Figlio unico per legge!

Ennesima violazione dei diritti umani in Cina

La direttiva del figlio unico, definita “Legge eugenetica e protezione della salute”, è entrata in vigore nel 1979 in Cina. La norma coercitiva che prevede il divieto di mettere al mondo più di un figlio, è stata emanata per impedire un’eccessiva crescita demografica e preservare le risorse del Paese. Questo provvedimento pare abbia evitato almeno 300 milioni di nascite e senza questa misura, oggi la popolazione cinese sarebbe di 1 miliardo e 600 milioni, invece che 1.300 milioni. Inoltre, secondo le statistiche del ministero della Sanità di Pechino, sono stati praticati 336 milioni di aborti e 196 milioni di sterilizzazioni forzate. Il governo cinese sostiene da sempre che la pianificazione familiare abbia contribuito allo sviluppo del Paese, trascurando però gli esorbitanti esiti negativi.

Le conseguenze

Tra i numerosi effetti collaterali cui ora la Cina si trova a dover fare i conti, il più grave è sicuramente il rapido invecchiamento della popolazione. Il Paese nel corso degli anni, rischia di diventare una nazione “avanzata” e non più una società in via di sviluppo. Secondo i demografi infatti, si prevede che intorno alla metà di questo secolo, un cittadino su tre potrebbe avere più di sessant’anni. Il controllo demografico ha portato anche ad un’evidente disparità tra i sessi: in Cina la popolazione maschile supera abbondantemente quella femminile. I dati del censimento del Paese nel 2014, rivelano un numero di 116 maschi nati ogni 100 femmine. Lo squilibrio di genere è determinato da una serie di aborti selettivi, praticati soprattutto nelle campagne o in periferia e volti a prediligere un figlio maschio, moltiplicando così il numero d’infanticidi.

Infine, in caso di gravidanza non autorizzata, il governo esercita una pressione molto forte per convincere le donne ad abortire. Secondo l’attivista americana Reggie Littlejohn, che combatte da anni contro gli aborti forzati, questi sono da considerare “il più grande crimine commesso oggi contro le donne”.

Cina
Chinese children- NextPA

Privazione di libertà

La pianificazione familiare nega a madri e padri il naturale diritto alla procreazione, violando così i diritti umani del popolo cinese. Punizioni feroci per chi non rispetta la legge, tra cui ingenti multe, perdita del lavoro, sterilizzazione forzata, e in alcuni casi la galera. Negli ultimi anni però, il 53% delle famiglie che ha già un bambino, ha espresso il desiderio di averne un secondo. Molte coppie diventano così, “fuorilegge procreativi”, mettendo alla luce più di un figlio. In Cina infatti, 13 milioni di persone non sono registrate all’anagrafe, vite senza diritti e non riconosciute dal governo. Uno spietato ostracismo che impone alle nascite non programmate l’impossibilità di godere di servizi pubblici, tra cui sanità, istruzione e trasporti. La registrazione è permessa soltanto pagando multe spropositate. Se un bambino non registrato all’anagrafe muore o scompare, non c’è neppure bisogno di segnalarlo allo Stato, è come se non fosse mai nato.

Forse per l’anacronismo della legge biasimata dal mondo intero, o forse per la mera preoccupazione del progressivo invecchiamento nella società, nel 2016 il Partito Comunista cinese ha abolito definitivamente la politica del figlio unico. Rimane comunque un problema irrisolto: la sorte dei 13 milioni di cinesi nati “illegalmente” durante la pianificazione familiare. Rimarranno vite invisibili?

Viola Chemi

2 thoughts on “Figlio unico per legge!

  1. Sono dei giganti dal punto di vista economico, ma dei nani a livello di sensibilità e diritti umani.
    Speriamo comunque in un progressivo miglioramento!

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