La Dark Polo Gang a Sanremo

Diario di uno stagista, 12 febbraio 2028

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Sono passati diversi anni dall’ultimo Festival di Sanremo. La tradizione annuale si è drasticamente interrotta con la morte “on stage” di Pippo Baudo, durante il discorso d’apertura della kermesse. Nel 2028, reperire il materiale per il Festival è quanto mai arduo. La canzonetta all’italiana ha perso la propria proverbiale spinta nazional-popolare, le radio sono sempre più lontane dalla quotidianità. Con l’estensione della Rete 4G come bene tassato, la società moderna ha accesso illimitato alla fruizione delle piattaforme digitali.

Ogni individuo può scegliere la propria dieta musicale, creare il proprio servizio radiofonico personalizzato, ascoltare i podcast notturni. Le radio – come le conoscevamo – non esistono più da diverso tempo. La musica italiana viene interamente prodotta Oltreoceano da produttori visionari e strumentazioni sempre più sofisticate. I concerti live sono ridotti all’osso, si tratta perlopiù di ospitate in locali adibiti per l’occasione e piazze occupate abusivamente. Non esiste più la musica “indie”, non esiste più musica, per alcuni

Lavoro in RAI da qualche mese, sono un semplice “schiavo” del sistema, ma non mi lamento. Entro in contatto con personalità importanti, saluto ciò che rimane dell’imbalsamatura generale nei sempre più piccoli salotti televisivi. Attualmente, per mancanza di cessi da pulire, mi hanno dirottato sul progetto “Sanremo 2.0“. Il mio ruolo è quello di stampare le sceneggiature, correggere le bozze e… accogliere nel teatro le star. 

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Rara foto della Dark Polo Gang all’addio al celibato di Amadeus

Sanremo è l’unico programma in grado di rianimare l’Italia, da Bolzano ad Agrigento, la Rete lo sa e prova a defibrillare un’ultima volta il Paese e non solo. Così, in una sala vuota di respiri, ma piena di fiori, arrivano Arisa, Noemi, un paio di artisti che pensavo non fossero più con noi, ma evidentemente lo star-power rimane bassissimo. Poi, ad un tratto, ecco arrivare loro: la Dark Polo Gang. Da anni, ormai, i ragazzi di Roma non vivono più in Italia, producono tutto negli States all’ombra del genio di Sick Luke. Il loro ultimo album “BB” ha venduto oltre ogni più rosea aspettativa. I 5 romani arrivano nella sala, accompagnati da una banda di parvenu che ingurgitano Xanax come fossero mentine per la gola. Il presentatore – Ezio Greggio – corre verso il gruppo e s’assicura che siano serviti con le migliori accortezze. 

Tutti sanno che vinceranno loro a mani basse. La Dark Polo ha ormai un bacino di fan trasversale: dall’impiegato d’ufficio che evade ascoltandoli al giovane adolescente che li idolatra, nessuno in Italia può farne a meno. Si ha la sensazione che il loro “avercela fatta”, pur senza un talento spiccato, racchiuda il sogno di ogni italiano. Il loro pezzo per la prima serata si chiama “Berlusconi” e già il popolo sogna. I soliti radicali del Festival condannano la scelta del direttore artistico – Enzino Iachetti – ma la DPG è ciò che è meglio per il business. Tony Effe, front-man del gruppo, alla prima serata, sale sul palco a petto nudo, visibilmente alterato. La Dark Polo Gang ha preteso l’autotune nei microfoni e il cantato nella base: la loro esibizione è puramente provocatoria. La Critica coglie un tiratissimo omaggio al dimenticabile DJ Francesco, il pubblico – formato perlopiù da adolescenti – è in visibilio. 

Nelle stanze del potere, mentre continuo a correggere bozze di bozze, si vocifera che siano loro i vincitori. “E diamogli pure il premio Pippo Baudo” tuona l’AD di Rai Uno. “Il testo contiene una critica sociale agli anni di Tangentopoli, è evidente” esordisce qualcuno in regia. Nessuno osa contrastare il dominio della Dark Polo e mentre Sanremo crolla ai piedi di Tony e soci, la Rai si erge nuovamente prima nei dati Auditel. 

È morto il re, viva la Dark Polo Gang

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