Conte, giocatore e allenatore di successo

Calciatore=allenatore?

È un luogo comune abbastanza diffuso quello di pensare che chi è stato grande calciatore automaticamente diventi un grande allenatore. Niente di più sbagliato, la Storia ci rimarca quella che, invece, è un’altra cosa ovvia, e cioè che allenatore e giocatore sono due mestieri totalmente diversi. Tutto affidato al talento e all’estro il secondo, tutto impostato sul ragionamento, la logica e le capacità psicologiche e comunicative il primo, due mondi, quindi, in quasi totale antitesi.

Si sprecano gli esempi di chi non è riuscito ad essere grande anche come condottiero fuori dal campo, in tuta e fischietto piuttosto che scarpini e pantaloncini, da Michel Platini a Diego Armando Maradona, per restare forse ai più famosi, numerosi invero anche quelli che ad una ottima se non eccellente carriera da calciatore ne hanno fatto seguire una altrettanto fulgida da allenatore, basti pensare a Johan Crujiff, a Fabio Capello, a Giovanni Trapattoni, a Carlo Ancelotti. In questo novero possiamo inserire sicuramente anche il personaggio di cui vogliamo parlare, Antonio Conte.

Vista la recentissima attualità, Conte dopo aver mietuto successi in Italia alla guida della Juventus e aver espletato al meglio possibile il ruolo di CT della Nazionale, è ora favorito nella corsa alla successione (difficile che non ci riesca) di Claudio Ranieri quale King of the Premier alla guida del suo Chelsea. In questi anni vincenti tutti abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare le sue indubbie qualità di condottiero della panchina, ma chi e come era il Conte calciatore?

3 Mar 1999: Antonio Conte of Juventus celebrates his goal against Olympiakos in the UEFA Champions League quarter-final first leg match at the Stadio Delle Alpi in Turin, Italy. Conte scored Juve’s 2nd in a 2-1 win. Mandatory Credit: Stu Forster /Allsport

La carriera

Nato a Lecce, egli iniziò proprio con i colori giallo rossi della sua città la sua carriera di centrocampista, completandola in un solo altro club, la Juventus. Fu qui che approdò, infatti, dopo essere stato fortemente voluto da Giovanni Trapattoni, qui mise in mostra ed esaltò il suo talento di centrocampista magari non eccelso tecnicamente, ma duttile, caparbio, infaticabile, doti che lo avrebbero portato a vincere cinque scudetti e tutte le Coppe Europee.

Più strana, in un certo senso, meno lineare la sua storia con la Nazionale: con la maglia azzurra Conte arriverà ad un soffio dalla vittoria mondiale nel 1994 negli Stati Uniti sotto la guida di Arrigo Sacchi, poi un lungo oblio fino a rivestire la casacca tricolore con Dino Zoff per l’Europeo del 2000 in Belgio e Olanda fermandosi, anche qui, a pochi secondi dal trionfo. Smessi i panni da giocatore, subito intraprende la carriera di allenatore, partendo da lontano, dalla gavetta in Serie B, in cui vince un  campionato con i “cugini” del Bari, ma con la Juventus nel destino. Ritornato in bianconero sarà l’uomo del rilancio juventino dopo Calciopoli, con tre scudetti vinti e un ciclo vincente ancora in essere con Massimiliano Allegri, prima di passare alla Nazionale, quasi come una storia che si ripete in fotocopia con la carriera di giocatore. Data dignità alla spedizione all’Europeo del 2016 in Francia, con l’eliminazione ai quarti solo ai rigori contro la Germania Campione del Mondo, approda infine in Inghilterra, alla corte di Roman Abramovich, apprestandosi a trionfare con il Chelsea.

Caparbietà, ostinazione, dedizione totale sono state quelle qualità che hanno caratterizzato la sua vita agonistica, quelle stesse qualità che abbiamo imparato a riconoscere nelle squadre che ora allena, dove ai giocatori chiede la stessa abnegazione, totalizzante ma vincente, che lui, Antonio Conte, metteva in campo, classico ma raro esempio di grande giocatore che riesce a diventare grande allenatore.

Raffaele Ciccarelli

Rispondi