Darkest Hour

L’antiDunkirk

Ascesa di un antieroe storicamente accurata

Siamo pronti. I nove finalisti al Miglior film degli Oscar 2018 sono usciti e noi del Brockford Post siamo pronti a raccontarveli film per film. E partiamo subito con il più storico, il più biografico dei nove. Darkest Hour.

Il film di Joe Wright infila Gary Oldman nei panni di Winston Churchill nei primi giorni come primo ministro all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Sulla scia di uno dei film più apprezzati dell’anno, Dunkirk, Darkest Hour mostra cosa succedeva nelle sale del potere sull’altro lato della Manica, mentre le forze armate britanniche erano sull’orlo del collasso.

“Noi combatteremo in Francia, noi combatteremo sui mari e sugli oceani…

Recuperato dal fiasco Pan, il regista Joe Wright si concentra sui primi giorni del nuovo Primo Ministro Winston Churchill. La sua missione è di salvare il regno dall’appeasment di Chamberlain e Halifax e dal pericolo nazista.

L’appetito pubblico per tutto ciò che riguarda Churchill è sicuramente aumentato di recente. La causa può essere il grande successo della serie di Netflix The Crown, dove Churchill è mostrato nella sua veste post-guerra. Gary Oldman, non è certo la prima persona a cui si potrebbe pensare di interpretare il ruolo. L’attore londinese si impegna per diventare così il primo attore in grado di interpretare sia Sid Vicious che Winston Churchill. Per vedere se sarà la notte di Gary dovremo aspettare il 4 marzo, ma già da oggi sembrerebbe essere il favorito alla vittoria finale.

…noi combatteremo con crescente fiducia e crescente forza nell’aria…

La sceneggiatura di Anthony McCarten (La teoria del tutto) copre le settimane tra l’ascesa di Churchill alla leadership al celebre discorso “We will fight!”Anche se il film è obbligato ad aderire ai report storici nel raccontare, è chiaro fin dall’inizio che lo sceneggiatore, il regista e l’attore intendono inserire quanto più divertimento possibile. La prima comparsa di Churchill è quella di un irritabile vecchietto a letto che fa colazione con whisky, uova, un sigaro e champagne e che espone inavvertitamente le sue parti basse alla sua nuova segretaria, Elizabeth (Lily James).

…Noi combatteremo sulle spiagge, noi combatteremo nei luoghi di sbarco, noi combatteremo sui campi e sulle strade, noi combatteremo sulle colline…

Il Churchill di Darkest Hour, rispetto a come viene presentato in molti altri biopic,  sembra sorprendentemente impreparato a fronteggiare la terribile minaccia per la sicurezza della nazione. Questo è l’uomo che durante gli anni ’30 ha ottenuto il disprezzo della maggior parte dei politici per i suoi infiniti avvertimenti sulla crescente macchina militare tedesca ed era ancora mal visto a causa del suo fiasco a Gallipoli della Prima Guerra Mondiale.

Il suo primo discorso al Parlamento non è ben accolto e, con le notizie che peggiorano di giorno in giorno, il governo si muove essenzialmente in clandestinità nei centri di comando dove Churchill si scontra con il suo consiglio di guerra, che, guidato da Halifax, ministro degli esteri, è vicino a decidere di negoziare con Hitler via Mussolini. Le 300.000 truppe britanniche spinte verso il mare a Dunkerque cominciano a sembrare spacciate.

…Noi difenderemo la nostra Isola, a qualunque costo.

Le performance di supporto sono monodimensionali ma ben gestite. Ronald Pickup è perfetto per interpretare il morente Chamberlain (Pickup è stato scelto per il ruolo all’ultimo minuto perché l’attore originario, John Hurt, è morto poco prima dell’inizio della produzione). Kristin Scott Thomas interpreta la moglie di Churchill Clemmie. L’unica ad avere capito il suo marito spesso difficile, ma brillante. Insieme a loro i fan più giovani e nerd potrebbero ritrovare due volti noti. Ad interpretare il re Giorgio VI c’è il Ben Mendelsohn di Star wars: Rogue One. Mentre l’antagonista principale del film è interpretato da Stephen Dillane, lo Stannis Baratheon de Il trono di spade.

La sceneggiatura di McCarten è aspra ed efficiente, e Wright trasmette il dramma con energia indiscussa. Oldman gioca con entusiasmo proprio su questo con una performance chiassosa che, fisicamente e vocalmente, potrebbe non corrispondere esattamente al Churchill che il pubblico può ancora vedere in qualsiasi cinegiornale, ma che, ironia della sorte, può aiutare il vecchio leone a conquistare una nuova generazione di fan.

Questo effetto può essere amplificato da una scena chiave (ma inventata) in cui il primo ministro, che si è avvicinato alla capitolazione della fazione disfattista, fugge a farsi un giro in metro la mattina del suo grande discorso al Parlamento. Qui, ottiene la spinta di cui ha bisogno dalla gente comune, che lo ispira con i loro atteggiamenti ribelli nei confronti dei nazisti e la loro determinazione a combattere, per tenere i barbari lontani dalla loro isola. Così ispirato, Churchill pronuncia il suo discorso più famoso e la giostra della Storia inizia a girare.

And the oscar goes to…

Le candidature di Darkest Hour agli Oscar sono:

  • Miglior Film. Missione impossibile per l’inquilino di Downing Street. La concorrenza di film più attuali, più politici e quasi omologhi per argomenti trattati rende le probabilità di Darkest Hour pressoché nulle.
  • Miglior Attore. Potrebbe arrivare la consacrazione per l’attore londinese, ma i veterani della statuetta Washington e Day-Lewis faranno di tutto per sbarrargli la strada.
  • Migliore fotografia. Anche qui le probabilità di vittoria vengono drasticamente abbassate dal duello Blade runner 2049/Dunkirk.
  • Migliore scenografia – costumi – trucco. Tra i tre, dove rischia di più di vincere sono gli ultimi due, un po’ perchè la concorrenza è minore (tre candidati a miglior trucco) e un po’ perchè Blade runner 2049 sulle scenografie non è un film con cui si può scherzare.

 

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