Gli scaffali vuoti di un supermercato venezuelano (fonte: agoracosmopolitan.com

La crisi in Venezuela, tra tensioni sociali e scaffali vuoti

Il Venezuela nel caos

Nelle ultime settimane, molti media si sono occupati della crisi politica in atto in Venezuela. Ma all’intensificarsi delle tensioni contribuisce largamente il disagio economico-sociale che da anni colpisce il Paese. 

Nicolás Maduro (fonte: www.lintellettualedissidente.it)
Nicolás Maduro, attuale Presidente del Venezuela (fonte: www.lintellettualedissidente.it)

Gli ultimi mesi

Le maggiori città venezuelane sono state ininterrottamente teatro di scontri tra i manifestanti e l’esercito a partire dal 29 marzo di quest’anno. Il bersaglio delle proteste è il Presidente Nicolás Maduro, successore di Hugo Chavez alla guida del Paese. In particolare, l’opposizione degli ultimi mesi si concentra contro l’annullamento dei poteri del parlamento. Il provvedimento è stato adottato dal Tribunale Supremo di Giustizia, sulla cui piena fedeltà può contare il Presidente Maduro.

La decisione della Corte Suprema è stata annullata pochi giorni dopo, ma questo non ha in alcun modo placato le tensioni. La sentenza del tribunale, infatti, avrebbe rappresentato solo lo strumento istituzionale per giustificare la politica repressiva che da lungo tempo ostacola l’azione degli avversari del partito di governo, il Partito Socialista Unito. Dalla fine di marzo, gli scontri per le strade del Venezuela hanno causato circa 40 morti e diverse centinaia di feriti. 

L’ultimo scontro risale all’8 maggio, quando alcune migliaia di oppositori hanno dato seguito all’ondata di proteste in diverse città del Paese. In questa occasione, alcuni giornalisti sono stati aggrediti sia dai manifestanti sia dalle forze di polizia. L’accusa, loro rivolta da entrambi i fronti, è quella di essere eccessivamente schierati con l’una o l’altra parte in causa. Nel tentativo di placare le proteste, l’esercito si è servito di gas lacrimogeni.

Le origini delle tensioni

L’inasprimento e la definitiva interruzione dei rapporti istituzionali tra il governo e i suoi avversari ha origini più lontane nel tempo rispetto alla fine di marzo. Nell’aprile del 2016, la maggioranza del parlamento aveva infatti approvato la proposta di un referendum per la destituzione del Presidente. L’immediata esclusione di un’ipotesi simile da parte dello stesso, ha spinto l’opposizione ad abbandonare ogni tentativo di dialogo con il governo. 

Le accuse che i suoi avversari rivolgono al Presidente non riguardano solo la sua politica di progressivo svuotamento delle istituzioni democratiche. A Maduro viene imputata anche la scarsa capacità di gestione del proprio potere. È questo l’aspetto che lo differenzia maggiormente dal suo predecessore Hugo Chavez, morto nel marzo del 2013. Sulla posizione dell’attuale capo di governo, pesa infine il crescente malcontento popolare che ne testimonia lo scarso carisma.

La crisi economica

Mentre la situazione politica rimane incerta, i cittadini venezuelani si trovano ad affrontare un problema concreto che rende durissima la quotidianità: la crisi economica. Per comprenderne la gravità è sufficiente dire che a mancare sono i beni di prima necessità e i servizi fondamentali. Tra questi ultimi, conseguenze più gravi ha lo stallo del sistema sanitario, evidenziato dall’aumento delle morti per cancro ed infezioni degli ultimi anni.

A partire dal 1999, ovvero dall’avvento al potere di Hugo Chavez, il fondamento ideologico delle politiche venezuelane è il cosiddetto Socialismo del XXI Secolo. Ideata proprio dal predecessore di Maduro, questa concezione del potere politico viene descritta come rivisitazione moderna della teoria marxista classica. Essa prevede infatti il controllo statale di larga parte dei settori industriali. Ma ammette in parte l’iniziativa economica e la proprietà privata. 

I tratti fondamentali del socialismo chavista in campo economico sono utili per spiegare le politiche attuate in Venezuela negli ultimi 18 anni. Hugo Chavez ha provveduto a nazionalizzare tutti i settori strategici dell’industria. Tra questi, di maggior rilievo è quello del petrolio, di cui il Venezuela è tra i primi produttori al mondo. L’ex Presidente ha anche posto sotto il controllo statale l’erogazione dei servizi. E ha messo in atto una politica di controllo dei prezzi di alcuni prodotti di prima necessità.

Quanto alla politica monetaria, l’azione del governo venezuelano si è dimostrata alquanto limitata. In risposta alle numerose fasi critiche dell’economia nazionale, Chavez e il suo predecessore si sono limitati ad incrementare l’emissione di moneta. Con l’unica conseguenza di alimentare il fenomeno inflazionistico e rendere spesso inaccessibili i prezzi dei beni di consumo. Scarsamente efficace si è anche rivelata la politica chavista di controllo del tasso di cambio con la valuta estera. 

Hugo Chavez (fonte: www.albainformazione.com)
Hugo Chavez, ex Presidente del Venezuela (fonte: www.albainformazione.com)

L’industria

Sotto il profilo della produzione la politica chavista, ripresa da Maduro, ha sin da subito mostrato i propri limiti. L’espropriazione dei mezzi di produzione nei confronti dei privati, raramente ha previsto per essi dei compensi -attraverso l’indennizzo- per la perdita subita. In seguito alla nazionalizzazione, inoltre, una considerevole diminuzione della produttività ha colpito diversi settori. 

Il petrolio

La risorsa più preziosa del Paese caraibico è proprio l’oro nero. Il Venezuela è infatti tra i maggiori produttori mondiali di petrolio. È per questo che il potere chavista ha affidato la stabilità economica nazionale proprio all’esportazione di quest’ultimo. Quando però il prezzo al barile è notevolmente diminuito, il sistema economico venezuelano si è inceppato fino a giungere all’implosione. 

Forte dell’indiscutibile valore della maggiore risorsa del Paese, Chavez ha creduto di potervi fare affidamento per sostenere l’intera economia venezuelana. Contando sugli introiti derivanti dalle esportazioni, ha contratto debiti con diversi Stati esteri. Soprattutto, ha affidato alle importazioni da altri Paesi sia la fornitura dei beni di consumo, sia l’erogazione dei servizi. Diminuito il prezzo del greggio, si è trovato in uno stato di insolvenza nei confronti dei suoi creditori.

All’incapacità di estinguere i propri debiti è conseguito il venir meno delle fornitura di beni e servizi dai Paesi esteri. Il forte ridimensionamento della produzione interna, ha impedito che quest’ultima potesse garantire le stesse quantità derivanti dalle importazioni. Così, soprattutto negli ultimi anni buona parte dei supermercati venezuelani sono rimasti vuoti. Molti ospedali sono abbandonati, e quelli oggi funzionanti, spesso, non sono nemmeno in grado di far fronte alle emergenze più gravi. 

Quotidianità venezuelana

La crisi totale del sistema economico venezuelano ha avuto per effetto la proliferazione del mercato nero. Molti dei beni di prima necessità -medicinali compresi- sono venduti da privati, costantemente esposti al rischio dell’attività illegale. Sono aumentate le attività lavorative illegali, alle cui condizioni molti venezuelani sono disposti a sottoporsi pur di ricevere un compenso, seppur minimo. L’instabilità economico-sociale ha inoltre favorito l’incremento delle attività criminali. Le bande operano quasi indisturbate e controllano diverse zone delle città venezuelane. 

Da quando la crisi in Venezuela ha mandato in tilt anche il servizio sanitario, le morti per cancro ed infezioni sono aumentate. Alcune testimonianze descrivono le condizioni impietose dei pochi ospedali aperti nel Paese. Mancanza di elettricità, sporcizia e scarsità di attrezzature rendono ancor più arduo il compito del personale medico. Anch’esso, peraltro, ridotto drasticamente nel numero. I cittadini venezuelani sono costretti ad affidarsi al mercato illegale per il reperimento dei medicinali. Con tutte le conseguenze che questo ha sull’efficacia delle cure e sulla sicurezza per la salute dei cittadini stessi.

Ecco in cosa consiste la quotidianità dei cittadini venezuelani. La loro vita di tutti i giorni è in diversi casi assimilabile ad una vera e propria lotta per la sopravvivenza. È una quotidianità dominata dall’incertezza e dalla paura. Ma questa condizione, che potrebbe sembrare a tratti insostenibile, non priva l’opposizione politica della forza di sfidare la macchina del potere venezuelana, potente ma allo stesso tempo obsoleta e mal funzionante.

Luca Mercanzin 

 

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