velocemente le fiamme risalgono il palo, tanto più la folla si rallegra, come fosse un buon auspicio per l’anno da poco iniziato.

A questo punto non possiamo far altro che sperare che le fiamme divorino la bandiera nel minor tempo possibile.

Chiara Manetti

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