Direttore sportivo cercasi

Siviglia-Roma: biglietto solo andata

Incontro all’ombra del Big Ben

Ma un timeout di due minuti e mezzo me lo concedete, perché non vi voglio offendere con la sigaretta qua. Mi fate anda a fa una mezza sigaretta fuori per favore, così non si incazza nessuno?“. Difficilmente sentiremo ancora queste parole, tanto oneste quanto inusuali, pronunciate da un direttore sportivo a Trigoria. Parole proprie di un personaggio più unico che raro, quale è Walter Sabatini, che ormai, dopo le dimissioni di Ottobre 2016, si appresta a lasciare definitivamente andare quella che è stata la sua creatura giallorossa da giugno 2011.

Infatti dalle indiscrezioni che circolano, sembra ormai vicinissimo l’accordo con il nuovo direttore sportivo giallorosso, che dovrebbe rispondere al nome di Ramón Rodríguez Verdejo, detto Monchi. Si sarebbe tenuto, alla fine della scorsa settimana, un incontro all’ombra del Big Ben tra l’attuale direttore sportivo del Siviglia, Monchi, e la dirigenza romanista, tra i quali Baldini e il presidente Pallotta.
Una proposta di contratto triennale sembra essere stata fatta al DS spagnolo. Tre anni per compiere un eventuale impresa come fatto in Andalusia. Tre anni per arrivare lì dove Sabatini non è arrivato.

Ogni riferimento a cose, fatti o coppe europee è puramente casuale

 

L’eredità dell’uomo di Marsciano

Ma cosa troverebbe Monchi atterrando in questo momento nella capitale? Cosa gli ha lasciato in eredità il suo predecessore?

Non si può non sottolineare come Walter Sabatini sia stato IL direttore sportivo di cui la società giallorossa aveva bisogno al momento della sua “rinascita” nel 2011. L’allora presidente, Thomas Di Benedetto, gli dà l’incarico di costruire una squadra, valida tecnicamente ma che possa, attraverso il gioco delle plusvalenze, dare puro ossigeno al bilancio societario. L’uomo giusto al posto giusto.

Walter Sabatini mentre pensa con quale giardiniere potrebbe fare la migliore plusvalenza

Con 142,51 milioni di euro netti in 5 anni di gestioni del parco giocatori giallorosso (secondo le rilevazioni di Calcio e Finanza) il direttore sportivo umbro riesce a mantenere in piedi e a livello medio-alti una società dal potere economico non straripante. I suoi introiti sono valsi ben l’86% dell’intera gestione dei 5 anni.

Oltre ad essere una macchina da plusvalenze, la sua gestione tecnica e di team-building ha portato una notevole crescita. Da dei deludenti sesti e settimi posti delle stagioni 2010-2011 e 2011-2012 siamo giunti a 2 secondi posti, un terzo posto e un’attuale seconda posizione. Così facendo la Roma si è garantita ulteriori incassi con ulteriori introiti provenienti dalle varie coppe europee.

La sua totalità nella gestione ne ha fatto un direttore sportivo molto più vicino ad un manager stile Premier League che a un DS italiano. Ciò ha contribuito alla crescita tecnica ed economica di una società, quella americana, alla prime armi con la gestione di un club di calcio.

Ed è all’apice della parabola della sua “creatura” che il rapporto si rompe, forse positivamente per entrambi. I limiti dello stesso direttore sportivo sono diventati sempre più evidenti. Il comprare e vendere freneticamente calciatori, scambiandoli come figurine ha un rischio: quello di far perdere stabilità tecnica alla squadra. Instabilità che non ha giovato sicuramente alla squadra.

Perché per quanto sia stata la persona giusta al momento giusto che ha condotto a vivere stabilmente situazioni di alta classifica la società capitolina, i limiti intrinsechi di questo rapporto non potevano probabilmente più convivere con la voglia di andare oltre e fare quel salto di qualità che deve portare l’ As Roma alla vittoria di qualche trofeo.

Il più grande rimpianto che lo stesso Sabatini ricorda al momento del suo addio. Perché per quanto la sua gestione sia stata, sommando tutto, positiva, in questi 5 anni, la Roma non si è mai davvero neanche avvicinata a vincere un trofeo. L’unica volta in cui in questi 5 anni la società giallorossa ha giocato una finale, è finita in tragedia. Vedi derby del 26 Maggio 2013.

Morto un direttore sportivo se ne fa un altro

In questo scenario si inserirebbe il direttore sportivo Andaluso. E, se tutto si dovesse confermare, la Roma potrebbe ritrovarsi di nuovo con l’uomo giusto al momento giusto.

Lo sguardo di chi sa di essere l’uomo giusto!

Perché la società giallorossa, continua a non poter far a meno di un mago delle plusvalenze come lo era stato il DS di Marsciano: e qui il curriculum di Monchi parla da solo. Quasi 300 milioni di ricavi netti quelli portati nelle casse del Siviglia in quasi 20 anni di lavoro. Uno che con poco più di 25 milioni acquista, in ordine : Dani Alves, Federico Fazio, Martin Cáceres e Adriano in difesa; Ivan Rakitic, Júlio Baptista, Seydou Keita and Christian Poulsen a centrocampo; Luís Fabiano and Carlos Bacca in attacco. E ne ricava 170, di milioni.

Nonostante le plusvalenze e l’ingente numero di calciatori scambiati (200!) possano far pensare ad un Sabatini-bis, altri dati importanti ci dicono il contrario.

La sua modesta carriera da portiere, sempre tra le fila del club andaluso, finisce nel 1999. Negli anni 2000 Monchi appende i guantoni al chiodo e si prende una scrivania da direttore sportivo della sua società. Partendo dalla Secunda Division spagnola, porta nel giro di un anno il Siviglia nella massima serie spagnola e nel giro di 17 anni a vincere ben 9 trofei: 5 tra Coppa Uefa ed Europa League (con il record di tre di fila nel triennio 2014-2015-2016), 1 Supercoppa Europea, 2 Coppe del Re e 1 Supercoppa di Spagna.

A quanto pare non ci si annoia a farlo per tre anni di fila

Oltre ai trofei portati a casa, un’altra qualità che spicca del dirigente spagnolo è la valorizzazione del vivaio. Dal vivaio del Siviglia sono usciti fuori giocatori come Sergio Ramos, Jesús Navas, Alberto Moreno, Luis Alberto e José Antonio Reyes.

La qualità al vivaio della Roma, come dimostrano anche recenti successi della Primavera (ce l’hanno cucito sul petto lo scudetto ’15-’16), non manca. Sarà interessante vedere come agirà e come incrementerà l’apporto di tale risorsa per la squadra giallorossa.

Punto e a capo

La Roma giunge quindi ad un bivio societario fondamentale in questo inizio 2017. La strada potrebbe essere quella giusta e potrebbe portare a traguardi importanti. La scelta del direttore sportivo non è ovviamente l’unica scelta che influenzerà questo percorso. Ad esempio la questione stadio che sembra delinearsi e soprattutto la guida tecnica che sembra aver trovato in Luciano Spalletti il miglior traghettatore possibile per questo momento storico, sono due punti chiave. La ciliegina sulla torta, potrebbe arrivare direttamente dall’Andalusia, con un volo di sola andata per la Capitale.

Alessandro Viglione

2 thoughts on “Direttore sportivo cercasi

Rispondi