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I colpi della Serie A: Andrea Conti

Andrea Conti: il terzino che attaccava il lato debole

Italiano di nazionalità ma – come direbbe Stanis La Rochelle – “così poco italiano” nel suo modo d’interpretare il ruolo. Andrea Conti è uno splendido laterale in grado di muoversi con sbalorditiva semplicità sulla fascia destra, non disdegnando le sgroppate sul lato opposto (vedi la strepitosa gara di Roma). Una stagione da assoluto protagonista: 33 presenze, 8 goal e 4 assist. Non un caso per uno che da ragazzino con la Primavera degli orobici ha segnato 8 goal in 41 gare. Una media da centrocampista con il fiuto del goal, eppure Andrea – di mestiere – dovrebbe fare il terzino.

Analizzando i dati di Conti, ho deciso di partire dalla sua prima stagione “tra i grandi”, in Serie B, con il Lanciano di D’Aversa, attuale allenatore del Parma. Il ragazzo gioca a singhiozzo nella prima parte di stagione, per poi trovare una continuità impressionante nell’ultima metà della competizione. Alla fine dell’anno vanterà 24 presenze (un girone completo), con nessun goal e nessun assist all’attivo. Il 4-3-3 del tecnico salva un Lanciano che concluderà in quattordicesima piazza, ma vincola le scorribande di Conti per necessità di equilibrio. Le propensioni offensive di Andrea e la tecnica individuale spingono D’Aversa a un azzardo: provarlo in mezzo al campo, mezzala nei 3 di centrocampo. L’esperimento ha un valore empiricamente sfizioso, ma non prolungato nel tempo.

L’anno successivo Conti torna a casa e trova Edy Reja, un veterano della panchina. Il tecnico ex Napoli lancia in pianta stabile Alberto Grassi nel suo 4-3-3 come mezzala destra, ma non si fida da subito di Conti per il ruolo di terzino destro. Il giovane ha il limite dell’essere immerso per i talloni nel fiume sbagliato: nella Meseta non passa il Po. Conti fatica a far apprezzare le sue eccellenti qualità offensive che, nonostante lo scarso minutaggio della stagione 15/16, si stagliano nei tabellini: in sole 11 presenze, quasi tutte a fine campionato, Andrea segna 2 goal.

L’arrivo di Gasperini sulla panchina dell’Atalanta apre alla “joven revolución“: per la prima volta molti giovani italiani trovano spazio in pianta stabile in una realtà italiana. Il modulo pensato da Gasperini (3-4-1-2) svincola Conti da compiti prettamente difensivi e gli consente di sfruttare quella che si rivelerà essere la miglior dote del terzino italiano: l’attacco a palla scoperta sul lato debole.

In fase di non-possesso, Conti è il primo ad alzarsi sul terzino avversario, costringendolo spesso a buttar via la palla. Il ragazzo interpreta il ruolo con doti d’inserimento da mezzala (ecco che l’intuizione di D’Aversa non pare più così astrusa…) e qualità tecniche rare (vedi la rovesciata che stende il Genoa a Marassi). Andrea spinge in fascia senza soluzione di continuità per 90′, mostrando doti atletiche da fondista. Il suo limite più grande è racchiuso in un dato statistico esemplificante: Conti ha ricevuto quest’anno 12 ammonizioni. Vizietto rimastogli dai tempi di Lanciano, quando saltò un paio di gare per squalifica conseguente a diffida.

Il dato è presentabile attraverso una doppia lettura: il terzino va in difficoltà nel sistema difensivo a 4 quando non coadiuvato da opportuni raddoppi. Nell’Europeo Under-21 il ragazzo ha palesato alcuni evidenti limiti nell’uno contro uno difensivo. Al tempo stesso, la sua capacità innata di difendere attaccando lo espone spesso (particolarmente nel gioco di Gasperini) al fallo sistemico. I 24 milioni (più un giovane) pagati dal Milan possono essere una cifra consona all’evoluzione del mercato odierna. Il miglior terzino dell’ultimo campionato è pronto a sbarcare sul Pianeta Milan e, con il gioco di Montella, potrebbe sorprendere. Ancora.

 

Stefano Uccheddu

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