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I colpi della Serie A: Alessio Cerci

Il rientro in sordina di uno dei talenti più discontinui del nostro Paese: Alessio Cerci riparte da Verona

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“E invece era l’inizio della fine!” cit. Aldo Baglio.

Una compagna fiera dei traguardi (?) raggiunti, un’accusa a un sistema marcio nelle viscere e – perché no – un po’ di sano qualunquismo. Informazione di servizio: Alessio Cerci nel calcio che conta non ci è mai entrato ma, si sa, l’amore è cieco. Vi ricordate come l’Henry di Velletri sia approdato all’Atletico Madrid? Vi rinfresco la memoria.

Milano è dorata, ma piange se piove

Era un mercato povero a Milano, tra pulci e Fair Play Finanziario, i portafogli sono vuoti come piazza Duomo sotto un temporale d’inizio settembre. A fine agosto Cerci è promesso sposo di chiunque, ma sull’altare si trova solo e senza bouquet. Prima un ritorno romantico a Roma, che però s’è innamorata di Manuel Iturbe e della possibilità di strapparlo dalle braccia di Madama. Caso strano, lo stesso Iturbe, dopo aver deluso tutto e tutti andrà – per rilanciarsi – nella squadra che ha lanciato Alessio. L’Inter boccia Cerci per l’integralismo isterico di Mazzarri: nel suo 3-5-2 non c’è posto per l’ex Torino. Alessio non demorde, insiste e aspetta Galliani. Aspetta e aspetterà, perché nei giorni del Condor, Adrianone sceglie il più economico e fortunato Giacomo Bonaventura. Piange Cerci sotto l’ombra di una Milano che sotto la pioggia di settembre non l’ha mai notato.

Madrid: solo andata

Il Primo settembre arriva l’ultima chiamata prima del capolinea e Cerci deve coglierla per non rimanere ancorato a Torino. L’Atletico Madrid lo chiama in maniera poco convinta, quasi annoiata, comprando per capriccio. Simeone e Conte sono due tecnici straordinari ma assolutamente incapaci di gestire il calciomercato. Il Cholo impone allenamenti durissimi e Cerci sembra un tracotante bradipo prestato all’immensità dell’Himalaya. Morale: Alessio non solo non vede quasi mai campo, ma sembra essere la controfigura del “superuomo con i boccoli” di Torino. Aprile 2017: Cerci fa il suo debutto stagionale dopo esser stato una statica meteora nei colchoneros, ma l’accoglienza del pubblico del Calderòn gli ruba la scena.

Alessio Cerci è uno di quei giocatori che sono riusciti ad autodistruggersi grazie alla totale incapacità di gestire la propria immagine. Ucciso dai paragoni pindarici di Pistocchi, dalla sua smania di rispettare le promesse mai mantenute. Solo Ventura è riuscito a incanalarne le potenzialità verso i flussi del rettangolo verde. Pecchia ora si ritrova tra le mani due delle patate bollenti del nuovo Millennio calcistico: Cassano e Cerci. Sarà in grado l’adepto di Rafa Benitez di gestire tutto ciò, oppure l’eccesso di estro presenterà il conto alla voce “sregolatezza”? Cerci è un’anima fragile, incapace di essere salvezza per sé e per gli altri, ora però la sfida più grande sarà ridimensionarsi e accettare un’immagine sbiadita. Speriamo che Alessio a Verona trovi la telecamera giusta da cui farsi inquadrare, lontano dalla dimensione del selfie, perché Ale’, con quelli non sei buono.

Stefano Uccheddu

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