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Chuck Berry: ritratto del re del rock’n’roll

Nel primo pomeriggio di sabato è morto Chuck Berry, uno dei chitarristi più famosi di sempre, considerato uno dei fondatori (o il?) del rock’n’roll

Aveva 90 anni, sabato scorso, Chuck Berry, il chitarrista più molleggiante del mondo. Quando ha deciso di chiudere gli occhi e riposarsi finalmente.

Il suo sorriso, la duck walk, la Chuck Berry lick 

Il suo modo di muoversi, suonare, cantare, di affrontare il palco ci hanno sempre mostrato una persona che in realtà non era così spensierata. Negli affari e nelle relazioni, era molto diverso, quasi facinoroso, di sicuro aggressivo.

Chuck era incazzato. Era nero, i suoi brani erano stati plagiati, nessuno gli dava quanto gli spettava. Aveva inventato il rock’n’roll e nessuno voleva riconoscerlo.

Nato Charles Edward Anderson Berry nel 1926 a Saint Louis, crebbe in un ghetto afroamericano. Qui entrò subito in contatto col blues ed il jazz. Venne arrestato, mentre ancora frequentava la scuola, per rapina a mano armata. Passò tre anni in riformatorio dove imparò il mestiere del barbiere.

Nel 1948 dopo essersi spostato ed aver avuto la sua prima figlia si unì al Sir John’s Trio, in cui suonava il pianista Johnnie Johnson. Fu proprio da questo momento che iniziò a delinearsi la sua figura.

Berry prese da T-Bone Walker, chitarrista texano, una tecnica che fece sua: suonare due corde contemporaneamente durante gli assoli. Da allora, questa maniera, venne detta “Chuck Berry lick“. Nei concerti ballava, tantissimo, si muoveva in un modo che nessuno aveva mai visto prima, quasi compulsivo, forse provocatorio.

Era la sua “duck walk” , la camminata saltellante, ciondolante, che fu ripresa in seguito da Angus Young, chitarrista degli AC/DC

Quando nel 1955 andò a Chicago per vedere in concerto il gigante del blues Muddy Waters, fu invitato proprio dal bluesman a recarsi da Leonard Chess, proprietario della Chess Records, la casa discografica infestata dal blues.  E qui per la prima volta venne riconosciuto tutto il suo potenziale e incise “Maybellene” il suo disco d’esordio, che arrivo al quinto posto della classifica Billboard del 1955.

I suoi testi “frivoli”, in principio, parlavano di tematiche vicine ai giovani. Attirava il pubblico, i consumatori, era il comunicatore di temi giusti in quell’epoca. Iniziò negli anni 60 a dedicarsi a temi più seri come la discriminazione razziale.

Nel 1963, i Beach Boys incisero “Surfin Safari“. Era identica, nota per nota alla sua “Sweet Little Sixteen“. Il suo odio nei confronti del suo ambiente, bianco e marcio, crebbe. E dovette aspettare molti anni prima di ricevere un risarcimento per il plagio.

In realtà il suo periodo d’oro non durò molto. Furono più che altro figure come i Rolling Stones e i Beatles che portarono avanti il suo credo artistico nelle loro realizzazioni.

Venne arrestato numerose volte, per aver avuto rapporti con una 14enne, per evasione fiscale, tre giorni dopo aver suonato per il presidente Carter. Ma anche per aver installato delle telecamere nascoste nel bagno del suo locale a Saint Louis.

Non fu dolce neanche coi suoi fan più accaniti: il più famoso dei quali è Keith Richards

Nel 1981, il concerto era appena finito e Keith e Chuck erano in camerino: Berry aveva una fissazione, doveva contare i soldi, che pretendeva fossero rigorosamente in contati. E una volta contati, doveva riporli lui, con le sue mani, nella sua inseparabile valigetta.

Mentre si occupava di questo, il chitarrista dei Rolling Stones, si ritrovò nel camerino del suo idolo con a portata di mano la sua chitarra. Non resistette e decise di suonarla. Ma nel frattempo rientrò Chuck che gli sferrò un destro in faccia, procurandogli un occhio nero.

Ma al 60esimo compleanno del suo idolo, che gli regalò un occhio nero organizzò un mega evento per lui, con Eric Clapton, Etta James, Robert Cray e il pianista degli esordi, Johnnie Johnson. E cosa successe? Keith fu maltrattato dal suo idolo davanti a pubblico, telecamere e media, reo di suonare “troppo” durante gli assoli, prendendo spazio agli altri.

Sempre nello stesso anno, il 1987, fu invitato a Fantastico di Adriano Celentano e anche li diede del filo da torcere alla RAI. Nel 2007 è stato l’headliner del concertone del Primo Maggio, sul palco di San Giovanni a Roma.

A giugno 2017 è prevista l’uscita del suo ultimo lavoro, Chuck, e sfortunatamente questa volta la sua valigetta rimarrà vuota.

Ha trascorso la vita a rodersi del fatto di non aver mai avuto quanto gli spettava per essere stato l’inventore di qualcosa di meraviglioso. Come Muddy Waters, come Little Walker, come Howlin Wolf. Mostri sacri di una generazione sfortunata. Ma che ci hanno lasciato l’eredità più sensazionale, sconvolgente e prodigiosa che la musica ci potesse dare: il sentimento, l’impulsività musicale, l’anima.

Sono convinta che anche da morto ti presenterai alle porte dei malcapitati con la tua valigetta lucidata per riscuotere quello che, GIUSTAMENTE, ti spetta.

Buon viaggio Re

Luna Riillo

 

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