I colpi della Serie A: Héctor Moreno

Héctor Moreno: prove da “Gran Capitan” all’ombra del Colosseo

 

Quando viene detto in un discorso la parola Messico, le prima tre cose che mi balenano alla mente in generale sono:
a) I due omini di una nota marca di Thè, sdraiati per la loro Siesta con il sombrero.

b) Speedy Gonzales, cartone che parla di questo topino messicano velocissimo, a cui ero terribilmente affezionato e che guardavo con molta gioia quando ero piccolo.

c) El Gran Capitan, Rafael Marquez, difensore titolare nel mio barcellona su FIFA dal 2003 al 2010, condottiero della sua nazionale, uno dei più forti e carismatici difensori di sempre.

Senza contare la mia memoria così impressa dalle giocate del giocatore del Tricolor, l’ex capitano messicano ha lasciato un ricordo indelebile nel calcio anche europeo. L’essere paragonato e accostato a lui, ereditarne la fascia e il suo “peso” sono il miglior biglietto da visita possibile per il primo acquisto dell’era Monchi alla Roma: Héctor Moreno.

Rafa y Héctor

Il centrale difensivo messicano arriva come un acquisto in sordina, per “appena” 5.7 milioni di euro dal PSV Eindhoven. Il suo percorso come si diceva è molto simile a quello del predecessore Rafa: arriva anche lui presto in Europa e da subito è un titolare nella nazionale dove con l’U17, nel 2005 è campione del mondo.
Lo sbarco nel dicembre del 2007 all’AZ Alkmaar è l’inizio della sua prima esperienza europea, che vedrà coinvolte l’Espanyol (dal 2011 al 2015) e infine il PSV Eindhoven.

Tappe cruciali nella sua carriera da difensore sono gli incontri con Van Gaal prima (all’ AZ) e Pochettino poi (all’Espanyol). Il primo gli imprime le basi di un calcio posizionale, di riferimenti; il secondo l’importanza nella gestione del pallone e nella verticalizzazione dell’azione a partire dal basso.

Queste doti vanno a plasmare il difensore che Héctor Moreno è diventato. Da un punto di vista puramente difensivo la sua duttilità e l’essere quasi ambidestro, mancino naturale, gli permette di coprire i ruoli dei due centrali difensivi (in una difesa a 4) ad alti livelli e all’occorrenza anche quello di terzino sinistro, dove eventualmente quanto manca in corsa e spinta può compensarlo con capacità di lettura e posizionamento.

Puntato dall’attaccante in velocità, lo indirizza con il corpo e sceglie perfettamente il tempo del tackle

Più di tutto il capitano del Tricolor è un difensore costruttore di gioco che dalla sua un bagaglio tecnico particolarmente elevato per un difensore centrale. Non disdegna minimamente il portare palla fino all’altezza di centrocampo e a quel punto con la sua peculiare delicatezza nel piede sinistro effettua lanci e passaggi chiave con disinvoltura.

Palla portata fino al cerchio di centrocampo, movimento dell’attaccante e sventagliata millimetrica per il colpo di testa vincente. 

Che siano lanci lunghi o passaggi rasoterra, le medie mantenute dal giocatore messicano in quanto a precisione sono notevoli: nell’ultima Eredivisie è stato il sesto giocatore con la migliore percentuale di passaggi riusciti (88%), e il secondo per media passaggi per partita (70!).

Verticalizzazione: teoria ed applicazione

Aggiungiamoci a tutte queste caratteristiche un fiuto del gol elevato per un difensore centrale e un tempismo offensivo abbastanza fuori dal comune. Ben 7 i gol nella sua ultima stagione nelle Eredivise che confermano la sua naturale propensione per il gol.

Movimento a smarcarsi da vero attaccante, stacco imperioso, gol ed esultanza che già faceva l’occhiolino alla Roma

Il ventinovenne difensore messicano rischia di essere un vero acquisto mirato che in rapporto al prezzo del cartellino può pagare dei dividendi per la squadra Di Francesco elevatissimi. La Roma trova un difensore celebrale che nel panorama della sua rosa si sposa benissimo nelle difesa a 4 dell’allenatore ex-Sassuolo. Il suo carisma e le sue capacità di gestione si sposano benissimo con l’atletismo di Rudiger o di Manolas ad esempio, ma anche con lo strapotere fisico di Fazio.

Ad ora la Roma sembra aver trovato quello che il povero Vermalen non era stato: un difensore che sa giocare il pallone quando serve e sa impostare il gioco. Sperando che nella città dove i capitani sono valorizzati ed elevati alla massima potenza, possa finalmente raggiungere le orme del suo Gran Capitan.

Alessandro Viglione

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