Chi vive nei sotterranei di Pechino?

Un milione di cinesi sogna la luce

A Pechino negli ultimi 10 anni i prezzi degli affitti sono quadruplicati, costringendo migliaia di persone a vivere sottoterra. Sono quasi un milione i cinesi che non possono permettersi un alloggio, costretti a vivere nei bunker da cui è difficile distinguere il giorno e la notte.
 
La tribù dei topi
Negli anni Sessanta la Cina di Mao -a causa delle famose tensioni con l’ex URSS- decise di proteggersi da un’eventuale guerra nucleare, costruendo circa 6mila rifugi che arrivano fino a 18 metri sotto il livello stradale. I bunker anti-atomici esistono ancora e attualmente circa un terzo della popolazione vive in questa “città al buio”, in piccoli alloggi perennemente a rischio. Vivono in tuguri stretti e freddi e la gente li chiama “la tribù dei topi”. Ma quelli che hanno deciso di risparmiare sugli affitti, hanno poco a che fare con i topi, sono infatti persone comuni: giovani laureati in cerca di fortuna, piccoli impiegati o neo insegnanti. Lavorano, sono parte di un ciclo produttivo e contribuiscono all’economia del Paese. Persone che vivono al buio sognando la luce.
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Corridoi dei sotterranei- Pechino
Corridoi dei sotterranei – Pechino
 
Vivere in 10 metri quadrati
L’affitto medio per un alloggio nei sotterranei ammonta circa a 60 euro al mese per 10 metri quadrati, in cui il bagno è condiviso, solitamente con più di 50 persone. Una casa senza finestre in cui vigono delle regole: vietato l’utilizzo di bollitori per l’acqua, pentole a pressione e coperte elettriche, cucinare è tendenzialmente proibito e bisogna stare molto attenti all’utilizzo del gas. Il tutto teso ad evitare intossicazioni o incendi. I rischi e pericoli sono molto alti e secondo un’inchiesta del Global Times, nei prossimi cinque anni sarà vietato alloggiare nei bunker. Per vivere quaggiù, al buio, senza riscaldamento e in spazi molto stretti, bisogna abituarsi anche all’odore di putrido e muffa che spesso invade i corridoi. Alcune tane sotterranee però, sono diventate piccole zone commerciali per servire i residenti, come mini-supermercati o una sala comune dove poter chiacchierare, rendendo il luogo più accogliente.
 
Una città distopica
Dal 2004 l’affitto dei sotterranei è stato liberalizzato e lo stato ha consegnato alcune licenze a gestori ritenuti fidati. Ma dal 2010, quando la Cina è diventata seconda economia mondiale, ha fatto un passo indietro, vergognandosi dei suoi “topolini”. Attualmente non è molto chiaro quali saranno le linee che Pechino seguirà a riguardo ma l’accesso ai sotterranei è limitato e vietato ai curiosi. Quel che è certo è che un milione di persone vivono sperando in un futuro migliore, ambiscono a una crescita verticale e sognano una casa con le finestre.
Viola Chemi

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