comunicare permette la creazione di un legame d'intesa

Comunicare non è la scienza di merendine e caramelle

La comunicazione è alla base della nostra natura, ma siamo davvero consapevoli di come si fa?

Chiunque si specializzi nello studio della comunicazione si è sentito dire almeno una volta, la fatidica frase: “Per comunicare non serve mica la laurea, tu studi le merendine!”. Ecco, questo è un’esempio di cattiva comunicazione e dimostra che la laurea serve, eccome!

Chi non fa parte del settore non è pienamente consapevole del potere e della vastità della comunicazione. Troppo spesso bisogna spiegare che la comunicazione non si riduce solo alla televisione, non è quindi il mostro cattivo che vuole assopire le nostre menti. Non è nemmeno la semplice pubblicità che mira a persuadere il pubblico. E non coincide solo con l’ informazione che, mai come oggi, dà l’idea di non voler informare completamente. Comunicare non significa solo informare, tramettere contenuti o recapitare messaggi.

Comunicare significa “mettere in comune”, “rendere partecipe”.  

La comunicazione non va in senso unilaterale, ma mira a creare uno spazio condiviso tra i suoi interlocutori.  I fruitori della comunicazione sono anche agenti della comunicazione stessa. E’ così che nasce l’esigenza di una buona comunicazione, o meglio di una comunicazione etica, che sappia quindi creare intesa e non fraintendimento. Ed è questa, forse, la sfida più difficile dei nostri tempi.

Comunicare non significa manipolare le menti altrui
Non essere in grado di comunicare distrugge la nostra libertà di espressione e di pensiero

I media a nostra disposizione ci fanno credere che la responsabilità di comunicare bene riguardi solo i professionisti del settore. E allora siamo sempre pronti a puntare il dito contro un giornalista che viene meno alla sua deontologia professionale. E quasi ci scandalizziamo se quest’ultimo cerca di comunicare una prospettiva che, inevitabilmente, esprime la sua visione del mondo. Poi con ipocrisia ci stupiamo quando scopriamo di essere molto lontani dalla piena libertà di stampa. Eppure, invece di pretendere assoluta obiettività basterebbe chiedere un’onesta equità.

E gli stessi che reclamano libertà e rispetto sono i primi a metterli in pericolo nelle attività di ogni giorno. Quante volte capita di vedere sui social post minatori in cui si attacca qualche politico nella sua sfera personale perché non si condivide una sua idea? E sempre sul web, quanto odio circola ogni giorno, nascosto dietro dita anonime che smanettano sulla tastiera del PC? O ancora, quante volte accade di sentirsi coinvolti da dibattiti di vario genere, senza accorgersi che chi parla punta a fomentare il nostro istinto e non a comunicare davvero qualcosa di utile?

Questi sono solo pochi esempi di cattiva comunicazione, di quella comunità di cui tutti noi facciamo inevitabilmente parte. Ma la vera comunicazione implica fiducia: chi parla deve fidarsi di chi ascolta e chi ascolta deve essere disposto a fidarsi di chi parla.

Tutti sono creatori di comunicazione

Comunicazione non è solo televisione, radio, cinema. Comunicazione è scrivere, creare, comunicazione è persino esprimere, pensare. Comunicare dà un grande potere, è una libertà nelle mani di tutti noi, il nostro dovere è quello di proteggerla.

Per cui, se qualcuno ancora pensa che la buona Comunicazione riguardi solo gli esperti di merendine, io mi auguro ci siano sempre grandi mangiatori di merendine.

Carola Varano

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