Il lato oscuro della divisa

Una riflessione sul confine tra abuso e prevenzione

Quanto ci sentiamo sicuri grazie alle forze dell’ordine? L’esperienza diretta aiuta a chiarire meglio tutte le sfaccettature dietro alla divisa? Lo sconfinamento tra dovere d’azione e abuso di potere è quantomai flebile.

Un confine alternato

Cantava De Andrè dei Cuccioli del Maggio.

Parlano oggi fatti e testimoni in un teatro che vede le tre fette del cerchio: le vittime, la polizia e gli aggressori. Improntandoci in un discorso di insiemistica non è facile distinguere confini ben delineati tra gli attanti di una vicenda che presenta diverse prospettive d’interpretazione. L’ultimo avvenimento in questi termini si è svolto giovedì 16 marzo scorso, in occasione della partita di Europa League tra Roma e Lione, disputatasi nella capitale. La società francese ha denunciato soprusi e umiliazioni a danno dei tifosi francesi presenti a Roma.

Divisa o diritti?

Si riapre dunque un discorso immenso riguardante la frontiera sottile tra sicurezza e privacy. Conclamati fatti di cronaca (vedi Diaz, caso Aldrovandi, caso Uva, caso Cucchi) hanno insinuato, nel corso degli ultimi vent’anni, incertezza e dubbi circa il metodo esecutivo delle forze dell’ordine con conseguente deflazione della fiducia nella divisa. Si preferisce un maggior tasso di sicurezza con conseguente abbassamento della soglia della privacy o viceversa? Questa la domanda cardine del discorso. Ne consegue che ad ogni situazione spetti un’interpretazione del particolare.

Il caso di Roma-Lione

Gli episodi precedenti alla sfida tra Roma e Lione non sono casuali, ma legati alla struttura di un’istituzione contestabile sotto molti aspetti

Recap per chi non fosse a conoscenza di quanto avvenuto (il che è molto probabile, dopo vi spiegheremo il perché): la società calcistica del Lione si è presentata giovedì 16 marzo scorso a Roma per la partita di Europa League contro la squadra capitolina. Da Lione sono anche giunti numerosi tifosi, i quali sono dovuti passare attraverso i consueti controlli della polizia locale prima di entrare allo Stadio Olimpico. Ebbene, questi controlli, secondo quanto denunciato dalla società francese sul suo sito ufficiale, sono stati eccessivi e umilianti per la tifoseria ospite. I tifosi, di qualunque sesso o età (anche anziani e bambini), sarebbero stati fatti spogliare, rendendo esageratamente particolareggiato il controllo. La procura di Roma ha risposto ammettendo quanto avvenuto, ma riferendosi ai metodi utilizzati come “accurati ma regolari”.

La notizia è uscita in Italia, ma quasi esclusivamente sui portali dedicati allo sport. Ecco uno dei primi articoli, su La Gazzetta. La Stampa, né La Repubblica, né Il Corriere della Sera hanno trattato dell’argomento (almeno sui loro siti online). Silenzio difficilmente spiegabile visto l’argomento, che esulava fortemente dal piano esclusivamente sportivo della vicenda. Ecco perché ci sono molte probabilità che non abbiate letto questa notizia.

divisa

I problemi principali

Eseguire agli ordini. E’ questo il precetto fondamentale delle forze di polizia di tutto il mondo. Gli ordini non sono quasi mai interpretabili, non c’è il filtro della coscienza fra comando e azione. Questo diventa un limite della classe poliziesca, abituata ad agire piuttosto che a pensare. Ma razionalizzare, in un lavoro di tale importanza all’interno della nostra società, è fondamentale. Senza un’adeguata interpretazione della situazione (e senza essere abituati a discernere dalla circostanza) si fanno spesso e volentieri dei passi falsi. Ed ecco che, senza pensarci, il controllo “accurato” di giovedì diventa un caso. Ed ecco che alcune persone soffrono e subiscono soprusi  esagerati a causa di questa mancanza di filtro.

Come in ogni situazione, non bisogna generalizzare. Sia perché esistono poliziotti in grado di regolare gli ordini in base alla situazione in cui si trovano. Sia perché è fondamentale che, in certe situazioni critiche, gli ordini vadano rispettati senza appello. Ma anche perché spesso i poliziotti, soprattutto nel caso degli agenti, non ricevono una formazione adeguata per esercitare il filtro necessario alle direttive degli ufficiali. Questo discorso è da limitare all’Italia, siccome all’estero le qualifiche necessarie a diventare poliziotto sono diverse di stato in stato. In Italia, a livello di istruzione, il requisito minimo per partecipare al concorso è il diploma di scuola media. Non bisogna nemmeno aver effettuato le superiori.

Ovviamente, l’argomento non può essere soddisfatto attraverso il sillogismo: mancanza di istruzione = mancanza di senso critico. Tuttavia, nella maggior parte dei casi,  si tratta di persone con meno strumenti per poter rapportarsi in maniera costruttiva ad alcune decisioni importanti. Essendo limitati da questo punto di vista, è indubitabile che sia meglio che le decisioni le prendano coloro che posseggano gradi più alti e quindi  maggiore esperienza e/o conoscenze. 

Le possibili soluzioni

In questo modo, in ogni situazione in cui ci sia bisogno di un filtro interpretativo, esso mancherà. Facendo crollare tutta la montagna di sabbia e creando situazioni scomode per le persone che dovrebbero essere protette e che invece si ritrovano a subire i protettori stessi.

Un prima soluzione per ovviare a questa situazione prevedrebbe l’inserimento del diploma superiore come grado d’istruzione minima per poter accedere al concorso per divenire poliziotto. Questo favorirebbe una crescita intellettuale dell’intera classe poliziesca e anche una diversa idea dell’agente stesso. Non diventerebbe solo la persona che agisce, ma anche colui che usa la testa nel momento in cui deve agire.

Un secondo spunto potrebbe essere l’aggiornamento mirato della formazione accademica. Le nuove reclute dei servizi di Arma dovrebbero quindi frequentare e superare corsi di formazione riguardanti tematiche quali diritti civili e diritto penale. Questo passaggio sarebbe senz’altro utile al fine di prevenire azioni spropositate in occasione di situazioni sotto controllo.

Favorire il dialogo e isolare i violenti

La divisa ricopre un ruolo fondamentale all’interno della società: essa deve infatti rappresentare e un simbolo di scoraggiamento dei reati e un’istituzione non cristallizzata al suo interno. Vi è però un’eccessiva riservatezza al dialogo da parte delle forze dell’ordine. Questo fatto rende l’opinione pubblica estremamente divisa circa l’argomento. Una maggiore facilità d’espressione e di appello garantirebbe il superamento regolare di incomprensioni e impasse dettati dal silenzio. In secondo luogo è fondamentale prevenire nuovi casi di violenza cercando di individuare i soggetti più aggressivi. Gli individui segnalati – sia dai cittadini, sia dalle stesse istituzioni – dovrebbero essere testati se idonei al servizio o meno.

Gianluca Minuto

Alfredo Montalto

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