Domande-risposte sul weekend di A

Perché Dybala ha calciato il rigore in questo modo?

È il rigore di chi ha paura. Di quando si arriva sul dischetto con poca fiducia, di quando si sente la pressione, di quando non si è liberi mentalmente. Tirarlo così è la cosa più semplice: si sceglie un lato e si cerca la potenza senza troppa precisione. La speranza è che il portiere si butti nell’angolo sbagliato o, causa potenza e velocità della conclusione, non riesca ad intercettarlo. Con l’Atalanta aveva incrociato il tiro, questa volta sceglie l’interno piede. A mezza altezza, finisce facilmente nelle grinfie di Strakosha. Un rigore simile lo tirò Cerci (incrociando) in uno storico Fiorentina-Torino, nel quale si decideva la qualificazione in Europa dei Granata. In quel caso, probabilmente, fu l’esagerata pressione a tradirlo. Dybala non è un giocatore fatto e finito, può e deve crescere e imparare a saper gestire momenti difficili. Il rigore sbagliato contro l’Atalanta e non giocare nemmeno un minuto nelle due partite contro l’Argentina, sono cose che possono aver influito sul morale della Joya. Questi errori fanno tutti parte della sua crescita.

Al 94′ di Fiorentina-Torino del 18 maggio 2014, Cerci ha l’occasione di portare i Granata in Europa. A differenza di Dybala incrocia di mancino, ma il risultato è il medesimo.

L’operato di Di Francesco è da giudicarsi positivo fino ad ora?

La Roma non gioca bene. È una squadra quadrata, che difficilmente soffre in fase difensiva, ma che fa fatica a proporre un buon gioco. Non si può ancora sapere se questa sarà la versione definitiva o, come è più probabile, se Di Francesco riuscirà col tempo ad alchimizzare i suoi schemi. Per ora, nelle partite più complesse, i giallorossi hanno faticato. Perso con Napoli e Inter (anche se contro i nerazzurri si è vista la Roma migliore della stagione), vinto a fatica con Milan, Quarabag e Atalanta, pareggiato molto fortunosamente contro l’Atletico Madrid. Un inizio abbastanza positivo per quanto riguarda i risultati, ma che fa temere qualcosa per quel che riguarda gioco e futuro. Non ha molto senso dare giudizi affrettati, però se questa fosse la “ultima trasformazione” della Roma, sarebbe un bel passo indietro rispetto all’anno scorso. Vedremo cosa tirerà fuori dal cappello il buon Di Francesco. Ricordiamoci anche che mancano ancora due fra i migliori acquisti del mercato estivo: Karlsdorp e Schick.

I punti deboli del Napoli?

  • La profondità della rosa è il più grande problema degli azzurri, soprattutto considerando che si affrontano 3 competizioni. Facendo giocare sempre gli stessi (almeno davanti), infortuni e stanchezza sono sempre dietro l’angolo. E un calo di forma potrebbe essere fatale.
  • La difesa in queste prime 8 partite è stata quasi perfetta. Persino Maksimovic, imbarazzante la scorsa stagione, quando è entrato è stato autore di buone prestazioni. Ma non si può essere sicuri del fatto che tutti i problemi avuti nelle ultime due stagioni siano risolti, anche perché alcuni singoli non offrono troppe garanzie.
  • Reina. È un portiere che può prendere gol su qualsiasi tiro/uscita sbagliata, in qualsiasi momento. Se gli avversari del Napoli continuano a tirare una volta a partita, Reina non diventa un fattore. Ma se la fase difensiva iniziasse a vacillare…

Perché il Bologna è rinato?

Una delle peggiori squadre della scorsa stagione, si ritrova con 14 punti dopo 8 giornate pur avendo affrontato già Inter e Napoli. Un ruolino di marcia che, se confermato, potrebbe portare ad aspirare all’Europa.  La ricetta con cui Donadoni ha aggiustato i rossoblù passa attraverso due giocatori cardine nel nuovo corso bolognese: Poli e Palacio. La capacità di Poli di correre per oltre 90 minuti e di dare anche discreta qualità quando entra in possesso del pallone, ha fatto fare il salto di qualità al centrocampo bolognese. Troppo acerbo Nagy, l’anno scorso, per reggere sulle sue spalle un centrocampo di Serie A. Quel Poli che forse è stato svenduto troppo presto dai dirigenti milanisti, che ora si ritrovano ad avere come unico incontrista Kessié (Josè Mauri si può anche evitare di nominarlo). A lui si è aggiunto Palacio: con l’ex Inter, il Bologna è passato dal giocare in 10 (Destro…) a giocare in 12. El Trenza, a 35 anni, ha ancora una condizione fisica invidiabile. Alla qualità e all’esperienza aggiunge il suo stakanovismo: lotta, si sacrifica, lavora letteralmente per i compagni. Il reintegro di Donsah e qualche aggiustamento in difesa han fatto il resto. Ma l’impressione è che il Bologna dell’anno scorso fosse stato distrutto psicologicamente da alcune sconfitte pesantissime (Napoli e Milan) e questo abbia influito tantissimo sul rendimento di una squadra che così scarsa non era. Oggi, a mente libera, si pensa all’Europa. Difficilissimo, perché davanti ci sono almeno quattro squadre (Fiorentina, Torino, Samp, Atalanta), ma se Di Francesco e Verdi esplodessero…

Oramai gli serve il bastone per camminare.

Bonucci è un problema per il Milan?

Allo stato attuale, è un grosso problema. Giocando con questa assurda mancanza di concentrazione, diventa dannoso per la squadra. La partita di ieri lo dimostra, ha delle colpe su tutti i gol dell’Inter (nell’ultimo si fa saltare come un pivello da Vecino, azione che poi porterà all’angolo del rigore). Abbastanza inspiegabile il suo rendimento, certamente dovuto a qualcosa di sbagliato che è successo nella testa del giocatore. Forse al Milan non si sente più in discussione e non prova il bisogno di impegnarsi, forse è troppo preso dal suo ruolo da “leader” per curare le caratteristiche prettamente tecniche del suo apporto alla squadra, forse lo attanagliano problemi personali. Magari una partita in panchina potrebbe aiutarlo a ritornare sui giusti binari. In ogni caso, un difensore che non marca gli avversari è una piaga all’interno di una squadra, anche se si chiama Bonucci.

Marchiana e indelebile la firma di Bonucci sul derby di Milano.

Alfredo Montalto

Rispondi