Commissario e antieroe: il “fenomeno” Harry Hole

Che l’incubo abbia inizio…

Apre a fatica la porta dell’appartamento, barcollando. Accende la luce: il buio lo inquieta, perché sa che “loro” aspettano l’oscurità per avvicinarglisi. Accende anche lo stereo, e subito una melodia rock riecheggia nella stanza. Si spoglia, e cammina fino alla cucina, sentendo il freddo del pavimento in linoleum che gli brucia le piante dei piedi. Vomita nel lavello, ma solamente bile, perchè non mangia da ventiquattro ore. E poi la cerca, ovunque, quella benedetta bottiglia di Jim Beam. Perché sa che solo il whisky potrà cercare di tenere lontani quei terribili incubi, che ogni notte, tutte le notti, non appena chiude gli occhi per dormire, vengono a trovarlo per ricordargli chi è.

Ogni sera è la solita, maledetta lotta contro i mostri del suo passato e del suo presente. Che arrivano, puntuali e spietati. Perché entrambi sono legati dallo stesso destino. Perché lui si chiama Harry Hole, e dare la caccia ai mostri è il suo mestiere.

Esordio difficile, ma rapidissima ascesa

Nato dalla penna del poliedrico (ha giocato a calcio, ed è il frontman di una band) Jo Nesbo, Hole (si pronuncia “Hula”, non è mica americano o inglese!) fece il suo “esordio” nel 1997, ma fu un battesimo poco fortunato. Le sue prime avventure passarono quasi sotto traccia, in un panorama letterario già sovraccarico di scrittori di thriller (Ellroy, Grisham, Connelly, persino Dan Brown, anche se i suoi romanzi starebbero meglio nel comparto “fantasy fantascientifico”….). E il mercato norvegese era poco appetibile a livello di marketing: mancava di appeal e scrittori di fama. Oddio, c’era stato Ibsen, però era un drammaturgo. Gaarder…sì, ok, però trattava di filosofia. E Hamsun e la Undset avranno anche vinto il Nobel, ma stiamo parlando degli anni ‘20.

Ma Nesbo ha talento e tenacia da vendere: piazzando ogni suo nuovo romanzo sempre più in cima alle vendite, scala le classifiche fino alla vetta. Finché, con oltre 30 milioni di copie vendute, diventa il norvegese più famoso nel mondo.

Una serie che afferra e conquista

I suoi libri vengono annunciati da veri e propri trailer cinematografici. E Hole diventa il commissario più “richiesto” sulla piazza.

“Il pipistrello”, “Scarafaggi”, “Il pettirosso”, “Nemesi”, “La stella del diavolo”, “La ragazza senza volto”, “L’uomo di neve”, “Il leopardo”, “Lo spettro”, “Polizia” e infine “Sete” (fresco fresco di pubblicazione). Una serie di titoli legati tra loro, da leggere in questa sequenza se si vuole conoscere la “storia” di questo poliziotto molto particolare (in Italia i primi due sono stati pubblicati molti anni dopo il terzo, di fatto creando dei buchi di trama nella saga). La sua specialità? I serial killer. Non che la Norvegia ne pulluli, ma soltanto perché “non ci sono mai state prove sufficienti per collegare le tante persone scomparse ad un’unica mano omicida”. E lui è il migliore, a scovarli e catturarli. Gli piace il brivido dell’investigazione, è come una droga. Ma è anche un percorso di autodistruzione, nel corpo e nello spirito. Il fatto è che Harry, in realtà, detesta il suo lavoro. Anzi, lo odia proprio.

Il suo stile di scrittura è la sua arma vincente

Ma cosa ha trasformato l’ennesimo scrittore di thriller in fenomeno planetario, in un ambiente che pullula, letteralmente e non, di personaggi legati al mondo poliziesco (senza contare tutti i vari anatomopatologi e investigatori in erba)? Lo stile è semplice, scarno, quasi arido; niente fronzoli retorici, o esercizi stilistici di bravura. Si bada al sodo: la narrazione, i dialoghi, proseguono secchi, lineari, quasi dattilografici. Due scambi di battute, e via. Poi, improvvisamente, le descrizioni si arricchiscono di particolari, proprio nei punti salienti della trama. E questo gioco del “poco e tanto” continua per tutte le pagine del libro, in un contrasto e crescendo che tiene incollati alla lettura. I paesaggi selvaggi e innevati si stagliano tutt’intorno alle città, sospese anch’esse tra storia e modernità. L’orrore della scena del crimine lascia il posto all’intensità degli interrogatori. E le (poche, per la verità) scene di sesso si perdono successivamente in discorsi dolci, imbarazzati, romantici.

Un vero e proprio “Numero 1”

Nesbo è davvero bravo, e si vede anche dai modelli a cui si ispira. Da Agatha Christie prende la gestione della suspense, sapientemente dosata; da Conan Doyle lo svilupparsi dell’indagine, così intrigante e avvolto nel mistero che si fatica a capire chi sia il colpevole fin quasi alla fine. Poe e il romanzo gotico compaiono nei sogni di Harry, onirici, folli, inquietanti. I criminali e i loro delitti sembrano invece usciti direttamente da Stephen King, o da Connelly, con nomi che restano impressi (“Il Clown”, “Il Cavaliere”, “Il Macellaio”), ed efferatezza sparsa a piene mani, con scene pulp-gore che rapiscono e terrorizzano al tempo stesso (il pupazzo di neve con la testa mozzata di donna resta davvero impressa; e non è nemmeno l’unica di tale tenore…).

E per il suo protagonista, beh, nella storia della letteratura è pieno di “perdenti” e “sconfitti” come Hole. Ma lui piace perché riesci a sentirlo davvero “umano”, con le sue angosce, le paure, le insicurezze. E i suoi fallimenti.

Harry Hole, anima candida o pecora nera?

E’ un alcolizzato, ma non beve per diletto, solo per sfuggire a tutto ciò che lo tormenta. Una madre strappatagli via dal cancro. Un padre che ha smesso di “vivere” da quando la moglie non c’è più. Una sorella Down quasi morta in ascensore (ecco perché a lui non piace salirci). E’ la classica “mela marcia”, anarchico nell’agire fino quasi all’insubordinazione. Non ha praticamente veri amici. I colleghi a malapena lo tollerano. Cerca di tenere lontane le persone col suo atteggiamento egoista e nichilista, perché non vuole che altri soffrano come succede a lui. Una sorta di “martire”, che allontana anche la donne che ama, perché sa che nulla la farebbe soffrire di più quanto amare uno come lui. Un personaggio straordinario nel suo essere ordinario, così titanico eppure così fragile.

Nesbo ha già anticipato che “Sì, Harry Hole morirà, ma non ora” (altro “omaggio” ai grandi giallisti del passato). Di sicuro è già in cantiere un film tratto da uno dei suoi libri migliori, “L’uomo di neve”, con Michael Fassbender scritturato nel ruolo del protagonista. Ma, qualunque cosa accadrà, questo commissario norvegese ha già lasciato il segno. Ed è una piacevole cicatrice.

Michele Pieloni

Rispondi