Corea del Nord-Usa: le variabili negli equilibri internazionali

Oltre le considerazioni superficiali

Continua l’escalation di minacce e reciproci avvertimenti tra Stati Uniti e Corea del Nord. Ma le variabili del conflitto vanno ricercate al di là delle dichiarazioni dei leader dei due paesi.

Un missile nordcoreano sfila durante una parata militare (fonte: www.cnn.com)
Un missile nordcoreano sfila durante una parata militare (fonte: www.cnn.com)

Botta e risposta

Il regime di Pyongyang si è detto pronto a “reagire in ogni modo” alle mosse militari degli Stati Uniti. È quanto ha riferito la Kcna, agenzia di stampa nordcoreana, dopo che alcuni bombardieri strategici della coalizione Usa-Giappone-Corea del Sud hanno sorvolato il territorio della Corea del Nord. “L’esercito nordcoreano”, continua l’organo di stampa del regime di Kim Jong Un, “sta osservando attentamente i movimenti militari degli imperialisti americani”. 

Non si è fatta attendere la risposta degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Le esercitazioni aeree che hanno scatenato la reazione di Pyongyang trovano giustificazione nelle parole del portavoce della Difesa sudcoreana. Queste, ha dichiarato l’esponente del governo di Seoul, “sono state condotte a scopo di deterrenza nei confronti delle provocazioni nordcoreane“. Donald Trump ha inoltre sostenuto che “La Corea del Nord ha mancato di rispetto agli auspici della Cina e al suo rispettato presidente lanciando, anche se senza successo, un missile”.

Il “missile” o le “provocazioni”, citati da Trump e dal portavoce sudcoreano, vanno ricondotti all’ultimo test nucleare condotto da Pyongyang. Nello specifico, si parla del fallito lancio di un missile, probabilmente a medio raggio, esploso in volo dopo pochi minuti lo scorso 29 aprile. Il contingente militare statunitense di stanza nel Pacifico ha comunque dichiarato che il test “non ha rappresentato una reale minaccia per il Nord America”.

La Corea del Nord negli equilibri internazionali

Una semplice lettura dello scambio di dichiarazioni tra Stati Uniti e Corea del Nord restituisce uno scenario ben poco rassicurante. Sotto il profilo pratico, la reiterazione dei test da parte nordcoreana e l’intensificazione delle esercitazioni degli Usa e dei suoi alleati non fanno che rafforzare l’idea di un conflitto nucleare prossimo allo scoppio. Alcune considerazioni sul ruolo nordcoreano negli equilibri internazionali, però, sono utili ad evitare conclusioni superficiali su una minaccia di questo tipo. 

I confini della minaccia nucleare

Prima di tutto, da non sottovalutare è la rilevanza della posizione geografica della Corea del Nord. Lo stato asiatico, infatti, condivide i propri confini con la Cina e con la Russia lungo l’intero versante settentrionale. A sud, invece, la zona demilitarizzata coincidente con il 38° parallelo lo divide dalla Corea del Sud. È quasi superfluo ricordare la decennale alleanza tra quest’ultima e gli Stati Uniti. Le conseguenze dell’eventuale scoppio di un conflitto nucleare ricadrebbero inevitabilmente anche sulle potenze confinanti. Per ora, queste ultime hanno evitato prese di posizione forti, dimostrando di vedere nello scontro un rischio da evitare.

La posizione geografica della Corea del Nord è dunque utile per comprendere le ragioni per le quali Stati Uniti, Cina e Russia avrebbero ben poca convenienza a innescare il conflitto. E aiuta anche a spiegare le motivazioni che spingono da decenni le tre superpotenze a garantire il mantenimento del potere al regime dei Kim. Fino alla sua dissoluzione, infatti, l’Unione Sovietica ha giocato un ruolo cruciale in questo senso. Durante gli anni ’90 e fino ai primi 2000, fondamentali per la Corea del Nord sono stati gli aiuti umanitari statunitensi. Dal 2002, infine, la Corea del Nord sopravvive anche grazie alle forniture materiali cinesi.   

Il confine settentrionale della Corea del Nord (fonte: www.theconversation.com)
Una cartina della Corea del Nord mostra il suo confine settentrionale (fonte: www.theconversation.com)

Affinità ideologica, necessità strategica

Le garanzie fornite alla Corea del Nord da Cina e URSS potrebbero trovare fondamento nell’affinità ideologica che esse condividono. L’appoggio al regime di Pyongyang da parte degli Stati Uniti, invece, va inserito nella dimensione di un pura necessità strategica. Messo da parte lo scontro tra modelli che riconduce ai tempi della Guerra Fredda, emerge con chiarezza l’importanza per gli Usa di evitare la disgregazione del regime nordcoreano. Soprattutto in considerazione della sua posizione negli equilibri internazionali.

Riconciliazione e riarmo

Gli aiuti statunitensi verso Pyongyang si sono interrotti nel 2002. Proprio in quell’anno la Corea del Nord fu inserita da George W. Bush nella lista degli stati promotori del terrorismo internazionale. I nordcoreani furono poi eliminati dal cosiddetto Asse del Male in seguito alla loro adesione ad un programma internazionale anti-terrorismo a trazione statunitense. Ma il successivo rafforzamento dell’asse diplomatico tra Washington D.C. e la Corea del Sud, ha precluso ogni possibilità di avvicinamento tra gli statunitensi e la Corea del Nord. Al punto da spingere quest’ultima a riprendere il programma di riarmo nucleare, interrotto nel 2007 proprio su pressione degli Usa.  

Non sono ammessi errori 

Ecco, dunque, che alcune considerazioni di carattere geopolitico offrono una prospettiva diversa per il conflitto Usa-Corea del Nord. Permettono di andare oltre l’escalation di minacce reciproche e di dichiarazioni pesanti che non hanno rivali in quanto a rilevanza mediatica. E forniscono l’immagine di una Corea del Nord come “stato cuscinetto” tra le maggiori potenze mondiali che non può e non deve essere trascurata. Ad ogni modo, la minaccia di un conflitto atomico rimane più reale di quanto sarebbe desiderabile. E non permette errori di valutazione. 

Luca Mercanzin

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