All’improvviso un botto: Chris Paul ai Rockets

Non ce ne voglia il buon Jimmy Butler passato, nel giorno del draft, a Minnesota in cambio di Zach LaVine, Kris Dunn e la fresca settima scelta Markkanen. Ci scusino Boston Celtics e Philadelphia 76rs con il loro scambio di scelte. Ci perdoni anche LaVar Ball che sta pian piano vedendo sorgere l’era BBB con il suo Lonzo ai Lakers.

La vera scossa di mercato è andata in scena nella giornata di ieri tra Houston e Los Angeles, sponda Clippers.

“Source: Terms of Clippers-Rockets deal: For , Houston sends Williams, Beverley, Dekker, Liggins, Hilliard, Harrell, Wiltjer, FRP + $661K”. Adrian Wojnarowski, The Vertical

CP3 è Chris Paul, probabilmente il miglior playmaker della Lega, difensore eccelso, assistman sopraffino, All-Star acclamato e probabilissimo futuro Hall-of-Famer.

I Rockets + Paul

Una premessa è d’obbligo: siamo all’inizio del mercato, Houston avrà davanti alcuni mesi per completare e bilanciare il roster.

I Rockets rinunciano ad un realizzatore di talento che esce dalla panchina (Williams), un solidissimo difensore (Beverley) e ad un’accozzaglia di onesti mestieranti. Tutto questo aggiungendo al roster un autentico fenomeno, anche se ormai ultratrentenne.

In realtà nessuno si sarebbe mai aspettato l’acquisto di una point-guard di codesto livello in Texas. Lo spot di PG, infatti, è stato coperto in maniera a tratti devastante da James Harden. Francamente non se ne sentiva l’esigenza.

Ovviamente Houston, per poter puntare in alto, qualcosa doveva fare ma forse con altre priorità. A meno che…

A meno che D’Antoni&co. non stiano pensando di cambiare volto tecnico-tattico alla squadra.

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Siamo di fronte alla più forte coppia di esterni della Lega?

Aggiungere Paul aiuterà a decentrare l’attenzione della difesa avversaria da Harden, amplierà ulteriormente lo spacing in campo alimentando le bocche da fuoco della miglior squadra da dietro l’arco dell’intera Lega.

L’unico dubbio, lecito, sembra essere legato alla fantasmagorica velocità a cui giocano le squadre di D’Antoni. A questo proposito, un trentaduenne con alle spalle diversi problemi fisici potrebbe avere dei problemi di ambientamento.

Non dimentichiamoci, tuttavia, che stiamo parlando di uno dei talenti più cristallini dell’ultimo decennio.

L’impressione è che Paul possa essere l’anello mancante tra la splendida macchina da punti vista l’anno scorso e la tanto agognata franchigia da titolo. Indubbiamente, vista anche l’età di CP3, questo sarà l’anno di maturità definitiva per il progetto D’Antoni.

Houston resta con un modesto, ma non indifferente, spazio salariale (10 milioni di $) e due player exception. C’è lo spazio per puntare ad almeno un buon giocatore da quintetto e ad un paio di concreti innesti dalla panchina. Se riuscirà a coprire lo spot di ala titolare (si parla, addirittura, di Paul George e Carmelo Anthony) avremo una contender a tutti gli effetti, pronta a battagliare con gli Warriors ad Ovest.

I Clippers – Paul

A Los Angeles sembra che non ci possa essere pace. Prima ancora della trade, la decisione di CP3 e Blake Griffin di uscire dal contratto è parsa ai più come la pietra tombale del progetto “titolo” della gestione Doc Rivers.

A parte Paul, quindi, a L.A. rischiano di partire l’anno prossimo privi di Blake Griffin e JJ Redick, rinunciando di fatto ai due All-Star e ai 3/5 del quintetto.

Eppure per i Clippers questa deve essere un’opportunità da cogliere. Aggiungono un solido difensore come Pat Beverley (primo quintetto All-Defensive 2017) e un ottimo, anche se decisamente anarchico, realizzatore come Lou Williams. Tecnicamente rimangono privi di una point-guard degna di tal nome e, molto probabilmente, dell’atletismo di un’ala come Griffin.

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Beverley in difesa su Chris Paul: ad ottobre li vedremo a parti invertite.

Se riuscissero a pescare qualche buon asset in free-agency o a scambiare qualcuno dei molti giocatori arrivati dalla trade appena chiusa coi Rockets, potrebbero iniziare a porre le basi per una lenta e graduale risalita.

La verità è che i tifosi Clippers, dopo anni passati a sognare un anello mai veramente accarezzato, dovranno sperare in un miracolo.

Tankare e tankeremo! Sarà questo il motto? Non resterà molto di meglio, forse solamente “emozionarsi” per performance di mezzi giocatori o presunte star (DeAndre ti fischiano le orecchie?).

Come si muoveranno gli altri team?

E’ lapalissiano che questa trade avrà un effetto a cascata sul resto della Lega.

Tutto sembra girare, ad oggi, su Paul George. Ogni giorno viene accostato ad una o all’altra squadra, così come si sprecano i rumors su possibili nuovi compagni del Re a Cleveland (l’ultimo della lista è una nostalgica reunion con D-Wade).

Di sicuro ci si aspetta qualcosa dai Celtics per provare a spodestare lo stesso LeBron dal suo trono (si parla di Hayward, Griffin e dello stesso George). Si muoveranno anche gli Spurs (aria di trade per Aldridge), forse aggiungerà qualcosa in più ancora Minnesota.

In generale sembra che questo sia solo un antipasto di un ricchissimo menù di trasferimenti che ci aspetta per questa estate. State all’erta: ci aspetta un NBA decisamente rinnovata.

Daniele Mengato

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