Novak Djokovic e Andy Murray

Djokovic-Murray, se questo è l’inizio…

Un Djokovic rinato batte Murray in una sfida stellare nell’improbabile teatro del torneo ATP di Doha

“This is what we ordered!”. Rob Curling, storica voce del tennis per Eurosport, si lascia scappare questa esclamazione già sul 3-3 del primo set della guerra tennistica scatenatasi nei 35 minuti di partita visti fino a quel momento tra Murray e Djokovic. La finale del torneo di Doha (Qatar), il primo dell’anno in corso, è decisamente la portata che tutti avevano ordinato al cameriere. Gli interrogativi lasciatici dal 2016 avevano accresciuto l’attesa per questo match, che come si sperava proprio non ha deluso le attese. 6-3, 5-7, 6-4 in 3h di gioco.

Djokovic vince su Murray
Djokovic, alza festante il “falco”, premio per il vincitore dell’ATP di Doha

Chi vince e chi perde

Alla fine ha vinto Djokovic, un altro Djokovic rispetto alla seconda parte del 2016. Non certo il gemello diverso di un mese fa, che appare lontano anni luce. Più convinto e sicuro dei propri mezzi, più preciso, più libero mentalmente e per molti tratti del match più freddo. Liberato dagli stress dei gossip e del cambio di allenatore e dall’essere costretto a vincere sempre, Djokovic ha ricominciato a giocare come suo solito: cercando di sfruttare tutto il campo; mantenendo il ritmo alto; imponendo il proprio tennis; utilizzando palle corte e gioco a rete solo quando necessario sorprendere l’avversario. Dall’altra parte Murray, pur rimanendo in partita per quasi tutti i game nei tre set giocati, è apparso poco lucido nel cogliere le occasioni che via via la partita e il suo avversario gli offrivano (è riuscito a sfruttare solo 2 delle 7 palle break concessegli). Sebbene sia riuscito a forzare scambi lunghi e abbia fatto sudare il più delle volte il punto, i suoi colpi sono apparsi meno incisivi e decisivi rispetto a quelli di fine 2016.

Che ci resta?

Tuttavia la notizia che questo ATP di Doha ci ha fornito non è tanto chi abbia vinto o chi abbia perso, chi abbia giocato bene o male o le differenze rispetto al termine della stagione passata. Ciò che effettivamente ha impressionato è l’intensità e la brama da parte di entrambi i giocatori di confrontarsi con l’avversario, utilizzando tutte le armi possibili. Appena si molla, appena si resta sulla difensiva, appena si gioca una palla scontata o centrale, l’avversario prende subito il sopravvento e difficilmente si lascia sfuggire il punto. E tutto questo è accaduto in un torneo ATP di inizio anno, dove le velleità di vittoria il più delle volte lasciano il posto alla necessità di trovare la giusta condizione in vista degli imminenti Australian Open. E invece i due contendenti non si sono risparmiati nulla in quasi tutti i momenti della partita; è singolare vedere che alcuni dei punti più belli siano giunti in game ormai direzionati (40-0 o 40-15). Inoltre i pochi difetti fisico-tecnici che contraddistinguono i due giocatori non hanno permesso grandi ricerche di debolezze altrui, forzando entrambi altresì a focalizzarsi sulle proprie qualità e di usufruirne in ogni scambio.

Arrendersi? Mai!

Il risultato di tutto questo è stato un match di una bellezza stordente, pieno di colpi di scena e mai sicuro fino alla fine. Djokovic sembrava poterlo chiudere al secondo set, ma la forza di volontà e la grinta da numero uno di Murray l’ha respinto al mittente giocando 4 game consecutivi a livelli altissimi, annullando tre match point e conquistando il secondo set. E anche nel terzo set, al quarto match point, Djokovic è stato costretto dallo scozzese a uno scambio di una violenza pazzesca che si concludeva a suo favore solo dopo 21 colpi, quasi le loro gambe e la loro mente non sentissero le 3 ore di gioco. Da qui è necessario considerare che effettivamente tra i due sussista un equilibrio estremo e la speranza è che quest’ultimo possa essere rotto solo con match che sempre più attireranno il grande pubblico al tennis.

Djokovic e Murray al termine della finale
Djokovic e Murray al termine dell’incontro si danno la mano congratulandosi l’un con l’altro

La rivalità

E questo è effettivamente il grosso augurio che gli appassionati di tennis e non si vogliono concedere: che questo sia solo l’incipit di una lunga rivalità mossa dalla voglia di ambire a primeggiare in ogni partita, in ogni game, in ogni punto. Altro augurio è che questo antagonismo nel contempo mantenga i toni e i comportamenti in campo che sono stati fino ad adesso. Il rispetto tra Murray e Djokovic dura da quando i due ventinovenni (hanno appena 7 giorni di differenza!) si sono scontrati per la prima volta a undici anni. L’amicizia che li lega da anni è forse lo spot più bello che questo sport può permettersi: rivalità arcigna in campo e affetto fuori.

È arrivato proprio quello che abbiamo ordinato? Per il momento sì, ci vediamo agli Australian Open!

Filippo Tessarollo

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