Cosa ci hanno detto gara 1 e 2 delle Finals NBA

Prima dell’inizio delle Finals vi avevo accennato a quali sarebbero state le motivazioni per cui una squadra avrebbe battuto l’altra. Dopo aver assistito alle prime due gare della serie posso dire di aver trovato ulteriori conferme.

Due vittorie di Golden State nettissime (20.5 punti di scarto di media), grandi prestazioni di LeBron da una parte e di Durant&Curry dall’altra.

Un uomo in missione

In maniera analoga a quanto successo l’anno scorso a LeBron, oggi stiamo assistendo all’Assunzione nell’Olimpo degli Immortali di Kevin Durant. La scelta di abbandonare Oklahoma City per provare a vincere un titolo è sembrata ai più poco corretta tanto che KD è tuttora tacciato di essere un traditore.

Talvolta però ci si dimentica della Storia. I grandi giocatori vanno dove possono vincere, citofonare James versione Miami Heat per avere un riferimento abbastanza fresco.

Proprio come LeBron, Durant sa che per essere uno dei migliori devi batterti per l’Anello con continuità. Potremmo considerarlo un mercenario, un traditore o chissà cos’altro ma resta il fatto che l’unica giustificazione alla sua scelta è dettata dalla voglia di vincere.

Le sue Finals sono iniziate in maniera devastante, su ambedue le metà campo.

Se in gara 1 ha messo in piedi un clinic di efficacia offensiva sfiorando anche la tripla doppia (38 punti col 54% dal campo, 9 rimbalzi e 8 assist), in gara 2 ha mostrato un arsenale completo da vero all-around player. Il suo tabellino recita: 33 punti (con quasi il 60% dal campo), 13 rimbalzi, 6 assist, 5 stoppate e 3 rubate. A sole due rubate dal 5×5, stats realizzata solamente 16 volte nell’intera storia della NBA.

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KD brucia LeBron e va a schiacciare in gara 1

Per ora i Cavs non hanno una risposta a Durant. Più volte abbiamo visto il Re fronteggiarlo in 1vs1 in difesa, con risultati, per ora, scadenti. Qualcuno disse che l’unica sfortuna di KD è di essere nato nella stessa era cestistica di LeBron, sembra che in queste Finals qualcuno si possa ricredere.

Un uomo in missione parte seconda

Per Steph Curry queste Finals sono una vera e propria rivincita. L’anno scorso la debacle di GS è stata quasi totalmente caricata, ingiustamente, sulle spalle della loro superstar.

Oggi Steph non è un giocatore diverso dall’anno scorso, è semplicemente in una forma fisica adeguata per il suo gioco.

Per lui due gare non entusiasmanti al tiro ma comunque determinanti per presenza scenica, capacità di prendersi (e di mettere) i tiri importanti nel momento giusto e per intensità difensiva.

In gara 1 Curry fa registrare 28 punti conditi da 6 rimbalzi e 10 assist mentre nel secondo atto si migliora, arrivando addirittura in tripla doppia: 33 punti, 10 rimbalzi e 11 assist.

La differenza nell’approccio e la sua diversa forma fisica rispetto all’anno scorso sono tutte riassunte in questo video: Curry, marcato in maniera celestiale da LeBron (che comunque non dovrebbe avere il fisico per marcare un piccolo come Steph, dettagli), ubriaca di finte il Re, si butta dentro e segna due punti che sembrano facili ma che invece di facile non hanno nulla.

Facciamo un piccolo rewind alle Finals 2016. Come sarebbe finita? Vedasi sotto prego.

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Il Re cancella Curry, Finals 2016

Un uomo da solo sull’isola

Stiamo parlando di LeBron ovviamente. Il Re sta giocando al suo solito, irraggiungibile livello.

Soprattutto in gara 2 abbiamo avuto la netta sensazione che abbia provato a giocarsi tutte le armi a disposizione. Se guardiamo il tabellino individuale, infatti, vediamo una sontuosa tripla doppia da 29+11+14, con ottime percentuali e con una presenza in campo “da LeBron”.

Si può davvero rimproverare qualcosa al Re? Probabilmente è quello che ci crede di più tra i Cavs e quello che lotta più strenuamente.

Tuttavia c’è poco da dire anche sulle prestazioni dei restanti Cavaliers: Kevin Love, in particolare, sta giocando delle Finals per certi versi sopra le aspettative. Irving, soprattutto in gara 1, ha garantito il solito apporto.

Per una volta non possiamo neanche basarci sulle panchine: GS ha sì prodotto qualcosa in più (24 vs 21 punti in gara 1 e 31 vs 30 in gara 2), ma comunque non sufficiente a giustificare un divario così ampio tra i due team.

La sostanziale differenza a questo punto credo sia imputabile a due aspetti:

  1. Le panchine (intese come allenatori): mai come in queste Finals si sta vedendo la superiorità del flow degli Warriors a cui coach Lue non sembra avere una risposta. Qualche tempo fa il buon Tyronn affermava come fosse più facile marcare GS rispetto a Boston, dopo queste due gare credo peserà di più le sue parole.
  2. Il resto del quintetto: GS si può permettere il lusso di tenere un Klay Thompson a 6 punti in gara 1 ed andare comunque a vincere di 20, perché sa che può trovare forza anche da altri elementi. Cleveland non sta avendo nulla da JR Smith e molto poco da Tristan Thompson, due delle chiavi di volta della vittoria dello scorso anno.
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Tristan Thompson vs Harrison Barnes nelle Finals 2016

Cosa aspettarci ora

La serie si sposta in Ohio, a casa dei Cavs i quali sicuramente non vorranno sfigurare davanti al proprio pubblico.

Il problema è che Cleveland sembra già al massimo delle sue possibilità mentre GS può spegnersi/accendersi a piacimento per imprimere le giuste accelerazioni alla gara.

Se a Cleveland non succede un miracolo (leggasi risveglio del quintetto mancante e lavagnetta del coach in mano a LeBron), possiamo chiudere qui. Il cappotto di Golden State non è più un’eventualità così remota (tra l’altro sarebbero la prima squadra a chiudere imbattuta un’intera postseason) anche se, personalmente con il Re davanti aspetterei prima di cantare vittoria.

Gli Warriors non devono far altro che continuare con il loro gioco, non rischiare di specchiarsi nella propria bellezza e non dare per scontata la vittoria. Un vantaggio 3-1 l’anno già sprecato, credo che la lezione l’abbiano imparata per bene.

Daniele Mengato

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