Il distacco reale tra le prime della classe

Mancano due giornate al termine del campionato di Serie A e le prime tre della classe sono racchiuse nell’arco di 5 punti. A meno di clamorosi “harakiri” finali la Juve dovrebbe laurearsi campione d’Italia per il sesto (!!) anno consecutivo. Risultato prevedibile già da inizio stagione ma che confermandosi a fine campionato nella sua misura, lascia spazio a varie analisi.

Delle quindici squadre che hanno occupato le prime 3 posizioni negli ultimi 5 anni, ben 13 volte sono state Juventus, Roma e Napoli a salire sul podio.

Con un distacco di 17 o 9 punti i bianconeri hanno sempre vinto il campionato con diverse giornate di anticipo. Quest’anno la distanza tra le teste di serie del nostro campionato sembra essersi ridotta. Tuttavia i bianconeri sembrano aver aumentato in misura ancor maggiore il distacco dalle dirette contendenti degli ultimi anni, Napoli e Roma.

Distacco, che per essere colmato, dovrà portare le due inseguitrici a compiere un quasi miracolo calcistico nei prossimi anni. E purtroppo potrebbe non bastare.

 

Napoli: in direzione ostinata e contraria

Numeri alla mano, la squadra partenopea è quella che ha totalizzato il maggio numero di punti negli ultimi 5 anni di dominio bianconero. Inoltre, fatta eccezione per la Lazio nel 2013 e il Milan quest’anno, è l’unica squadra ad aver strappato due trofei alla Juve con la Coppa Italia e la Supercoppa del 2014.

Festeggiamenti per la vittoria della Coppa Italia 2014

Nonostante il diktat del rispetto del fair-play finanziario, De Laurentiis è stato abile nel costruire una società che potesse nel corso degli anni ridurre il distacco dalla vetta del campionato italiano sempre di più. Niente spese folli, a meno di vendite con plusvalenze enormi, puntare sui giovani e scegliere allenatori che potessero valorizzare la rosa a disposizione.

Il Napoli è economicamente molto saldo, soprattutto grazie alle plusvalenze che il mercato ha offerto negli anni. Basti pensare a Lavezzi, pagato 5.5 milioni di euro e rivenduto al Psg per 30 milioni. Più caro il cartellino di Cavani, dati i 16 milioni al Palermo, che il club parigino pagò poi 63 milioni di euro. Un’operazione quest’ultima, che ha consentito a De Laurentiis di portare in azzurro Gonzalo Higuain, battendo l’offerta della Juventus con 38 milioni messi sul piatto. Lo stesso argentino è andato questa estate a rafforzare la diretta rivale per una cifra monstre di 90 milioni e spicci.

L’altra faccia della medaglia quando si parla di plusvalenze è quella di trovarsi ogni anno con il giocatore potenzialmente migliore che va via e con nuovi equilibri da trovare. Questo, unito a campagne acquisti  che non hanno portato calciatori sempre pronti per giocare in una piazza come quella di Napoli ha portato a stagioni con alti e bassi più o meno evidenti.

Sarrismo e futuro

La base per la costruzione di un progetto a lungo termine sembra esserci e corrisponde al nome di Maurizio Sarri. Dopo alcuni mesi tormentati, anche la società sembra essersi convinta che la strada giusta sia proseguire con il tecnico toscano anche per il prossimo anno, provando a dare continuità.

Sotto la guida di Sarri, il Napoli è riuscito ad esprimere un calcio molto propositivo e spettacolare. Basandosi sulla ripetizione quasi maniacale di schemi e situazioni di gioco, il Napoli è una squadra che cerca di imporre sempre il proprio gioco esprimendo un calcio che si basa su triangolazioni ravvicinate sempre all’insegna della verticalità e della copertura degli half-spaces e su un pressing altissimo per recuperare il prima possibile la palla. La squadra partenopea detiene il record di possesso palla, gol fatti e di tiri di questa stagione.

Armonia ed applicazione

Tuttavia i limiti di questo giocattolo che a tratti sembra perfetto si sono palesati più volte in questa stagione. Gli interpreti del calcio di Sarri devono essere sempre al meglio della forma e della concentrazione. Inoltre quando il piano gara prende pieghe non perfettamente congeniali alle caratteristiche del proprio gioco, l’allenatore toscano non si è mostrato abbastanza malleabile nel poter e saper cambiare in corso d’opera.

Roma: prove di volo

In un articolo precedente, dopo l’eliminazione dalla coppa italia per mano della Lazio, descrivevo quelle che per me erano le cause per le quali la Roma è rimasta in questi anni dell’era americana un’eterna incompiuta.

Tra le prime ponevo le mancanze societarie che si possono riassumere con: 1)l’uso delle plusvalenze come maggiore forma di introito nelle casse della società; 2) la scarsa presenza, fisica e non, nell’ambito delle dinamiche decisionali all’interno della Roma, vista come gruppo di calciatori, preparatori e allenatore; 3) la mancata capacità di gestione di alcuni momenti tanto delicati quanto fondamentali della squadra.

Il caso Totti-Spalletti è l’esempio lampante della gestione perfettibile di alcune situazioni delicate all’interno dell’ambiente romanista

Chiudevo l’articolo con un cauto ottimismo nei confronti del futuro della società giallorossa e nella speranza di poter diminuire il distacco dalla testa del campionato. Speranza che fondava le basi sull’arrivo di Monchi e la permanenza di Luciano Spalletti, oltre che per la svolta positiva del discorso stadio.

Sarà addio (…?)

Sembra ormai molto probabile la fine del rapporto tra il tecnico di Certaldo e la Roma. Eppure le motivazioni per la società per provare a trattenere Spalletti dovrebbero essere diverse.

Lasciar andare via l’allenatore che (probabilmente) otterrà il record di punti in una stagione nella storia della Roma, superando la soglia di 85 sembra un azzardo. A maggior ragione considerando che il percorso incominciato da Spalletti inizia “appena” un anno e mezzo fa.

Tra due settimane, come dice lui, si saprà il suo futuro. Tuttavia se la Roma dovesse liberarsene ci sarebbero problemi nel sostituirlo e nel trovare qualcuno che debba ambientarsi nel ruolo di tecnico. Al momento, a disposizione e alla portata della Roma non ci sono allenatori apparentemente più bravi o che possano sicuramente fare meglio di Spalletti.

 

Juventus: la prima della classe

Vogliamo vincere ma bisogna essere realisti, non smettere di provarci e capire che abbiamo di fronte una squadra di mostri che sta facendo la storia del calcio.[…] Senza la Juve, questa Roma ce la saremmo ricordata a lungo.

Così ha parlato ai microfoni il capitano della Roma Daniele De Rossi al termine della partita vinta per 3 a 1 dalla sua squadra contro la Juve.

Perché il punto resta esattamente questo. Napoli e Roma stanno inanellando diverse stagioni di grande livello sia come gioco che come punti complessivi. Il Napoli l’anno scorso, la Roma l’anno prima e quest’anno hanno aggiornato il proprio record di punti stagionali in Serie A. In nessuno dei tre casi è arrivato o arriverà lo scudetto.

E il dominio disarmante che la Juve sta applicando da anni al campionato italiano non sembra indirizzato verso una fine.

La differenza societaria tra le tre è evidente. Oltre da un punto di vista economico, la gestione e l’organizzazione manageriale è chirurgica. Lo stadio di proprietà con il rilancio del proprio marchio a livello di marketing continua a rendere la Juventus la squadra più ricca in Serie A.

La possibilità di poter acquistare giocatori di fascia top e affiancarli a sostituti di quasi pari livello è un lusso che nessun’ altra società al momento in Italia può permettersi.

Tutto il meccanismo a cascata che si innesca da questo percorso è lampante e non può che aumentare il distacco. Il giocarsi la finale di Champions è il risultato di un percorso di costruzione avviatosi da parecchi anni e non un risultato casuale.

Seconda finale di Champions in 3 anni!

Farsi trovare pronti

La Roma e il Napoli si trovano difronte ad uno dei cicli calcistici più imponenti che la storia del calcio italiano possa ricordare. Se dovesse arrivare quello di quest’anno sarebbe la squadra ad aver vinto più scudetti consecutivi.

La speranza per le due inseguitrici è quella di farsi trovare pronti. Continuare nei percorsi di crescita, societaria e tecnica che le due squadre hanno intrapreso seppure su linee diverse per diminuire lievemente il distacco.

La differenza di potere economico e di gestione è evidente ma con costanza e proseguendo con progetti virtuosi, si può pensare di impensierire anche i giganti.

Gli esempi esteri come il Borussia Dortmund in Germania e dell’Atletico Madrid in Spagna sono le linee guida da seguire. Poi bisogna solo sperare che prima o poi, il primo della classe si presenti per una volta impreparato.

Alessandro Viglione

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