La censura del Web in Cina, spiegazione semplificata

Quando la verità viene sostituita dal silenzio, il silenzio è una menzogna. (Yevgeny Yevtushenko)

Il web è stato creato come un’entità libera. Libera in quanto priva di istituzioni che la regolino, libera in quanto priva di censura. Eppure, di anno in anno, questa presunta libertà del web viene sempre più messa in discussione. Si crea una forma di proprietà privata sulla rete: diverse aziende/marchi stanno accentrando le molte funzioni presenti sul web: si tratta, per esempio, di Facebook e Google. Vista la sempre maggiore importanza assunta dal web al giorno d’oggi, a ciò si aggiungono anche diverse istituzioni. Stati e aziende creatasi al di fuori della rete, iniziano a far valere le proprie ragioni sulla rete.

Nonostante ciò, pochi stati nel mondo praticano una censura evidente e riconosciuta. La Cina è uno di questi pochi. Dopo una lunga guerra contro diversi celebri siti occidentali, nel dicembre 2014 i vari Facebook e Google sono stati definitivamente eliminati dai server cinesi.

Rimangono dei metodi per accedervi, non troppo legali però. Sono principalmente tre: l’utilizzo di server proxy che rimandano a siti al di fuori della Cina (un proxy server è un indirizzo IP che fa da ponte per la comunicazione fra due computer), l’utilizzo di Virtual Private Network (una rete privata virtuale che utilizza una rete pubblica per effettuare connessioni, ecco una spiegazione più dettagliata) o la steganografia (comunicazione segreta, in cui dati rilevanti sono mischiati a dati irrilevanti).

Esempio di steganografia

Il funzionamento della censura cibernetica cinese

Nel 1998, la Cina dà avvio al progetto chiamato Golden Shield Project e soprannominato, al di fuori della Cina, The Great Firewall (gioco di parole con “The Great Wall”, la Grande Muraglia cinese). Si basa su una tecnologia firewall, cioè un sistema di protezione che filtra il traffico in entrata e in uscita.

Questo meccanismo di protezione si basa su due caratteristiche principali del sistema Internet cinese:

  • Presenza di un numero notevolmente basso di canali fibra. Meno canali su cui intervenire=più facile il controllo.
  • Router specchio. Si tratta di un proxy server che filtra l’intera rete Internet cinese.

La presenza dei router specchio, grazie al numero basso di canali fibra, rende controllabile tutto ciò che avviene sul web. Ma a questo punto come viene impedita la connessione ai diversi siti internet? Il metodo principale è quello di bloccare l’indirizzo IP del sito. Nel caso non sia possibile, può essere alternativamente bloccato l’URL (l’indirizzo del sito, ad esempio www.brockfordpost.it è un URL) o il dominio (nome che identifica in maniera precisa il nome di un privato, ente o azienda, di un’organizzazione su Internet, più informazioni qui). Il blocco del sito può essere derivato dall’utilizzo di parole censurate o dal controllo del contenuto storico del sito.

greatfirewallofchina.org è un sito nato per testare quali siti siano visibili in Cina e quali censurati

Attraverso il Golden Shield Project avvengono anche attacchi ai siti “non graditi”. Si può trattare di attacchi “denial-of-service“: un grande numero di indirizzi IP destinato a siti cinesi, viene dirottato verso siti stranieri che si intende ostacolare. Questo causa il blocco del sito attaccato, a causa del numero esagerato di connessioni al sito stesso. Un altra forma di attacco, è l’iniezione di codice malware all’interno del sistema del sito: si tratta, più banalmente, di un virus informatico.

Vantaggi anche economici

L’utilizzo di questa forma di censura su Internet ha lo scopo di impedire che i cittadini cinesi trovino sul web informazioni che il governo cinese non vuole che siano trovate. Ma vi sono anche delle piacevoli ripercussioni economiche fortemente legate a questo processo. L’aver bandito siti come Google, Facebook e Ebay ha permesso lo sviluppo di siti puramente cinesi come Baidu (motore di ricerca cinese), Tencent (social network cinese) e Alibaba (piattaforma e-commerce cinese). Gli 1.3 miliardi di abitanti della Cina, non potendo più utilizzare i siti esteri bloccati dal loro governi, si sono connessi ai loro corrispettivi cinesi. Ed ecco che le aziende cinesi operanti sul web si sono arricchite, favorendo dunque l’economia del potente stato asiatico.

Alfredo Montalto

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