Dreamers statunitensi

American dreamers

Trump e la guerra contro i Dreamers


Martedì lo sconvolgente annunciato di Trump nel voler abolire il “Deferred Action for Childhood Arrivals” (Daca) nel marzo 2018 programma promosso da Barack Obama. Il programma in questione, tutelava più di 800.000 giovani immigrati.
Il sogno dei Dreamer giungerà al termine probabilmente nel marzo del 2018.


In cosa consiste il programma Daca?

Il progetto promosso sotto la presidenza di Barack Obama nel 2012 prevede la tutela di bambini arrivati negli Usa da genitori illegalmente. Oltre alla tutela garantisce ai bambini di poter intraprendere un percorso di studi, di poter lavorare legalmente e il diritto temporaneo di vivere negli Stati Uniti.
I soggetti interessati al Daca devono innanzitutto possedere una fedina pulita, devono essere studenti o aver concluso un percorso scolastico o militare. Dopo questo controllo iniziale, l’espulsione viene rinviata di due anni in modo tale da dare la possibilità di un rinnovo e offrendo al soggetto servizi basici come ad esempio l’iscrizione ad un college o un permesso di lavoro.

Chi sono i Dreamers?

I Dreamers sono coloro a cui viene mirata la protezione, esattamente 787.580 persone sono state fin ora inserite in questo programma. Per poter fare richiesta è necessario avere un’età inferiore ai 31 anni e non essere in possesso di documenti che attestino una immigrazione legale. Inoltre, bisogna aver calpestato il suolo statunitense non oltre il 16esimo anno di età e averci vissuto a partire dal luglio 2007. I Dreamer che popolano di più le strade americane provengono dal Messico, El Salvador, Guatemala e Honduras, che si concentrano per lo più nel territorio californiano e in quello del Texas, Florida e New York.

I Dreamers e la fine del sogno americano

Il Presidente Trump nonostante abbia fatto intuire in diverse occasioni un ripensamento nell’interruzione del programma, ha invece poi rispettato un’altra delle sue promesse fatte in sede elettorali. Dichiarato incostituzionale il Daca è stato abrogato, così dichiarato dal ministro della giustizia Jeff Sessions. Il congresso ha sei mesi di tempi per formulare una nuova legislazione in materia. E, a motivare la scelta è l’Attorney General Sessions dichiarando che:” la nazione deve fissare e applicare un limite su quanti immigrati ammettiamo ogni anno, e ciò vuol dire che non tutti possono essere accettati”. Poi continua dicendo che:” con questo non vuol dire che queste sono cattive persone o che la nazione non li rispetta o li sminuisce in alcun modo. Vuol dire che stiamo applicando le nostre leggi nella maniera corretta, così come approvate dal Congresso”.
Non hanno tardato a farsi sentire però le contestazioni che, oltre al più ferreo dissenso da parte di Obama, definendo l’abolizione come crudele, anche Silicon Valley ha commentato la vicenda come sconvolgente e come un giorno triste. La protesta si è subito espansa e si è spostata fino alla Trump Tower e alla Casa Bianca in cui si sono riunite centinaia di persone tutte pronte a gridare ad alta voce il proprio disaccordo. Ma la protesta ha colpito anche il Consiglio peer la diversità in cui ne sono seguite subito le dimissioni di uno dei membri Javier Palomarez, presidente anche dalla Camera di commercio ispanico-americana, la più grande associazione imprenditoriale ispanica negli Usa.

“È un giorno triste per il nostro Paese“

Mark Zuckerberg esprime attraverso un breve ma coinciso post su Facebook il suo più totale dissenso all’abolizione del progetto, in cui scrive:” E’ un giorno triste per il nostro Paese. La decisione non è solo sbagliata. È particolarmente crudele offrire ‘il sogno americano’ a gente giovane, spingerla a uscire dall’ombra e fidarsi del nostro governo, e poi, punirla per questo”, il fondatore della piattaforma continuando a sostenere che questi giovani immigrati sono “amici” e “vicini” che hanno contribuito a migliorare l’economia e le comunità.

Anche Tim Cook si stringe alla protesta dei Dreamers con una lettera ai lavoratori Apple:“Sono profondamente sconvolto dal fatto che 800mila statunitensi, inclusi oltre 250 dei nostri colleghi di Apple, potrebbero essere espulsi dall’unico Paese che hanno chiamato casa.
Anche Sundar Pichai, ceo di Google, esprime il suo pieno disaccordo via twitter tramite un post:”i Dreamers sono nostri vicini, nostri amici e nostri compagni. Questa è casa loro, il Congresso deve agire ora per difendere il Daca”.
Anche il presindente di Microsoft, Brad Smith, ha intervenuto sul tema, dichiarandosi profondamente deluso e ribadendo che una legge che protegga i Dreamers è ora “un imperativo economico e una necessità umanitaria“.

Nonostante Trump avesse già annunciato in campagna elettorale l’intenzione di abrogare il Daca, definendo il piano come un’amnistia illegale, il Partito Repubblicano non sembra essere compatto, e pienamente d’accordo. Paul Ryan, portavoce della Casa Bianca ha espresso il più significativo dissenso, rispondendo alla domanda di un giornalista in via radio locale con:“Non credo che dovremmo farlo. Il Congresso sta lavorando a una nuova legge per preservare il programma”. Lunedì lo speaker è tornato sull’argomento:“Ci sono bambini che non conoscono altro Paese che gli Usa, che sono stati portati qui dai loro genitori e non hanno un’altra casa. E quindi penso davvero che sia necessaria una soluzione legislativa”.

Ma la sua non è una voce isolata, nel Gran Old Party sono diverse le voci contrarie, il senatore repubblicano dell’Oklahoma James Lankford ha appoggiato Ryan: “È giusto che ci siano conseguenze per chi intenzionalmente entra in questo Paese in modo illegale. Tuttavia, come americani, non possiamo ritenere i minori responsabili delle azioni dei propri genitori”.
Ileana Ros-Lehtinen, membro della Camera dei rappresentanti e repubblicana segue la stessa linea:“Trattare la questione i dreamers con un “cuore grande” non è quello che traspare dai piani del nostro presidente”, ha twittato, facendo riferimento a quando Trump aveva dichiarato di avere a big heart quando si trattava dei dreamers.

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