Cosa ci ha detto il Giro del centenario

  • E’ stato il Giro di Tom Dumoulin. Cannibale a cronometro, fortissimo in salita nonostante qualche giornata difficile. Ha la capacità di controllarsi, di comprendere quando è giusto forzare e quando non lo è, sa quando il suo fisico può reggere uno sforzo supplementare e quando è meglio salire in maniera regolare. 26 anni , questo è il suo primo successo in un Grande Giro. Rappresenta un barlume di speranza: grazie alle sue qualità a cronometro e in salita, sembra l’unico che possa contrastare il dominio di Froome al Tour de France. Se ne riparla nel 2018. In ogni caso vincere questo Giro, con tutti questi grandi nomi, è una dimostrazione di forza clamorosa.
  • Il Giro con tutte queste star è più bello. L’anno scorso è stato divertentissimo, ma si percepiva in maniera palese la differenza con il Tour. Quest’anno no, ci sono (quasi) tutti i più forti: è un vero piacere vedere rivaleggiare i corridori riconosciuti come migliori al mondo sulle strade nostrane. Rifacciamolo anche nei prossimi anni, per far tornare il Giro ai livelli che merita.
  • La forza di Nibali è il cuore. L’arma in più dello Squalo rispetto agli avversari è la sua capacità di dare tutto, anche quando le gambe non lo supportano. Non ha più la condizione fisica per dominare, anche a causa dell’età. Può ancora competere e provare a vincere, grazie alle sue qualità caratteriali.

    La vittoria di Nibali contro Mikel Landa a Bormio
  • Quintana non è stato dominante in salita come ci si sarebbe aspettato. Non solo Dumoulin se l’è giocata alla pari, ma anche i vari Nibali, Zakarin e Pinot… Forse a causa della preparazione atta a vincere Giro-Tour. Resta il fatto che la sua corsa è stata un fallimento, considerando che ne era il super favorito, come spiegavo in questo articolo.
  • Kruijswijk si è confermato un buon corridore, ma non sui livelli dello scorso anno. Dispiace non averlo visto nella terza settimana, a causa dei problemi allo stomaco che lo han costretto al ritiro. L’inizio dell’olandese non era stato confortante, ma c’era la possibilità di recuperare qualche posizione. Le prestazioni al Giro 2016, vanificati da quella dannata caduta sulla discesa del Colle dell’Agnello, rischiano di essere il punto più alto della sua carriera.
La vittoria di Pinot ad Asiago, dopo una tappa condotta ottimamente dal corridore francese
  • Pinot è un corridore tremendamente incostante, come han dimostrato i due Tour precedenti, ma quando è in forma è uno dei migliori ciclisti da corse a tappe. Ha 27 anni, ha ancora tempo per migliorare e per vincere un Grande Giro.
  • El Mísil Gaviria si è definitivamente consacrato come uno dei migliori velocisti in circolazione. Vincere 4 tappe e battere un mostro sacro come Greipel non sono imprese comuni a tutti. Attendiamo con ansia le sfide con Kittel e Cavendish per una valutazione ancora più indicativa.
  • Il futuro del ciclismo italiano, almeno per quanto riguarda le salite, ha un nome e un cognome: Davide Formolo. 24 anni e tante speranze, spesso è riuscito a restare coi migliori ad alte pendenze. Menzione d’onore anche per Pozzovivo: a 35 anni arriva il miglior Giro della sua carriera (non per posizionamento, ma per come lo ha affrontato).

Alfredo Montalto

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